Lusso, multietnicità e desiderio di ricerca: Monaco si prepara ad accogliere Leone

Il Principato, il secondo Stato più piccolo al mondo dopo la Città del Vaticano, è invece primo per reddito pro-capite e ha una densità di popolazione tra le più alte in Europa e non solo. Un concentrato di circa 150 etnie che, pur apparentemente arroccate nel lusso materiale, auspicano che la visita di Leone XIV illumini anche i disagi di chi pensa di avere tutto ma si sente ugualmente nella ricerca di qualcosa in più

Edoardo Giribaldi – Inviato a Monaco

Il Principato di Monaco, “come osservò il New York Times Magazine, potrebbe entrare comodamente nel Central Park”. Nel suo La banalità del male, Hannah Arendt ricorreva a questo parallelo per descrivere la ridotta superficie del “minuscolo principato”, seconda solo a quella della Città del Vaticano. Ciò che invece sfugge agli stereotipi del piccolo Stato - che si estende su appena 2,08 km² - è la sua multietnicità: oltre 150 nazionalità convivono in uno spazio così compresso che, dopo Macau, il Paese monegasco è il secondo al mondo per densità di popolazione.

La “sintonia nella diversità” delle diverse comunità

Insomma, “il grande mondo è presente in questo piccolo spazio”, come racconta l’arcivescovo Dominique-Marie David presentando la visita del Papa di domani, 28 marzo. Una mescolanza di etnie riunite sotto un ideale comune, quello cattolico — religione di Stato nel Principato, pur nel pieno rispetto della libertà di coscienza, come accade solo anche a San Marino e Malta — che sembra rispondere ai richiami di Papa Leone XIV a una “feconda sintonia nella diversità”. “Veniamo da parti del mondo lontanissime, ma quando ci ritroviamo tutti qui, ed è come essere a casa”, racconta Maria, che incarna perfettamente questa multietnicità. È nata in Spagna, ha vissuto per anni a Londra, e ora è residente a Monaco; frequenta la chiesa del Sacro Cuore, che durante la Seconda Guerra Mondiale fu rifugio per i gesuiti.

la messa mattutina nella chiesa del Sacro Cuore a Monaco
la messa mattutina nella chiesa del Sacro Cuore a Monaco

Lo specchio dei disagi invisibili

Contro banalità e apparenze sembra quindi volersi muovere Monaco, e con essa il viaggio apostolico di Leone XIV. Dalla chiesa del Sacro Cuore si raggiunge il ben noto Casinò, cornice di pellicole che spaziano da Golden Eye a Ocean's Twelve, fino all’animazione di Madagascar 3 - Ricercati in Europa. Già lo stile dell’edificio, barocco, rimanda a un’opulenza tangibile: più di 352 milioni di euro vinti in un anno. Eppure, oltre la superficie, emerge quella “povertà nascosta” di cui parla ancora l’arcivescovo David: emarginazione, solitudine, fragilità relazionali, spesso legate proprio alla piaga del gioco d’azzardo. “Ho visto persone perdere tutto in una notte. Non fanno notizia, qui, perché il lusso intorno copre ogni cosa”, racconta Jean, monegasco in pensione e volontario della Caritas locale. Il celebre Sky Mirror al centro della piazza sembra riflettere una realtà in cui chiunque può riconoscersi, al di là dello status sociale. "I soldi sono un mezzo, devono esserlo. Poi, tutto dipende da come li si usa", spiega padre Fabrice, parroco della chiesa di san Martino. "Tra i fedeli, vedo anche tanta generosità. Ci sono molte associazioni benefiche, come la Società di San Vincenzo de' Paoli, che si adoperano per le persone bisognose, che sono presenti anche qui, nel Principato". 


L’impegno comune per il Creato

Anche questa può sembrare una banalità, ma è proprio da qui che occorre scuotersi. Un “coup de pied aux fesses”, una “spinta”, come la definisce in maniera colorita Philippe, monegasco originario delle Filippine. La sua comunità, insieme ai domenicani, anima Saint-Charles de Monte-Carlo, ribattezzata “la parrocchia più ricca del mondo”. Dal casinò vi si giunge risalendo Avenue de la Madone, nome che richiama la Vergine: uno dei tanti piccoli segni del legame tra cattolicesimo e Monaco, il cui motto è “Deo Iuvante”, “Con l’aiuto di Dio!”. Lungo il percorso colpisce il verde, contraltare ai palazzi color crema, e punto d’incontro tra la visione di Papa Leone XIV e quella del principe Alberto II di Monaco sulla cura della casa comune, emersa anche durante l’udienza in Vaticano dello scorso 17 gennaio. La fondazione del sovrano ha finanziato oltre 830 progetti ambientali, per un totale di 118 milioni di euro. Tra le aree più attenzionate ci sono i poli, con un primato curioso che testimonia l’impegno personale: Alberto II è l’unico sovrano ad aver raggiunto sia il Polo Nord sia il Polo Sud. Padre Fabrice evidenzia anche la rilevanza del Principato nello scacchiere geopolitico, ricordando ad esempio la visita del presidente della Repubblica Popolare Cinese, Xi Jinping, nel 2019, dove si discusse di importanti partnership nel campo tecnologico. 

La sedia per Papa Leone XIV
La sedia per Papa Leone XIV

Tra sport e religione

Per arrivare alla Cattedrale dell’Immacolata Concezione - dove il Papa si recherà dopo la visita di cortesia al principe e alla principessa - si scende verso il mare. Nelle vetrine del centro, tra orologi e profumi, compare qualche immagine del Pontefice: sobria, quasi a suggerire che anche qui, tra i lussi, c’è attesa per qualcosa di diverso. Si percorre Avenue d’Ostende, parte del circuito del celebre Gran Premio. Proprio qui emerge un ulteriore legame tra identità religiosa e vita quotidiana: davanti alla chiesa di Santa Devota - dove il Papa incontrerà giovani e catecumeni intorno a mezzogiorno - si trova l’omonima curva del tracciato, tra le più tecniche per gli appassionati di Formula 1. “Speriamo che il Papa rianimi la fede e la speranza del popolo del Principato”, afferma padre Dominique Arz, parroco della chiesa dedicata alla santa, giovane martire e per questo “esempio di una fede capace di donarsi completamente”.

Le strade di Monaco, addobbate con le bandiere del Vaticano
Le strade di Monaco, addobbate con le bandiere del Vaticano

I desideri dei monegaschi

Proseguendo idealmente il percorso che Leone XIV compirà domani, si può deviare verso il quartiere di Fontvieille, dove sorge lo stadio Louis II, casa della squadra locale che milita in Ligue 1. Sabato, però, sarà il luogo della Messa conclusiva presieduta dal Pontefice. Si giunge infine alla Cattedrale dell’Immacolata Concezione, nel quartiere di Monaco Vecchia - “Le Rocher”, la Rocca - uno dei luoghi che i monegaschi desiderano mostrare al Papa. “Vogliamo far vedere le persone, la vita. Qui la vita non è sempre una favola”, spiega ancora padre Fabrice. Non è tutto incantato, dunque. Ma forse qualcosa di più raro: un luogo che, sotto la patina del lusso, cerca il proprio volto autentico. Un principato che, alla vigilia di una visita storica, sembra guardarsi allo specchio — proprio come nell’opera davanti al casinò — per riconoscere, oltre il riflesso abbagliante, il “senso della vita”, come lo definisce ancora l’arcivescovo David. Leone XIV arriverà domani in uno Stato che ha tutto e che, proprio per questo, sa quanto sia difficile — e necessario — continuare a cercare. La non banalità del bene.


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27 marzo 2026, 12:00