Il Papa: solo uniti nell’amore, potremo vincere le continue minacce della guerra
Alessandro Di Bussolo – Città del Vaticano
Il servizio dell’Ordinariato militare per l’Italia “è un atto d’amore, verso il Paese, verso i territori, soprattutto verso le persone, che si traduce in prossimità concreta”, in particolare dove “maggiori sono le fragilità”. Papa Leone XIV riconosce così il valore dell’opera dei cappellani e officiali dell’Ordinariato Militare per l’Italia, ricevuti questa mattina, 7 marzo, in sala Clementina in occasione delle celebrazioni del Centenario. Dopo il saluto “La pace sia con voi!” agli oltre 350 ospiti, tra i quali autorità politiche e militari, il Papa ricorda che la Chiesa, nel solco del magistero del Concilio Vaticano II, e delle Esortazioni apostoliche Evangelii nuntiandi ed Evangelii gaudium, “proclama il Vangelo della pace, pronta a collaborare con tutti per custodire questo bene universale”.
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Uniti nell’amore, gli uomini vincono la violenza
Il Pontefice ricorda le parole del Concilio Vaticano II, nella Costituzione pastorale Gaudium et spes: “Gli uomini, in quanto peccatori, sono e saranno sempre sotto la minaccia della guerra fino alla venuta di Cristo; ma in quanto riescono, uniti nell’amore, a vincere il peccato, essi vincono anche la violenza”.
In questo orizzonte si colloca la missione del militare cristiano. Difendere i deboli, tutelare la convivenza pacifica, intervenire nelle calamità, operare nelle missioni internazionali per custodire la pace e ristabilire l’ordine.
La pace è pienezza di giustizia e di amore
Nella Chiesa, chiarisce Leone XIV, l’Ordinariato Militare, attraverso la cura spirituale, “vuol essere un laboratorio efficace dell’agire di Dio in favore dell’uomo, uno spazio di formazione per il passaggio dall’amor sui all’amor Dei”, fondamento, per Sant’Agostino, di quella Civitas Dei in cui la legge fondamentale è la carità, “e dove la pace non è soltanto assenza di conflitto, ma pienezza di giustizia, di verità e di amore”. E incoraggia a proseguire la realizzazione di progetti come il Centro Pastorale, le attività formative per i cappellani e gli allievi cappellani e, in particolare, il Centro Alti Studi per l’Assistenza Spirituale, per promuovere “una riflessione interdisciplinare sulle sfide del mondo odierno, sull’inculturazione della fede, sul rapporto tra Vangelo, cultura, scienze e nuove tecnologie”.
Un Centenario per portare Cristo “nelle vene dell’umanità”
Il Pontefice ricorda che il cammino del Centenario dell’Ordinariato è orientato dalle sue parole ai vescovi italiani del 17 giugno scorso: Inter Arma Caritas: “per portare Cristo nelle vene dell’umanità, rinnovando e condividendo la missione apostolica, guardando al domani con serenità, compiendo scelte coraggiose”. Parole per un evento di “memoria, attualità e profezia”, in una società “che rischia di smarrire il senso della memoria”, che per la Chiesa, invece, è “coscienza viva”, “costante appello alla responsabilità” e “radice che genera profezia”.
Per i cristiani la memoria ha un carattere unico: è celebrazione di Dio che entra nella storia, perché la fede cristiana si fonda su un fatto storico e la salvezza non è un’idea, ma la persona vivente del Signore Gesù Cristo.
Una storia di sacrificio, nei giorni di pace e di guerra
La storia concreta dell’Ordinariato Militare, sottolinea il Papa, è fatta di uomini e donne in divisa che, nei giorni luminosi della pace e in quelli drammatici della guerra, “con sacrificio, coraggio e dedizione hanno contribuito alla crescita di questa società, a volte a costo della vita”. E invita i cappellani militari a vivere il loro ministero “come amoris officium, un servizio d’amore”, secondo l’esortazione di Sant’Agostino: “Nel pascere le sue pecore, non cerchiamo i nostri interessi, ma i suoi”.
Tanti Cappellani Militari hanno incarnato queste parole e hanno reso visibile la carità pastorale fino all’eroismo delle virtù, talvolta fino al martirio.
Il cappellano, al servizio del dialogo tra i popoli
Leone XIV descrive l’azione del cappellano militare, che si svolge “spesso nel silenzio, nei luoghi di pace e in quelli di conflitto”, dove la cura del gregge del Signore si manifesta “attraverso la testimonianza della vita, l’annuncio del Vangelo, la celebrazione dell’Eucaristia e dei Sacramenti, l’ascolto paziente e l’accompagnamento spirituale”. E sottolinea l’importanza di Accademie, Scuole, e tutti i luoghi “in cui si plasmano le coscienze”. Il cappellano, quindi, “si pone anche al servizio del dialogo tra i popoli, le culture e le religioni, testimoniando una Chiesa che si fa strumento di unità”, con un azione di promozione “del bene comune e della pace sociale”.
Il Vangelo ispiri le missioni della vita militare
Il Pontefice ricorda infine che l’identità del militare è forgiata da generosità e spirito di servizio, ma ha bisogno di un fondamento, “un dono di Grazia capace di alimentare la carità fino alla dedizione totale di sé”.
Occorre, pertanto, ispirare con la linfa del Vangelo i codici, le norme e le missioni della vita militare perché, nel servizio alla sicurezza e alla pace, il bene comune dei popoli sia sempre al primo posto.
Papa Wojtyla ai militari: promuovete giustizia e pace
L’ultimo riferimento è alla Costituzione apostolica Spirituali militum curae, con la quale, 40 anni fa, San Giovanni Paolo II “ha configurato gli Ordinariati Militari come Chiese particolari, dotate di propria identità teologica e organizzativa”. Papa Wojtyla, nel Giubileo del 2000, ricordava ai militari che sono chiamati “a difendere i deboli, a tutelare gli onesti, a favorire la pacifica convivenza dei popoli”. A ciascuno di voi, diceva, “si addice il ruolo di sentinella, che guarda lontano per scongiurare il pericolo e promuovere dappertutto la giustizia e la pace”.
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