Il Papa: porre fine al flagello della tratta, donne e minori vittime di commercio atroce
Salvatore Cernuzio – Città del Vaticano
“Grave crimine”, “flagello”, “commercio atroce”, conseguenza della “logica di dominio e disprezzo per la vita umana” che caratterizza quest’epoca di guerre e violenze. È una denuncia solida e severa quella che Papa Leone XIV fa della tratta umana, piaga del mondo antico e moderno che esorta a contrastare con ogni mezzo. Il Pontefice invia un messaggio in occasione della XII Giornata mondiale di preghiera e riflessione contro la tratta di persone che ricorre l’8 febbraio prossimo. L’edizione 2026 ha come tema La pace inizia con la dignità: un appello globale per porre fine alla tratta di persone.
LEGGI QUI IL TESTO INTEGRALE DEL MESSAGGIO DI PAPA LEONE XIV
La pace non è solo assenza di guerra
Ed è proprio questo l’appello che il Papa rinnova con “forza” nella sua missiva, cioè di procedere nel cammino di “un’umanità rinnovata”, perché “la vera pace inizia con il riconoscimento e la tutela della dignità data da Dio a ogni persona”.
Unitevi al cammino verso un mondo in cui la pace non sia solo assenza di guerra, ma sia disarmata e disarmante, radicata nel pieno rispetto della dignità di tutti
"Danno collaterale"
In quest’epoca "caratterizzata da un’escalation di violenza”, invece, annota Leone XIV, “molti sono tentati di cercare la pace mediante le armi quale condizione per affermazione di un proprio dominio”. Inoltre, in situazioni di conflitto, “la perdita di vite umane è spesso ridotta dai sostenitori della guerra come ‘danno collaterale’, sacrificata nel perseguimento di interessi politici o economici.
Purtroppo la stessa logica di dominio e disprezzo per la vita umana alimenta anche il flagello della tratta di persone
Il divario tra ricchi e poveri
L’instabilità geopolitica e i conflitti armati creano “un terreno fertile per i trafficanti che sfruttano le persone più vulnerabili, in particolare gli sfollati, i migranti e i rifugiati”, evidenzia Leone. Stigmatizza questo come “paradigma fallimentare”, foriero di un “commercio atroce” di cui donne e bambini soprattutto sono le principali vittime.
Inoltre, il divario crescente tra ricchi e poveri costringe molti a vivere in condizioni precarie, rendendoli vulnerabili alle promesse ingannevoli dei reclutatori
Schiavitù informatica
Nella sua lettera, il Papa accende le luci anche su un altro fenomeno “particolarmente preoccupante” che è quello della “schiavitù informatica”, persone che vengono attirate “in schemi fraudolenti e attività criminali, come le frodi online e il traffico di droga”. “In questi casi – spiega il Pontefice - la vittima viene costretta ad assumere il ruolo di autore del reato, aggravando le proprie ferite spirituali. Tali forme di violenza non sono episodi isolati, ma sintomi di una cultura che ha dimenticato di amare come ama Cristo”.
Pregare e riflettere
“Gravi sfide”, dunque, quelle che ci si ritrova oggi davanti. Per affrontarle il Papa invita a ricorrere alla preghiera e alla riflessione. La preghiera come “piccola fiamma” da custodire “in mezzo alla tempesta, poiché ci dà la forza di resistere all’indifferenza verso l’ingiustizia”. La riflessione, perché “ci permette di identificare i meccanismi nascosti dello sfruttamento nei nostri quartieri e negli spazi digitali”.
In definitiva, la violenza della tratta di persone può essere superata solo attraverso una visione rinnovata che considera ogni individuo come un figlio amato da Dio
Il grazie ai sopravvissuti
Le ultime parole di Leone XIV nella sua lettera sono di gratitudine, “sentita gratitudine”, a quanti “tendono la mano alle vittime della tratta, comprese le Reti e le Organizzazioni internazionali”. Dal Vescovo di Roma anche un “omaggio” ai sopravvissuti che “sono diventati sostenitori di altre vittime”: “Il Signore li benedica per il coraggio, la fedeltà e l’impegno instancabile”, afferma. E, infine, affida tutti all’intercessione di Santa Giuseppina Bakhita, la religiosa sudanese appartenente alla Congregazione delle Figlie della Carità, vittima lei stessa di tratta umana. La sua vita, sottolinea Papa Leone, “è una potente testimonianza di speranza nel Signore che l’ha amata fino alla fine”.
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