Il Papa nell'udienza con monache e monaci benedettini Il Papa nell'udienza con monache e monaci benedettini

Leone XIV: in un mondo individualista, ogni monastero sia “scuola di servizio”

Leone XIV riceve tre comunità di monache e monaci benedettini e ricorda che la vita monastica non è “chiusura verso il mondo esterno”, ma modello di amore, condivisione e aiuto: “Intercedere è la prerogativa dei cuori che battono in sintonia con la misericordia di Dio”, pronti a presentare a Dio gioie e dolori, speranze e angosce “degli uomini d’oggi e di ogni tempo”

Vatican News

In un mondo spesso segnato dal “ripiegamento su di sé” e dall’“individualismo”, la vita monastica sia “un modello per tutto il popolo di Dio, ricordando che essere missionari, prima che di fare cose, richiede un modo di essere e di vivere le relazioni”. È quanto afferma Papa Leone XIV ricevendo oggi, 30 marzo, in udienza, nella sala del Concistoro del Palazzo Apostolico vaticano, i monaci benedettini dell'Abbazia Territoriale di Santa Scolastica in Subiaco e di Santa Maria del Monte di Cesena e le monache benedettine del Monastero Santa Scolastica di Bari. Ai consacrati, il Pontefice ricorda che "la vita monastica" non è “chiusura verso il mondo esterno”, ma modello di amore, condivisione e aiuto.

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Leone XIV mentre legge il suo discorso
Leone XIV mentre legge il suo discorso   (@Vatican Media)

Servizio e sinodalità

In particolare, citando la Regola di San Benedetto, Leone XIV esorta a “custodire continuamente le azioni della propria vita” e a trovare nella Scrittura “nutrimento” per la contemplazione e la vita quotidiana, “in modo da poter condividere questa esperienza trasformante”. “Il cammino di santificazione di un consacrato, di una monaca, però, per quanto ricco di fervore e di ispirazione, non può ridursi a un semplice percorso personale”, sottolinea il Papa.

Esso ha una necessaria dimensione comunitaria, in cui l’annuncio della liberazione pasquale si concretizza nel servizio fraterno.

In tal senso la “sinodalità”, promossa da Papa Francesco, è “fondamentale per la vita della Chiesa”; in monastero, si traduce “nella pratica quotidiana del camminare insieme, nell’ascolto reciproco, nel discernimento comunitario sotto la guida dello Spirito Santo, nella comunione con la Chiesa locale e con la famiglia benedettina”.

Un momento dell'udienza
Un momento dell'udienza   (@VATICAN MEDIA)

Formazione permanente

“La formazione permanente” particolarmente “necessaria” in un’epoca come quella attuale, è un altro tema sul quale il Papa invita le comunità benedettine alla riflessione. Essa, spiega, consiste prima di tutto nel “conoscere l’amore di Cristo che supera ogni conoscenza” ed è fondamentale perché la vita consacrata “possa svolgere in maniera sempre più adeguata il suo servizio al monastero, alla Chiesa e al mondo”.

L’intera comunità ne è il soggetto attivo, attraverso la preghiera, la Parola, i momenti celebrativi e decisionali, di confronto e di aggiornamento, vissuti e condivisi nel primato della carità

Questo implica “un impegno, per tutti voi, con sapienza e prudenza, a incoraggiare ogni buon proposito e a orientare ogni sforzo alla crescita comune nella capacità di dono”, in modo che “ogni monastero” diventi sempre più “una scuola di servizio del Signore”. Proprio come desiderava san Benedetto.

Intercedere

Il Pontefice si sofferma poi su un altro aspetto proprio della “missionarietà claustrale” che è quello della “intercessione”.

Intercedere è la prerogativa dei cuori che battono in sintonia con la misericordia di Dio, pronti a raccogliere e presentare al Signore le gioie e i dolori, le speranze e le angosce degli uomini d’oggi e di ogni tempo.

Il Papa con i monaci benedettini
Il Papa con i monaci benedettini   (@VATICAN MEDIA)

 

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30 marzo 2026, 11:45