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Papa Leone tra gli orfani di Yaoundé: “Il vostro futuro è più grande delle vostre ferite”

Il Pontefice in Camerun, seconda tappa del viaggio apostolico in Africa, visita l’orfanotrofio Ngul Zamba che accoglie bimbi e giovani dai 18 mesi ai 20 anni. Alcuni abbandonati dalle famiglie, altri disabili o espulsi da istituti per reati o uso di droghe. Leone XIV guarda al passato difficile di questi giovani, ma infonde loro un messaggio di speranza: “Là dove può esserci miseria, sofferenza o ingiustizia, Dio è presente. Per Lui nessuno è straniero o dimenticato”

Salvatore Cernuzio – Inviato a Yaoundé

“Non siamo orfani… Noi siamo figli di Dio… La Chiesa è la nostra famiglia… Il Santo Padre è nostro padre”.

Non c’è auto-commiserazione ma speranza nel canto che i bambini dell’orfanotrofio di Yaoundé “Ngul Zamba” (alla lettera “La Forza di Dio”) dedicano a Leone XIV. Il Papa, a conclusione della prima giornata del viaggio apostolico in Camerun, ha voluto far seguire al consueto incontro istituzionale con il presidente e le autorità nel Palazzo Presidenziale, un momento pastorale per visitare questa struttura che ospita una sessantina di bambini e giovani di varie età: dai 3 ai 20 anni.

Ci sono ragazzini abbandonati, alunni esclusi da altri istituti per aver commesso reati o fatto uso di droghe e stupefacenti, e anche bimbi disabili. L’orfanotrofio vive, anzi, sopravvive grazie a donazioni e la “famiglia” che assiste bambini e ragazzi - responsabili, educatori, volontari e suore della Congregazione delle Figlie di Maria – lotta ogni giorno con difficoltà economiche e materiali, cercando di procurarsi cibo e beni di prima necessità.

LEGGI QUI IL TESTO INTEGRALE DEL SALUTO DI PAPA LEONE XIV

Il Papa nell'orfanotrofio Ngul Zamba
Il Papa nell'orfanotrofio Ngul Zamba   (@Vatican Media)

La grande famiglia di Dio

La visita del Papa è dunque il meglio che potevano aspettarsi queste persone, in termini di fede, incoraggiamento, consolazione. Sono parole di consolazione, infatti, quelle che Leone XIV pronuncia nel suo breve saluto in cui, dicendosi “felice” di entrare in questa “casa” dove viene accolto da cori e urla festanti. Qui, afferma Leone, Dio “vuole manifestarvi la sua tenerezza e stringervi al suo cuore, e anch’io desidero farlo, nel suo nome”.

In un mondo spesso segnato dall’indifferenza e dall’egoismo, questa casa ci ricorda che siamo tutti custodi dei nostri fratelli e delle nostre sorelle, e che, nella grande famiglia di Dio, nessuno è mai uno straniero o un dimenticato, per quanto piccolo possa essere

Il dolore e l'abbandono

Il Papa incoraggia la “fraternità” che si sperimenta a Ngul Zamba che “aiuta a portare insieme i pesi della vita”. Tante “le prove difficili” che, nonostante i pochi anni di vita, molti degli ospiti dell’orfanotrofio hanno dovuto affrontare: “Alcuni hanno conosciuto il dolore dell’assenza attraverso la perdita dei genitori o dei propri cari. Altri hanno sperimentato la paura, il rifiuto, l’abbandono, la mancanza, l’incertezza”.

Questo passato non deve però pregiudicare il presente, né tantomeno il futuro, dice il Papa: “Siete chiamati a un futuro più grande delle vostre ferite. Siete portatori di una promessa. Perché là dove può esserci miseria, sofferenza o ingiustizia, Dio è presente e conosce i vostri volti, vi è vicinissimi”.

Il Vangelo ci ricorda che Gesù aveva una speciale benevolenza per i bambini come voi, li metteva al centro. Sappiate che Lui guarda ognuno di voi, oggi, con lo stesso affetto.

Alcuni dei bambini ospiti di Ngul Zamba
Alcuni dei bambini ospiti di Ngul Zamba   (@Vatican Media)

Tenerezza

Da qui, la gratitudine a quanti accompagnano questi bambini: “La vostra premura ha il volto della misericordia divina. Attraverso di essa e la vostra dedizione, offrite ben più di un sostegno materiale: offrite a questi bambini una presenza, un ascolto, una famiglia, un futuro”. “Tramite voi – dice ancora il Pontefice agli operatori dell’orfanotrofio - si manifesta la tenerezza di Dio, una tenerezza fedele, che non viene meno nelle prove e non delude mai”.

Il saluto della superiora

Prima di Papa Leone, era stata madre Régine Cyrille Ngono Bounoungou, superiora generale delle Figlie di Maria – congregazione in missione in otto Paesi dell’Africa -, a farsi portavoce della gioia per l’“onore indescrivibile” di accogliere il Papa. “Varcando la soglia di questa casa, Santo Padre, viene incontro a questi volti che sono, per noi, il riflesso più puro del Cristo sofferente e pieno di speranza. Questi bambini, che la vita ha messo alla prova precocemente, vedono in lei non solo il Successore di Pietro, ma anche un padre la cui presenza porta la luce e il conforto”, afferma. La suora spiega anche il senso e la dinamica di questa azione di cura e accoglienza per minori privi di sostegno familiare: non solo garantire vitto e alloggio, ma anche il lavoro per offrire “un’educazione integrale”, “una struttura sanitaria” e “il calore di un focolare cristiano”. “La nostra missione, ereditata dai nostri fondatori, è di vegliare sulla loro crescita fisica, morale e spirituale, affinché ogni bambino qui presente si sappia amato da Dio e chiamato a un futuro di pace”, evidenzia madre Régine. “La nostra sfida è quella di fare di ogni bambino un cittadino responsabile e un cristiano luminoso, capace di trasformare la società di domani attraverso l’amore che ha ricevuto”.

Testimonianze

Toccante l’intervento di Panthaléon Patrice Etogo, ex alunno di Ngul-Zamba e oggi insegnante/educatore. “La struttura che l’accoglie oggi è un’opera al servizio dei poveri e dei bambini. S’ispira alla convinzione cristiana secondo la quale in ogni anima risiede la forza di costruire il bene per l’altro. Essa ha come obiettivo educare il bambino sostenendo la famiglia, affinché si realizzi come persona”, dice al Papa. E, raccontando la sua storia, spiega che oggi come insegnante cerca di trasmettere una “educazione positiva: si ascolta, si segue e si consiglia”. “Educare rivolgendo agli alunni uno sguardo benevolo, comprensivo, senza giudicare, sperando che si sentano a loro agio e vegliando affinché sia così”, afferma. “Nonostante le sfide che la struttura deve affrontare, soprattutto in termini di risorse, noi insegnanti siamo convinti che la nostra fede e la nostra determinazione ci permetteranno di superare questi ostacoli”. Parole rilanciate da Christine Awulbe, cuoca dell’orfanotrofio, che al Papa dice: “La sua visita e la sua presenza in questo luogo ci commuovono profondamente e ci ispirano ancora di più a proseguire la nostra missione con fede, amore e dedizione”.

Doni e canti

Numerosi i doni consegnati al Pontefice al termine della visita: una scultura artigianale in legno, un libro, una stola. Da parte sua, una statua di San Giuseppe, un “papà” che da oggi protegge questi bambini. Infine un altro canto, accompagnato da cenni di passi di danza e il battito delle mani, dedicato alla Madonna. Un ritmo così coinvolgente che anche Papa Leone canta e applaude insieme ai presenti. All’uscita un bagno di folla con la fila di suore e bambini che seguono il Papa ballando in processione e centinaia di persone fuori dal cancello, arrampicati pure sui muretti ad esprimere quell’entusiasmo di cui solo il popolo africano è capace.

Guarda il video integrale della visita di Papa Leone XIV all'orfanotrofio di Ngul Zamba

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15 aprile 2026, 19:50