Il Papa: tra radicalizzazioni e conflitti, cristiani e musulmani operino per la pace
Edoardo Giribaldi – Città del Vaticano
In un contesto globale afflitto da "radicalizzazione religiosa, divisione e conflitto", la cooperazione tra le diverse confessioni può rendere i fedeli "profeti" di un tempo nuovo, in cui fiorisce la pace e si spezzano le catene del pregiudizio e dell’odio. È questo l’auspicio che Papa Leone XIV ribadisce questa mattina, 25 marzo, ricevendo nello studio dell’Aula Paolo VI la delegazione del Programma per le Relazioni Cristiano-Musulmane in Africa (PROCMURA).
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La Chiesa invita alla comprensione reciproca
Il Pontefice, rivolgendosi ai presenti in lingua inglese, elogia l’operato di questa realtà, con sede in Kenya, affiancandolo a quello del Dicastero per il Dialogo Interreligioso, che consente alla Chiesa di rafforzare i rapporti con le altre confessioni, promuovendo pace e fraternità.
La Chiesa cattolica invita alla comprensione reciproca e al rispetto verso i fedeli di altre religioni, affermando che essa nulla rigetta di quanto è vero e santo in queste religioni, poiché esse non di rado riflettono un raggio di quella verità che illumina tutti gli uomini e le donne.
Fioriscano pace, giustizia e speranza
Il Papa ricorda che ogni cammino verso l’unità e la comunione, intrapreso dai cristiani ma più in generale da tutte le persone di buona volontà, è ispirato dallo Spirito Santo e richiede quindi "cuori aperti" al dialogo e all’incontro, accogliendosi reciprocamente "in una genuina fraternità".
Attraverso tali sforzi, pace, giustizia e speranza potranno fiorire sempre più nelle società africane e oltre.
Vivere la pace è possibile
Leone XIV esprime fiducia nel fatto che la sinergia tra PROCMURA e il Dicastero porterà a nuove iniziative per la promozione dell’"amicizia sociale", rafforzando la collaborazione e il discernimento comune delle aree che richiedono "un’azione urgente".
In un mondo sempre più segnato dalla radicalizzazione religiosa, dalla divisione e dal conflitto, la vostra testimonianza comune dimostra che è possibile vivere e lavorare insieme in pace e armonia, nonostante le differenze culturali e religiose.
Oltre pregiudizi, rabbia e odio
Il Pontefice richiama infine le sue parole in occasione del sessantesimo anniversario della dichiarazione Nostra Aetate, evidenziando la responsabilità di aiutare i popoli a liberarsi dalle catene del pregiudizio, della rabbia e dell’odio, elevandosi al di sopra dell’egoismo e dell’autoreferenzialità e superando l’avidità "che distrugge sia l’animo umano sia la terra".
In questo modo, possiamo guidare i nostri popoli a diventare profeti del nostro tempo, cioè voci che denunciano la violenza e l’ingiustizia, curano le divisioni e proclamano la pace per tutti i nostri fratelli e sorelle.
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