A Santa Maria Maggiore la messa per Francesco, Leone XIV: la sua memoria è viva
Benedetta Capelli – Città del Vaticano
Quella rosa bianca poggiata accanto al nome “Franciscus” è il segno di ciò che non appassisce, di ciò che non muore, è lì e ricorda che la vita eterna è luce fioca ma pur sempre luce, purezza ma soprattutto amore per un Padre che tanto ha donato al mondo, come ha ricordato proprio oggi Papa Leone XIV nel volo verso la Guinea Equatoriale. Sopra la tomba di Francesco nella Basilica di Santa Maria Maggiore c'è la riproduzione della croce pettorale che lo ha accompagnato per gran parte della vita, davanti è abbellita con fiori bianchi e gialli, la custodiscono le guardie svizzere e i gendarmi, da un anno è meta di pellegrinaggio e durante il Giubileo dei giovani in soli quattro giorni hanno sostato lì circa 100 mila persone.
Non sono certo i numeri a disegnare l’eredità di Francesco, è molto altro e con il tempo si fa più nitida la sua visione profetica di un mondo in continuo cambiamento, di una Chiesa che cammina ancora sul “Vangelo della misericordia”, scrive Papa Leone in un messaggio letto oggi, 21 aprile, durante la Messa celebrata nella Basilica di Santa Maria Maggiore, in cui ribadisce che "è viva nella Chiesa e nel mondo la sua memoria".
Una lapide per suggellare un legame d’amore
A Francesco che ha scelto questo luogo per la sepoltura, “nella terra, semplice, senza particolare decoro”, si consegnano preghiere e desideri e oggi, nel Dies Natalis, lo si ricorda con il Rosario guidato dall’arciprete della Basilica, il cardinale Rolandas Makrickas, a cui partecipa anche il vicario del Papa per la diocesi di Roma, il cardinale Baldo Reina. Nella cappella Paolina dove si prega, c’è la Madre, l’icona Salus Populi Romani, a cui Francesco affidava i suoi viaggi apostolici e che per 126 volte ha omaggiato. Nella Vergine riponeva i dolori e le preoccupazioni del mondo, a lei si è rivolto volendola accanto nel momento indimenticabile della preghiera in Piazza San Pietro, il 27 marzo 2020, quando la pandemia faceva più paura, isolava le persone nelle case e le cambiava profondamente.
Al termine della preghiera del Rosario, il cardinale arciprete ha svelato una lapide commemorativa, collocata sul lato destro della Cappella, per ricordare lo speciale legame tra Papa Francesco e la Salus Populi Romani. In latino la scritta: “Francesco Sommo Pontefice che sostò 126 volte in devota preghiera ai piedi della Salus Populi Romani per sua volontà riposa in questa Basilica Papale 21 aprile 2026 Primo anniversario della morte”.
Un ricordo vivo
È il cardinale Giovanni Battista Re, decano del Collegio Cardinalizio, a celebrare la Messa in ricordo di Francesco in una Basilica avvolta da una luce soffusa. “Ad un anno dal passaggio da questa terra alla casa del Padre – sottolinea il cardinale Re all’inizio della celebrazione – il ricordo vivo di Francesco è nei pensieri e nei cuori di tutti. Dall’africa il Papa si unisce a noi ed è spiritualmente presente con noi”. Tra i banchi ci sono anche i volti che Jorge Mario Bergoglio conosceva bene tra gli altri quello del cardinale Michael Czerny, prefetto del Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale, gesuita come lui.
La porta della Misericordia
Dopo la proclamazione del Vangelo, il cardinale Re dà lettura del messaggio di Papa Leone che, dall’Africa, ha voluto essere presente per ricordare il suo predecessore spentosi un anno fa “nel cuore della luce pasquale”, concludendo il suo viaggio terreno “in quella gioia del Vangelo che ha ispirato – scrive - una tra le più incisive sue Esortazioni Apostoliche”, Evangelii gaudium.
“La morte non è un muro, ma una porta che si spalanca sulla Misericordia che Papa Francesco ha instancabilmente annunciato”.
Discepolo-missionario
“È stato successore di Pietro e pastore della Chiesa universale – sottolinea il Papa - in un tempo che ha segnato e ancora sta segnando un cambiamento d’epoca, quel cambiamento di cui Egli è stato pienamente consapevole, offrendo a tutti noi una testimonianza coraggiosa, che rappresenta un significativo patrimonio per la Chiesa”.
Il suo magistero è stato vissuto da discepolo-missionario, come amava dire.
Capace di contagiare il cuore
Un discepolo fino alla fine perché “fedele al suo Battesimo e alla consacrazione nel ministero episcopale”; missionario che ha annunciato il Vangelo della misericordia “a tutti, a tutti, a tutti”.
I benefici suscitati dalla sua testimonianza di Pastore sollecito ha contagiato il cuore di tanta gente, sino agli estremi confini della terra, grazie anche ai pellegrinaggi apostolici e specialmente a quell'ultimo “viaggio” che è stata la sua malattia e la sua morte.
Il Vangelo e il linguaggio nuovo
Papa Leone sottolinea ancora che Francesco ha raccolto l’eredità del Concilio Vaticano II, spronando la Chiesa alla missione, invitandola ad essere “custode della speranza del mondo, appassionata per l’annuncio di quel Vangelo che è capace di dare a ogni vita pienezza e felicità”.
Ancora sentiamo risuonare le sue esortazioni, espresse con parole eloquenti, per rendere più comprensibile la lieta notizia: misericordia, pace, fratellanza, odore delle pecore, ospedale da campo e tante altre. Ognuna di queste espressioni ci riporta al Vangelo da Lui vissuto con un linguaggio nuovo che annuncia lo stesso Vangelo di sempre.
L’amore per Maria
Infine il Pontefice ricorda la profonda devozione di Papa Francesco a Maria, pellegrino a Roma omaggiando la Salus Populi Romani e pellegrino nel mondo visitando tanti santuari mariani.
La Vergine Maria, Madre della Chiesa, ci aiuti a essere in ogni circostanza apostoli infaticabili del suo divin Figlio e profeti del suo amore misericordioso.
Re: custodi dell’eredità di Francesco
Dopo aver concluso la lettura del messaggio papale, il cardinale Re si sofferma sulle parole di Leone che suonano come “un vibrante invito a custodire l'eredità spirituale del defunto Papa Francesco”, “eredità – prosegue il decano - riassunta, come abbiamo sentito, mediante alcune parole chiave tante volte pronunciate da Papa Francesco: la gioia del Vangelo, la misericordia (Dio non si stanca mai di perdonare), la pace, la fratellanza universale (siamo tutti fratelli), l'odore delle pecore, la Chiesa ospedale da campo, costruire ponti e non muri”. Insegnamenti che vanno custoditi e fatti fruttare. “Ci aiuti la Madre di Dio e Madre nostra, tanto amata e venerata dal defunto pontefice, che ha voluto essere sepolto in questo Santuario mariano”.
La speranza
Anche nelle intenzioni di preghiera viene ricordato Papa Francesco e in particolare modo l’annuncio del Vangelo che ha segnato la sua vita, nel ricordo dell’amore per i piccoli e per gli ultimi. La celebrazione si conclude con l’omaggio dei cardinali alla tomba del Pontefice argentino, l'arciprete della basilica liberiana Makrickas benedice e incensa la lapide, ricorda che “la speranza non delude”, “Spes non confundit”, come il titolo della Bolla di indizione del Giubileo. La speranza, cuore dell'Anno Santo che Papa Francesco ha aperto il 24 dicembre 2024, è oggi ancora di più quell’“ancora” che pur affondando nella sabbia ci fa restare attaccati alla vita e soprattutto a Cristo. Ed è forse questa l’eredità che non muore del Papa che “i fratelli cardinali" presero "alla fine del mondo”.
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