Il Papa al monumento commemorativo delle vittime dell’esplosione del 7 marzo Il Papa al monumento commemorativo delle vittime dell’esplosione del 7 marzo

A Bata la preghiera del Papa per le vittime dell’esplosione del marzo 2021

Nella sua penultima giornata di visita in Guinea Equatoriale, Leone XIV si è raccolto in un momento di raccoglimento silenzioso davanti al monumento dedicato ai morti e feriti della deflagrazione che uccise oltre cento persone ferendone più di 600

Francesca Sabatinelli – Inviata a Bata

L’emozione del ricordo, il momento della preghiera e del raccoglimento, dedicato a chi il 7 marzo di cinque anni fa perse la vita per un tragico destino. Leone XIV a Bata, città costiera e popolosa, capitale economica della Guinea Equatoriale, ha reso omaggio al monumento che celebra sofferenza e sacrificio delle vittime dell’esplosione nella base militare di Nkoantoma, nel 2021, che provocò almeno 107 morti e oltre 600 i feriti. Solo alcuni istanti di raccoglimento a motivo della pioggia battente che ha colpito la città durante la visita nel locale penitenziario.

La preghiera del Papa 

Il Papa è sceso dall'auto si è raccolto in preghiera silenziosa, a mani giunte e capo chino. Poi ha impartito la sua benedizione in questo luogo che testimonia le cicatrici mai rimarginate di una tragedia di cui ancora non si conoscono le cause reali, ma solo supposizioni, come quella da parte governativa, secondo la quale all’origine delle cinque grandi esplosioni ci siano stati gli incendi appiccati dai contadini nei campi limitrofi. Di qui la propagazione delle fiamme alla dinamite e alle munizioni negligentemente, disse allora la presidenza, stoccate all’interno della caserma, situata in prossimità di case popolari, andate distrutte dalle deflagrazioni. Simile sorte spettò al resto della città, gravemente colpita dall’onda d’urto delle detonazioni. Ricostruzione e memoria hanno caratterizzato in questi anni la città, che non dimentica la tragedia, amplificata dalla impreparazione dei servizi di intervento e del sistema sanitario che non riuscì a far fronte all’alto numero di feriti.

Devastazione e aiuto

Una distesa di macerie apparve agli occhi dei soccorritori, immagini satellitari che fecero il giro del mondo, assieme alla disperata richiesta di aiuto di chi, in pochi minuti, perse ogni traccia della sua vita. Fondamentale fu l’intervento di molti religiosi e religiose che, sin dall’inizio, soccorsero gli sfollati, circa un migliaio. Parrocchie e scuole cattoliche in quei momenti offrirono immediatamente accoglienza a decine di famiglie. 

Bata e Beirut

L’esplosione di Bata seguì di pochi mesi quella al porto di Beirut, del 4 agosto del 2020, due eventi che presentarono da subito terribili analogie, come la drammatica incuria nella gestione di materiali esplosivi in zone abitate e il numero impressionante di morti e feriti.

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22 aprile 2026, 18:55