Quel filo resistente di gioia. Il libro "Padre", un ritratto inedito di Papa Francesco
di Lucio Brunelli
Insieme con un drappello di bravi colleghi, Salvatore Cernuzio segue l’attività quotidiana del Papa per conto di Vatican News e L’Osservatore Romano. È il suo mestiere raccontare ciò che dicono e fanno i successori dell’apostolo Pietro. E lo fa molto bene. Seguendo Francesco però è successo che Salvatore diventasse anche amico di Jorge Mario Bergoglio. Così intimo che fu una delle pochissime persone ammesse nella stanza del Papa nei suoi ultimi giorni. Tutto cominciò cinque anni fa, e in realtà a quel tempo Salvatore lavorava ancora per un quotidiano laico, La Stampa di Torino. Inviato sul volo papale per seguire il viaggio in Iraq, ebbe l’impulso di scrivergli una lettera personale che riuscì a consegnargli sull’aereo. A viaggio finito il Papa lo chiamò al telefono e da allora iniziò una frequentazione informale, fatta di conversazioni su temi seri ma anche di tante battute scherzose e tanto affetto del Papa per questo giovane papà, per sua moglie e i loro bambini (Salvatore ha solo 38 anni ma è già padre 4 figli!).
A un anno dalla morte di Francesco, Cernuzio ha voluto raccontare questa amicizia sorprendente e discreta in un libro, Padre, edito da Piemme. Lo presenta come «un atto di gratitudine» verso un Papa che gli è diventato, un po’, anche padre, appunto. Queste pagine ci mostrano un volto privato di Bergoglio, con una fila emozionante e divertente, insieme, di episodi inediti. Si sentiva libero, il Papa, con Salvatore di commentare persino i video esilaranti dell’ex presidente della regione Campania, Vincenzo De Luca, dedicati alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni. Libero anche di scherzare sul “totopapa” che già infuriava sui giornali. Cernuzio non censura nulla ma il tono, certo, non è quello del pettegolezzo vaticano: il libro racconta l’uomo Bergoglio, le attenzioni di cui era capace, la sua straordinaria sensibilità, la sua fede. Senza farne un santino, che avrebbe fatto inorridire, per primo, proprio il papa argentino.
L’autore riferisce anche una battuta, una sola, di Bergoglio sul suo successore: «un santo». Espressione che Salvatore, quando l’ascolta in un colloquio a Santa Marta (ovviamente senza immaginare che il cardinale Prevost sarebbe un giorno diventato Papa), intende nel senso di un uomo di Dio capace di grande pazienza e capacità di sopportazione, che antepone a tutto il bene superiore delle anime e l’unità della Chiesa.
L’umorismo di Bergoglio è ormai noto, uno dei tratti che più hanno impressionato lo scrittore agnostico Javier Cercas. Quando incontrava il Papa, Salvatore, di origini calabresi, si presentava sempre con un piccolo pensiero; il più gradito era il gelato di una pasticceria argentina. «Hai bussato con i piedi?» scherzava Bergoglio, alludendo al fatto che i calabresi quando fanno le visite hanno tutte e due le mani occupate da regali e pietanze varie. Ovviamente non si scherzava soltanto.
C’è la conferma, nelle conversazioni raccontate nel libro, del desiderio di Francesco di recarsi di persona a Gaza, nella parrocchia di padre Gabriel che ogni sera sentiva al telefono, tra le macerie provocate dai bombardamenti israeliani. Cernuzio riferisce anche di un altro desiderio incompiuto di Francesco: un viaggio a Cutro, dove il naufragio di un barcone nel 2023 causò la morte di 94 immigrati. Cutro è vicino a Crotone, la città natale di Cernuzio. Il giornalista fu inviato sul luogo di quella tragedia. Raccolse dei pezzi di legno del barcone, ci realizzò una croce e la portò al Papa. Francesco la mise nella sua stanza, accanto alla croce fatta con i barconi di Lampedusa.
Poi ci sono le pagine dedicate agli ultimi incontri con il Papa. Nella stanza del Gemelli e successivamente a Santa Marta, il 16 aprile. Le pagine più dolorose. Ci sono le lacrime, tante, di Salvatore ma, anche nelle circostanze più drammatiche, un Papa che non perde la sua pace e quel filo resistente di gioia, derivante dalla preghiera e dall’affidarsi tutto al Buon Dio. Non sveliamo altri particolari. Il libro si legge agevolmente: mai retorico, asciutto e delicato, alla fine lascia nel credente il sentimento dell’unicità meravigliosa della storia della Chiesa. Mirabilia Dei, sono le Sue meraviglie sensibili a persuaderci che il buon Dio è vivo, ed opera ancora oggi, davvero.
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