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Il Papa nella prigione di Bata tra i detenuti sotto la pioggia: “Dio non vi abbandonerà mai”

Leone XIV, in visita nella città costiera della Guinea Equatoriale, visita il carcere che ospita uomini e donne che scontano una pena o sono in stato di custodia cautelare. Il Pontefice chiede di accompagnare i reclusi "in un percorso di reinserimento e ricostruzione”. Poi esorta: “Il passato non vi rubi la speranza del futuro”. Un diluvio si abbatte sulla prigione con i detenuti che continuano a ballare e cantare e gridare: "Libertà! Libertà!"

Salvatore Cernuzio – Inviato a Bata

Una goccia, poi due, tre, quattro. Sempre più veloci. Una bomba d’acqua. L’odore di fogna e di urina che ristagna, due topi che scappano dalla tana e corrono lungo il cortile. E loro, gli oltre 650 detenuti della prigione di Bata, fermi sul posto a ballare, saltellare, agitare bandiere guineane e vaticane, e cantare battendo i piedi: “Siamo credenti, sappiamo che non saremo abbandonati. Grazie santo Padre per averci visitato”. Certe scene neppure un copione cinematografico riuscirebbe a immaginarle. Impressionante quanto avvenuto, oggi pomeriggio, 22 aprile, nel carcere di Bata, città litorale sul Golfo di Guinea, considerata la capitale politica, oggi visitata da Papa Leone XIV al suo secondo giorno nella Guinea Equatoriale e alla sua prima visita da Pontefice in un penitenziario.

Balli e canti

L’aria prima ferma, rarefatta, con solo le onde dell’oceano a dettare il ritmo, muta improvvisamente quando un acquazzone tropicale si abbatte appena il Papa fa il suo ingresso in questa prigione nota per essere un luogo di detenzione duro, citato spesso in relazione a casi controversi e a condizioni di detenzione critica. I detenuti sono in gran parte uomini, ma ci sono una trentina di donne, divisi tutti per colore della tuta, arancione o marrone in base al tipo di pena che stanno scontando. Reati contro il patrimonio, reati contro la persona e “altre condotte che la società guineana ha ritenuto punibili”, come spiega il direttore. Alzano al cielo le braccia ed eseguono la coreografia preparata per settimane appena entra il Papa. Per lungo tempo sono rimasti immobili nel cortile di questa struttura dalle mura rosate, riverniciate per l’occasione e abbellite con striscioni. Tutti in fila, con le teste completamente rasate da rendere difficile distinguere gli uomini dalle donne.

I detenuti nella prigione di Bata
I detenuti nella prigione di Bata   (@Vatican Media)

"Nessuno è escluso dall'amore di Dio!"

La prigione di Bata è una delle più grandi della Guinea capace di ospitare mille reclusi. Una torretta di guardia e il filo spinato ne annunciano la presenza in una parte periferica del litorale ma in mezzo a villette dove i bambini giocano nel giardino, a boquerias e alla fitta vegetazione che caratterizza la costa del Paese. Qualcosa di dirompente è avvenuto al suo interno oggi pomeriggio: il ballo sfrenato con le divise fradice e i piedi nudi dentro a ciabattoni di gomma, i membri del personale che si aggiungono e si abbracciano, l’urlo “Libertad, libertad!” prima verso il ministro della Giustizia, Reginaldo Biyogo Mba Ndong Anguesomo, poi arrampicati sui palchetti, il boato generale, non violento, pacifico ma insistente. Poi il messaggio del Papa. Quello del Vangelo.

Nessuno è escluso dall’amore di Dio! Ognuno di noi, con la propria storia, i propri errori e le proprie sofferenze, continua a essere prezioso agli occhi del Signore

La visita del Papa in carcere
La visita del Papa in carcere   (@Vatican Media)

La pioggia, una benedizione

Tutti applaudono. Per primo il cappellano, padre Pergentino Esono Mba, 58 anni, da ventiquattro a svolgere questo servizio, a celebrare ogni domenica la Messa, a organizzare momenti di incontro e sensibilizzazione. “Cerchiamo di far capire loro – aveva spiegato a margine ai giornalisti - che la vita non finisce in carcere e che possiamo fare molto di più per recuperare la nostra esistenza”. Leone XIV nel suo discorso in spagnolo rilancia di fatto lo stesso messaggio. Prima pronuncia alcune parole a braccio guardando alla bufera caduta sul cortile: “In alcuni luoghi si dice che la pioggia sia un segno della benedizione di Dio. Preghiamo che sia così. E viviamo questo momento anche come un segno della vicinanza di Dio, un Dio che non ci abbandona mai”.

La "vera giustizia"

Riprendendo il testo scritto, il Papa si sofferma sul concetto della “vera giustizia”, quella che “cerca non tanto di punire, ma soprattutto di aiutare a ricostruire la vita sia delle vittime, sia dei colpevoli, sia delle comunità ferite dal male”. Le parole del Papa sono rivolte ai cuori di questi ragazzi e ragazze, alcuni giovanissimi, ma offrono indicazioni chiare e pragmatiche per quanti amministrano la giustizia. Un nervo scoperto qui nella Guinea Equatoriale. La giustizia, sottolinea, “ha lo scopo di proteggere la società, ma per essere efficace deve sempre investire sulla dignità e sulle potenzialità di ogni persona”. Per questo, il Pontefice chiede che “si faccia di tutto” perché sia data a chi si trova in carcere “la possibilità di studiare e di lavorare con dignità”.

“Non c’è giustizia senza riconciliazione”

Mai abbandonati

È “un lavoro immenso”, ammette Leone, e certamente non può esaurirsi dentro la prigione ma “deve coinvolgere tutta la comunità nazionale, per prevenire e riparare le ferite provocate dall’ingiustizia”. Il Papa rinnova quindi l’invito alla speranza, quella che insieme alla dignità umana, nonostante le difficoltà, non deve mai andare perduta. Ad animarla, è una certezza: “Non siete soli. Le vostre famiglie vi amano e vi aspettano, e molti, al di fuori di queste mura, pregano per voi”.

E se anche qualcuno temesse di essere stato abbandonato da tutti, Dio non vi abbandonerà mai e la Chiesa sarà al vostro fianco

Un detenuto saluta il Papa
Un detenuto saluta il Papa   (@Vatican Media)

Inclusione, non solo reclusione

Non solo: Leone XIV lancia un messaggio di inclusione a chi, da recluso, si sente escluso: “Anche voi fate parte di questo Paese”, afferma. “Le vostre famiglie, le vostre comunità e la vostra fede sono una grande forza per questa Nazione”, ricca di culture, lingue e tradizioni. Bisogna pertanto guardare oltre quelle sbarre e quel filo spinato e pensare al futuro: “Anche se il carcere appare un luogo di solitudine e desolazione, questo tempo può diventare un tempo di riflessione, di riconciliazione e di crescita personale”.

La vita non è definita solo dagli errori commessi, esito in genere di circostanze pesanti e complesse: c’è sempre l’opportunità di rialzarsi, di imparare e di diventare una persona nuova

Nuovo inizio

“Ogni sforzo di riconciliazione, ogni gesto di bontà, può diventare una fiammella di speranza per gli altri”, rimarca il Pontefice. E conclude con parole mutuate dal magistero di Papa Francesco.

“Dio non si stanca mai di perdonare”

Dio, aggiunge Leone XIV, “apre sempre una nuova porta a chi riconosce i propri errori e desidera cambiare. Non permettete che il passato vi rubi la speranza nel futuro. Ogni giorno può essere un nuovo inizio”.

I doni al Papa e il grido "Libertad!"

Quattro detenuti hanno offerto prima del Papa le loro testimonianze. Testimonianze di una volontà di cambiamento, di mani che hanno compiuto azioni cattive in passato, ma di cuori che sognano di fare il bene, di errori, difficoltà, dignità. Due di loro, in tuta arancione, regalano un crocifisso di legno al Papa che lo solleva in aria. L’applauso esplode, la pioggia si fa più insistente, le divise si appiccicano al petto e alle gambe, il canto non cessa: “Scontiamo la nostra pena sapendo che otterremo perdono”.

Leone XIV lascia in dono una statua di San Francesco d'Assisi al carcere di Bata, saluta e benedice i presenti dal palco. Verso il quale tutti corrono in massa, unendosi in un unico coro: “Libertad! Libertad!”.

Guarda il video della visita del Papa nel carcere di Bata

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22 aprile 2026, 17:30