Il vescovo missionario Cesare Bonivento, per decenni in Papua Nuova Guinea e ora in Camerun Il vescovo missionario Cesare Bonivento, per decenni in Papua Nuova Guinea e ora in Camerun

Il vescovo missionario in Camerun: l’Africa soffre ma la Chiesa fiorisce. Il futuro è qui

Per oltre quarant’anni in missione per il Pime in Papua Nuova Guinea, poi vescovo di Vanimo, monsignor Cesare Bonivento, a 85 anni aveva altri programmi per la sua vita fino al “calcio” di Papa Francesco: “Mi ha detto di non perdere la missionarietà”. E una settimana fa è stato inviato in Camerun, dove ora accoglie Leone XIV: “Un Papa grandioso, semplice, dalla potenza enorme, non come i politici ma perché sostenuto da Cristo”

Salvatore Cernuzio – Inviato a Yaoundé

In Camerun c’è da lunedì scorso, una settimana prima che arrivasse Papa Leone. Per 45 anni però è stato missionario del Pime e poi vescovo in Papua Nuova Guinea, esattamente a Vanimo, cittadina ai confini con l’Indonesia e dall’altra parte del mondo. “Poi Papa Francesco un giorno mi ha dato un calcio”. Cioè? “Mi sono presentato e gli ho detto che sono un vescovo emerito. ‘Emerito? Il vescovo emerito non vuol dire che il vescovo non deve fare più niente – mi ha detto - non avrà più la responsabilità della sua diocesi, ma come missionario deve andare avanti’. Mi ha messo in crisi…”. Originario del Veneto, 85 anni, la verve di un ragazzino, i modi spicci e affabili, al collo una croce pettorale fatta di legno e conchiglie di manifattura papuana, Bonivento è uno dei vescovi che accoglie in questi giorni Leone XIV per la sua visita apostolica. “Eh ma io, sa, oggi non volevo neanche presentarmi perché non ero vestito come gli altri vescovi. Invece Papa Leone mi ha visto, sono stato l’ultimo a salutarlo, mi ha dato la mano e mi ha anche domandato alcune cose. È stato gentilissimo”.

Ascolta l'intervista al vescovo missionario Cesare Bonivento

Dalla Papua Nuova Guinea all'India al Camerun

Ancora deve abituarsi, il presule, a questo ennesimo trasferimento della sua vita. Tutta “colpa” di Francesco: “È stato grande! Nel 2019 mi ha proprio spinto, io avevo già dei programmi, il mio superiore mi aveva dato una destinazione, ma lui mi ha spinto e ha detto che non devo rinunciare al concetto della missionarietà. E allora mi ha mandato quasi con un calcio. È stato bravo”. E dove l’ha mandata? “A disposizione del mio superiore! Che poi mi ha inviato in tutto il mondo. Dove era possibile andare? In India. E allora sono andato in India, c’ero stato già parecchie volte, però non si poteva restare permanentemente. Infatti hanno tolto il visto e sono rimasto ‘a terra’. Alla fine sono venuto qui in Camerun e spero di fermarmi definitivamente”.

"L'Africa cara a Gesù perché lo ha accolto come rifugiato"

A Yaoundé, Bonivento ha iniziato a dedicarsi alla formazione dei seminaristi. Poi studia, legge e scrive libri. Uno degli ultimi uscirà il prossimo mese sul tema del celibato sacerdotale. Soprattutto, da una settimana a questa parte, il vescovo si sta immergendo sempre di più nel tessuto sociale ed ecclesiale di quest’Africa che ora è la sua casa: “L’Africa è carissima alla Chiesa. Anche se ha avuto dei momenti difficili, è carissima perché è stata carissima per Gesù che ha accolto come rifugiato. Non bisogna mai dimenticare questo fatto! Il Signore ha scelto l’Africa come suo rifugio e Lui non la può dimenticare. Poi l’Africa ha avuto in questi ultimi due secoli una fioritura che è fantastica e una solidità anche di dottrina”.

Il futuro della Chiesa

Bonivento ne è convinto: “Il futuro della Chiesa è l’Africa! Senza sminuire la presenza della Chiesa in Europa, che adesso sta crescendo… Ma in Africa c’è una fioritura enorme. Siamo ancora all’inizio, con la sorpresa di tanti che pensavano che la Chiesa fosse ormai finita”. Certo, la Chiesa in Africa oggi “soffre”: “Migliaia, centinaia di migliaia di martiri” ma proprio “le persecuzioni creano i cristiani”.

Le speranze per la visita di Leone XIV

Guardando al futuro più imminente, il vescovo ha tante aspettative per la visita di Leone XIV che, afferma, “capita in un momento in cui il mondo vive una crisi tremenda. E sta scoprendo che proprio la soluzione di questa crisi sta nella Chiesa cattolica”. “Il Papa – aggiunge - è grandioso, semplice, ha una potenza enorme ma non come Trump… Neanche per sogno! Ha potenza perché è sostenuto da Cristo. Non è una persona comune, è rappresentante di Cristo in terra. E lui viene qui, in Camerun, oggi, mentre il mondo sta cambiando. Viene in momenti che si pensavano fossero di crisi profonda, mentre si rivela l’inizio di un capovolgimento della situazione, con un apprezzamento sempre più forte di quello che la Chiesa sta facendo”.

L’Africa intera tutto questo “lo sente”: “Ora si dispone sempre di più a far parte completamente dell'identità cristiana, cosa che non avverrà senza difficoltà. Anzi, aumenteranno sempre di più, come anche la testimonianza degli africani che sarà sempre più bella. È una fioritura anche di sofferenza. Ma la sofferenza, come il parto, genera la vita. C’è poco da fare, è così”.

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15 aprile 2026, 20:58