Il Papa all'arcivescovo di Canterbury: oltre le divisioni per essere testimoni di pace
Antonella Palermo - Città del Vaticano
Uniti per proclamare la pace in un mondo dilaniato dai conflitti. Leone riceve in Vaticano, nel solco della tradizione di incontri tra gli arcivescovi di Canterbury e i Vescovi di Roma, Sua Grazia Sarah Mullally, massima autorità spirituale della Chiesa anglicana, che il 25 marzo scorso si è insediata ufficialmente. Sono passati sessant'anni da quello che definisce "memorabile incontro tra San Paolo VI e l’arcivescovo Michael Ramsey" (la Primate anglicana si è recata in preghiera presso la Tomba di San Paolo nella Basilica di San Paolo fuori le Mura, luogo della firma nel 1966 della Dichiarazione Congiunta) e la strada verso relazioni sempre più strette e concentrate sugli sforzi comuni per dire "no" alle guerre nel mondo è avvertita quanto mai ineludibile. Sarebbe uno "scandalo", dice il Papa, non impegnarsi per superare le differenze, "per quanto possano sembrare insormontabili".
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L'udienza in Vaticano, si legge sul sito del Centro anglicano di Roma, si propone di approfondire i legami di comunione, affermare una testimonianza condivisa e incoraggiare una collaborazione continua sia a livello globale che locale. Avviene nell'ambito di un pellegrinaggio a Roma di quattro giorni con incontri i funzionari del Dicastero per il Servizio dell'Unità dei Cristiani, la visita ai Musei Vaticani, la visita anche alle basiliche di san Giovanni in Laterano e a Santa Maria Maggiore. Nella delegazione della Primate anglicana, c'è anche monsignor Richard Moth, arcivescovo cattolico romano di Westminster.
Testimoniare la pace disarmata di Cristo
Tra i presenti all'udienza c'è il direttore del Centro anglicano a Roma, il vescovo Anthony Ball, che questa sera - nella funzione con canti corali presso la chiesa di Sant'Ignazio di Loyola - sarà nominato Rappresentante dell'Arcivescovo presso la Santa Sede. L'incontro, che si svolge nel pieno del tempo di Pasqua, offre al Pontefice di ribadire la necessità di essere messaggeri della pace del Risorto, una pace, precisa, "disarmata" perché "egli ha sempre risposto alla violenza e all’aggressione in modo disarmato, invitandoci a fare altrettanto". È semplicemente guardando a Cristo che i cristiani, è l'auspicio del Successore di Pietro, devono "rendere insieme una testimonianza profetica e umile di questa realtà profonda". Riecheggia in maniera esplicita lo stesso motto episcopale scelto da Leone XIV e confermato per il proprio ministero petrino e riecheggiano ampiamente anche le parole del suo Messaggio per la Giornata mondiale per la Pace.
Rimuovere ogni pietra di inciampo
Consapevole della necessità dell’unità che rende l'evangelizzazione "più feconda", il Papa guarda alle ferite dell'oggi, in varie regioni del pianeta, e richiama ad avere a cuore costantemente questo presupposto che è al tempo stesso un obiettivo.
Mentre il nostro mondo sofferente ha un profondo bisogno della pace di Cristo, le divisioni tra i cristiani indeboliscono la nostra capacità di essere efficaci portatori di quella pace. Se vogliamo che il mondo accolga a cuore la nostra predicazione, dobbiamo essere costanti nelle nostre preghiere e nei nostri sforzi per rimuovere qualsiasi pietra di inciampo che ostacoli la proclamazione del Vangelo.
Proclamare Cristo superando le sfide sulle questioni divisive
Riferendosi nel suo discorso all'arcivescovo di Canterbury agli aspetti che permangono fonte di divisione, il Pontefice afferma: "Non dobbiamo permettere a queste sfide costanti di impedirci di cogliere ogni occasione possibile per proclamare insieme Cristo al mondo". E osserva:
Certamente questo cammino ecumenico è stato complesso. Sebbene siano stati compiuti molti progressi su questioni storicamente divisive, negli ultimi decenni sono sorti nuovi problemi, rendendo il cammino verso la piena comunione più difficile da discernere. So che anche la Comunione anglicana sta affrontando molte delle stesse questioni al presente.
Scandalo sarebbe non lavorare per superare le differenze
Leone XIV riprende, conferma e completa, infine, quanto già il suo predecessore Francesco disse ai Primati della Comunione Anglicana nel 2024, parlando di "scandalo" se le divisioni minassero la conoscenza a tutti del Vangelo. Oggi, il Papa usa la medesima parola:
Da parte mia, aggiungo che sarebbe uno scandalo anche se non continuassimo a lavorare per superare le nostre differenze, per quanto possano sembrare insormontabili.
Mullally: di fronte alla violenza disumana, lavorare per il bene comune
"Nel mondo di oggi, siamo chiamati a vivere e predicare il Vangelo con rinnovata chiarezza", sono le parole che l'arcivescovo ha pronunciato di fronte al Papa. "Di fronte a una violenza disumana, a profonde divisioni e a rapidi cambiamenti sociali, dobbiamo continuare a raccontare una storia di speranza: che ogni vita umana ha un valore infinito perché siamo figli preziosi di Dio; che la famiglia umana è chiamata a vivere come fratelli e sorelle; che dobbiamo quindi lavorare insieme per il bene comune, costruendo sempre ponti, mai muri; che i più poveri tra noi sono i più vicini al cuore di Dio; e che le forze della morte sono vinte dalla vita risorta di Cristo. Questa è la visione di Gesù Cristo: è su questa che dobbiamo fissare lo sguardo negli anni a venire". La Primate anglicana si compiace del recente viaggio apostolico del Papa in Africa "pieno di vita e di gioia. Il mondo aveva bisogno di questo messaggio in questo momento: grazie". Anche per Mullally è vicino, a luglio, una missione nel continente africano, in Ghana e Camerun. Stare accanto agli altri "nella loro sofferenza e tristezza, ma anche nella loro guarigione e gioia", è l'impegno che oggi l'arcivescovo rinnova.
Al cardinale Newman, Dottore della Chiesa, figura importante nel dialogo anglicano-cattolico, è ispirato uno dei doni consegnati al Pontefice: una copia d'epoca (1910) de "Il sogno di Gerontius". Un altro omaggio è un retablo peruviano raffigurante la scena della Natività e, come gesto radicato nella vita quotidiana, viene offerto un vasetto di miele di Lambeth Palace. Il pellegrinaggio dell'arcivescovo si concluderà domani con le visite al Centro per rifugiati Joel Nafuma (JNRC) presso la basilica di San Paolo entro le Mura e ai progetti gestiti dalla Comunità di Sant'Egidio. L'omelia di stasera a Sant'Ignazio sarà tenuta dal cardinale Luis Antonio Tagle, Pro-Prefetto del Dicastero per l'Evangelizzazione.
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