Il Papa: la fede non è un atto cieco, ci aiuta a vedere le ferite del mondo
Tiziana Campisi – Città del Vaticano
Di fronte alle “tante domande del cuore umano” e alle “drammatiche situazioni di ingiustizia”, “violenza” e “sofferenza” di oggi “c’è bisogno di una fede sveglia, attenta e profetica, che apra gli occhi sulle oscurità del mondo” portandovi “la luce del Vangelo attraverso un impegno di pace, di giustizia e di solidarietà”.
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Fede è guardare dal punto di vista di Gesù
All'Angelus, nella domenica del laetare, la quarta di Quaresima, che invita a gioire per l’approssimarsi della Pasqua, Leone XIV offre una duplice chiave di lettura dell'episodio della guarigione di un uomo cieco narrata da san Giovanni e incoraggia a guardare gli altri come faceva Gesù e a mettere in pratica il Vangelo. Da una parte la pagina evangelica svela il “mistero della salvezza” - mentre "l’umanità camminava nelle tenebre, Dio ha inviato il suo Figlio come luce del mondo, per aprire gli occhi dei ciechi e illuminare la nostra vita” - dall’altra esorta a prendere coscienza di essere stati “guariti dall’amore di Cristo” e a “vivere un cristianesimo ‘dagli occhi aperti’". Perché la fede non è “una specie di ‘salto nel buio’”, come “lungo i secoli” si è pensato, chiarisce il Pontefice, non si tratta di “una rinuncia a pensare” o di “credere ‘ciecamente’.
La fede non è un atto cieco, un abdicare alla ragione, una sistemazione in qualche certezza religiosa che ci fa distogliere lo sguardo dal mondo. Al contrario, la fede ci aiuta a guardare «dal punto di vista di Gesù, con i suoi occhi: è una partecipazione al suo modo di vedere» e, perciò, ci chiede di “aprire gli occhi”, come faceva Lui, soprattutto sulle sofferenze degli altri e sulle ferite del mondo.
Da soli non riusciamo a vedere il mistero della vita
Affacciato su piazza San Pietro dal Palazzo Apostolico, dalla finestra dello suo studio privato, il Papa, di fronte a 20mila fedeli e pellegrini, nella sua breve catechesi domenicale, ripercorre la storia della salvezza: l’annuncio dei profeti “che il Messia avrebbe aperto gli occhi dei ciechi”; Gesù che “accredita” la propria missione “mostrando che ‘i ciechi riacquistano la vista’” e presentandosi come “luce del mondo”.
Tutti siamo “ciechi dalla nascita”, perché da soli non riusciamo a vedere in profondità il mistero della vita. Perciò Dio si è fatto carne in Gesù, perché il fango della nostra umanità, impastato con il respiro della sua grazia, potesse ricevere una nuova luce, capace di farci vedere finalmente noi stessi, gli altri e Dio nella verità.
Aprire gli occhi del cuore e testimoniare Cristo
Nel Vangelo si legge che “a contatto con Cristo gli occhi si aprono”, per questo, conclude Leone, c’è da chiedere a Maria “che interceda per noi” affinché “la luce di Cristo apra gli occhi del nostro cuore e possiamo dare testimonianza di Lui con semplicità e coraggio”.
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