Le suore dell’Orfanotrofio Ngul Zamba: il Papa porterà giustizia per i nostri figli

La Congregazione delle Figlie di Maria di Yaoundé, che accoglie bambini e ragazzi poveri, abbandonati dalle loro famiglie, aspetta l’arrivo di Leone XIV. La superiora generale: “La sua visita è una grazia per tutti, la sua benedizione sosterrà il nostro impegno a far diventare questi bambini cristiani convinti”

Francesca Sabatinelli - inviata a Yaoundé

Sono piccoli, in alcuni casi piccolissimi, ma tutti coinvolti e attivi nella gestione della casa per l’arrivo di Leone XIV. I bambini e ragazzi dell’Orfanotrofio Ngul Zamba sono in fermento, increduli che il Papa abbia scelto proprio il loro istituto per incontrarli, conoscerli, e sentire le loro parole. Sono tutti figli della Congregazione delle Figlie di Maria di Yaoundé, ragazzini orfani, ma anche indigenti, senza una famiglia stabile.

L'Orfanotrofio Ngul Zamba
L'Orfanotrofio Ngul Zamba

La benedizione del Papa

“Accogliamo bambini trovati per strada, bambini rifiutati, a volte i servizi sociali li prendono in custodia e ce li portano, anche da neonati, e anche in questo caso ce ne prendiamo cura”, spiega la Superiora Generale della Congregazione, madre Régine Cyrille Ngono Bounoungou. “Non avremo mai immaginato che il Papa sarebbe venuto fin qui, a trovarci. I piccoli sono i nostri figli, i poveri. Il suo arrivo è una grazia immensa per tutti, avremo la sua benedizione, questo aiuterà veramente il nostro lavoro, affinché noi si possa garantire che questi bambini possano diventare, domani, cristiani convinti”

L'Orfanotrofio Ngul Zamba
L'Orfanotrofio Ngul Zamba

La nascita dell’Orfanotrofio

L’Orfanotrofio nasce a cavallo tra il 1982 e il 1983 per volontà di suor Marie Bernard Ekoumou, della Congregazione delle figlie di Maria di Yaoundé, nella zona di Ngoa-Ekelle della capitale,  conosciuta per essere una degradata e ad alto rischio.  La sua intuizione, quella di offrire un riparo ai bambini più poveri e abbandonati, ebbe subito l’approvazione della Superiora, da allora l’istituto non ha mai smesso di accogliere i più fragili. Oggi è la struttura principale del Centro Comunitario dell’Infanzia, che ne ospita altre due, il gruppo scolastico bilingue Santa Famiglia e il Collegio Santa Famiglia, creati dalla Congregazione per poter fornire una istruzione agli orfani.

L'Orfanotrofio Ngul Zamba
L'Orfanotrofio Ngul Zamba

L’importanza dell’aiuto

I bimbi e ragazzi, che vanno dai tre ai 18 anni, sono in totale 64, divisi in due strutture diverse per ragioni di spazio. Per tutti loro c’è un letto, ma è difficile riuscire a nutrirli, permettere loro di mangiare carne almeno una volta a settimana, poterli vestire e, soprattutto, curarli perché i bambini accedono all’ospedale, ma le cure sono costose, interamente a carico della Congregazione, e la malaria, così come le malattie gastrointestinali, sono diffuse. “Non abbiamo una fonte di aiuto affidabile, qualcuno su cui si possa contare – spiega suor Régine Cyrille – ci sono persone di buona volontà che vengono sporadicamente a portare dell’aiuto, magari con un sacco di riso, con del sapone, e così via, ma non abbiamo un sostegno reale e costante, solo quello della nostra comunità. Ora abbiamo l’opportunità di sensibilizzare le persone sulla situazione dei bambini nel bisogno, che hanno iniziato a soffrire fin dalla più tenera età, quando sono stati rifiutati dai genitori. È tanto dura crescere sapendo di essere stati trovati nudi in mezzo alla spazzatura, sapendo di essere stati respinti dai propri genitori. Tanto che dobbiamo essere con loro, accanto a loro, ogni giorno, in ogni momento, per far capire loro che nonostante il rifiuto subito noi siamo qui per aiutarli a crescere. E questo dà a noi la forza di continuare”.

L'Orfanotrofio Ngul Zamba
L'Orfanotrofio Ngul Zamba

Giustizia e riconciliazione

La speranza risiede ora nella benedizione del Papa. “Ci aiuterà a riprenderci – aggiunge suor Thècle-Juliette Mbia, la consigliera generale – e questo non riguarda solo il nostro orfanotrofio, che è una parte di tutto il nostro Paese. La nostra speranza è che il Santo Padre porti giustizia e riconciliazione per i nostri figli, la benedizione affinché possano avere uno sviluppo spirituale, materiale, intellettuale e morale. Noi tutti abbiamo bisogno della sua grazia”.

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15 aprile 2026, 13:27