Dal Papa per testimoniare il valore del dialogo per la pace
Fabrizio Peloni - Città del Vaticano
Dovevano essere in otto, ma la metà di loro non ha potuto lasciare il Medio Oriente, dove importanti scali aerei sono bloccati per via del conflitto in corso nella regione. Nonostante le condizioni avverse Timo Güzelmansur, Gianluca Parolin, Martino Diez dall’Europa e padre Patrick Mc Inerney dall’Australia, consultori della Commissione per i Rapporti religiosi con i musulmani in seno al Dicastero per il Dialogo interreligioso, sono riusciti a presenziare all’udienza generale di questa mattina, mercoledì 4 marzo, in piazza San Pietro. In rappresentanza anche dei colleghi rimasti a terra, i quattro hanno parlato con il Pontefice di riconoscimento, conoscenza e responsabilità condivisa come unica via possibile per non incorrere in incomprensioni e costruire un futuro all’insegna del dialogo e della pace.
Promuovere i rapporti tra islam e cristianesimo
"Come in tanti ambiti della Chiesa il proposito è quello di unire il particolare all’universale", ha affermato Güzelmansur, direttore del Centro della Conferenza episcopale tedesca deputato a promuovere le relazioni tra cristianesimo e islam. In proposito ha presentato al Pontefice un manuale appena pubblicato dall’episcopato sulla situazione, le sfide e le difficoltà del dialogo in Germania.
Ad accompagnarli il gesuita Laurent Basanese, capo ufficio del Dicastero vaticano, il quale ha evidenziato come lo scopo della Commissione, istituita il 22 ottobre 1974 per volontà di Paolo VI, "sia quello di aiutare la Chiesa e il successore di Pietro a costruire una società fraterna nelle sfide del contesto attuale, mettendo da parte i pregiudizi e promuovendo i rapporti tra musulmani e cattolici".
I sindaci di Gorizia e Nova Gorica e la cooperazione transfrontaliera
Sempre in tema di dialogo tra differenti culture, salutando Leone XIV in piazza San Pietro i sindaci di Gorizia e Nova Gorica hanno ricordato il festival “Terre di pace”, svoltosi l’anno scorso nelle due città che insieme sono state capitale europea della cultura. "Abbiamo avuto tavole rotonde e spettacoli, per mostrare come, anche grazie alla consapevolezza storica del passato, il dialogo “preventivo” resti la più potente forma di opposizione alla guerra" ha detto Rodolfo Ziberna, primo cittadino della città del Friuli-Venezia-Giulia.
In un’Europa e in un mondo caratterizzati da un crescente clima di tensione e dal notevole aumento di conflitti, Gorizia e Nova Gorica sono oggi la testimonianza del valore consapevole della pace. E stamane all’udienza generale i due sindaci hanno rimarcato il valore di questa cooperazione transfrontaliera. "Veniamo da un confine che nel XX secolo è stato martoriato — ha continuato Ziberna —, e oggi attraverso la reciproca conoscenza abbiamo superato le diffidenze, sconfiggendo le paure anche dei luoghi comuni che spesso ci hanno diviso, diventando come ci ha definiti il presidente Mattarella, un simbolo di luce, e mi verrebbe da aggiungere di grande speranza per i nostri giovani".
"La cultura è stata semplicemente il veicolo attraverso il quale abbiamo scelto la via della cooperazione. In questo modo abbiamo scoperto di essere l’esempio dell’identità europea", gli ha fatto eco il “collega” di Nova Gorica, sottolineando che "il nostro passato di frontiera e la cultura dei confini hanno valorizzato le tante preziose peculiarità nazionali e al tempo stesso ci hanno permesso di crescere in un luogo d’incontro, di ascolto e di costruzione di un destino comune, quello della pace".
I chierichetti della parrocchia romana dei Santi Antonio e Annibale Maria
Proprio la pace è il sogno di Paolo, chierichetto della parrocchia romana dei Santi Antonio e Annibale Maria, in piazza Asti, nel quartiere Tuscolano. E al termine dell’udienza lo ha confidato al Papa salutandolo insieme ad altri 13 coetanei ministranti nella comunità parrocchiale, ai loro familiari e al vice parroco, il rogazionista padre Jakub Ostrozanski.
La benedizione del tabernacolo di una chiesa parrocchiale in Sardegna
Un altro giovane sacerdote, don Antonello Angioni, è venuto all’udienza «da Milis, una realtà semplice della Sardegna, insieme con 50 parrocchiani, per chiedere al Santo Padre di benedire la porticina del tabernacolo della chiesa parrocchiale che sarà consacrato il 18 marzo dal vescovo Roberto Carboni.
Infine l’artista spagnola Charo Marin ha donato a Leone XIV "il dipinto Habemus Papam che lo ritrae affacciato alla loggia della basilica di San Pietro, nel giorno della sua elezione al pontificato".
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