Leone XIV in Guinea Equatoriale, un Paese che chiede consolazione

La nazione dell’Africa centrale, ultima tappa del viaggio nel continente, accoglie il Papa con la speranza di ricevere un incoraggiamento per far fronte alla diffusa povertà, alla emarginazione e per essere confermato nella fede

Francesca Sabatinelli – Inviata a Malabo

Per molti il ricordo di una visita papale è sbiadito. Era il 1982, san Giovanni Paolo II arrivava in Guinea Equatoriale per un viaggio apostolico perlopiù seguito, dalla maggioranza della popolazione, attraverso la radio. Molti dei ragazzini di allora, oggi il Pontefice lo potranno incontrare dal vivo, “in carne e ossa”, si sente ripetere, percependo l’attesa di tutti che il suo messaggio sia di speranza e una grande benedizione per il popolo.

Una ricchezza per pochi

L’arrivo di Leone XIV, ultimo scalo dopo Algeria, Camerun e Angola, è di consolazione, la popolazione ha bisogno di sentirlo vicino, aspetta da lui una parola che possa confortare e incoraggiare di fronte alle gravi problematiche che il Paese vive. Tra i più piccoli Paesi dell’Africa, la Guinea Equatoriale è però tra i principali produttori di petrolio e di gas del Golfo di Guinea, a partire dal 1996, anno in cui furono scoperte enormi riserve, che lo portò a posizionarsi appena sotto i Paesi colosso della produzione. La Guinea Equatoriale è l’unico Paese africano di lingua spagnola, eredità del colonialismo e, soprattutto, ha il Pil pro capite tra i più elevati del continente, aspetto che però non riguarda la maggioranza della popolazione, che vive in condizioni di estrema povertà e di emarginazione, con meno di un dollaro al giorno, nonostante l’abbondanza di petrolio che genera ricchezza per un gruppo ristretto. Ad indicarlo è l'indice di Sviluppo Umano dell'Onu, che colloca il Paese al 133° posto su 193.

Le vie di Malabo
Le vie di Malabo

Le tensioni sociali

Si vive dunque in un contesto economico e politico che genera non poche tensioni, con evidenti problematiche legate alla disuguaglianza sociale e ad un divario di ricchezza che risaltano immediatamente circolando per Malabo, l’ ex capitale, sull’isola di Bioko, la cui periferia, al pari dei villaggi, è costellata di baracche di lamiera e case fatiscenti che contrastano con l’immagine che rimanda il Paseo Marìtimo, il lungomare della città, luogo di passeggio per i pochi abitanti che si incontrano, parte dei due milioni di cittadini che si contano in tutto il Paese. Dal 2 gennaio scorso, Malabo è stata sostituita da Ciudad de la Paz, sulla parte continentale del Paese, pensata per essere il centro amministrativo, voluta dal presidente Teodoro Obiang Nguema Mbasogo, in carica ininterrottamente dal 1979 che, dopo Giovani Paolo II, riceverà Leone XIV.

Il Paseo Marìtimo
Il Paseo Marìtimo

La forza della preghiera

“Respiriamo perché lo vuole Dio”, si sente dire per le strade di Malabo, perché per tutto il resto i cittadini non si aspettano molto. Povertà, ingiustizia sociale, assoluta rassegnazione, deteriorano questo Paese, che ha visto la vigilia dell’arrivo del Papa offuscata dalla notizia della improvvisa morte, lo scorso 17 aprile, del Vicario generale dell’arcidiocesi di Malabo, monsignor Fortunato Nsue Esono, una scomparsa che ha lasciato tutti sgomenti e increduli. Qui abbiamo molte sfide da affrontare - indica padre José Ndong, vicario episcopale per la pastorale di Malabo - e tutti sono molto interessati a sentire cosa il Papa dirà. La sua presenza darà la forza per continuare ad essere i cristiani che siamo”, perché tra i problemi che la Chiesa si trova ad affrontare ci sono anche quello creato dall’aspetto tribale, che è elemento di divisione, e quello legato al proliferare delle sette, “che si stanno insediando – spiega Ndong – e che stanno confondendo i fedeli, sebbene da cristiani quali siamo, sappiamo mantenerci saldi con la preghiera”.

Fedeli nella cattedrale di Santa Elisabetta (Catedral de Santa Isabel de Malabo)]
Fedeli nella cattedrale di Santa Elisabetta (Catedral de Santa Isabel de Malabo)]

Una fede da confermare

Gli equatoguineani sono ferventi cattolici, che frequentano la messa e che si dedicano alla preghiera ma, spiega don Alberto Nguema Obama, cancelliere della arcidiocesi, “ciò sul quale noi stiamo lavorando è far sì che la fede arrivi in profondità, raggiungendo una adesione totale e sincera, tanto da far abbandonare determinate pratiche”, in un Paese dove magia e superstizione sono estremamente radicate e presenti anche nella popolazione cattolica. “Dobbiamo lavorare su questo – prosegue don Obama – portare il Vangelo alle persone per far abbandonare le pratiche” che per molti costituiscono una soluzione a quello che accade: “Le persone vogliono le risposte immediate, ma devono avere pazienza, perché è la fede che le fornisce”.

Don Alberto Nguema Obama

Il campus universitario

Il popolo, dalla visita del Papa, si aspetta soprattutto di ricevere l’incoraggiamento spirituale e la possibilità di vivere con lui un momento di comunione, spiega Francesco Nzé, membro del comitato economico della diocesi di Malabo, che sottolinea l’importanza della visita del Papa al nuovo campus dell’Università nazionale della Guinea che, in suo onore, sarà ribattezzato Campus universitario Papa Leone XIV. “Il fatto stesso che sia lui a inaugurarlo – sottolinea – è davvero significativo e di buon auspicio per il futuro di questo campus e dei giovani, per il futuro del nostro Paese, soprattutto in termini di sviluppo”. Nzé indica poi i progressi compiuti dalla Guinea Equatoriale in termini di istruzione, con settemila diplomati ogni anno, contro i 100 degli anni ‘80 e ’90. Ragazzi costretti poi a misurarsi con l’assoluta mancanza di lavoro, diventando fonte di grande preoccupazione anche per la Chiesa.

Il campus universitario Papa Leone XIV
Il campus universitario Papa Leone XIV

Un rinnovamento morale

Mantenere viva la speranza e non perdere la fede è ciò che più di tutto si desidera da questa visita di Leone XIV, sperando che i problemi che si stanno affrontando, e che stanno facendo soffrire, possano lasciare spazio ad un rinnovamento morale e sociale, con la preghiera che il messaggio del Papa, che dovrà essere accolto e custodito, possa dare la forza di continuare ad essere cristiani e di vivere in modo più convinto la fede.

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21 aprile 2026, 07:38