Il Papa: l’ordine pubblico contrasti criminalità e falsità che feriscono la società
Edoardo Giribaldi – Città del Vaticano
Ridurre la tutela dell’ordine pubblico alla pur “doverosa” repressione della criminalità e dei tumulti significherebbe impoverirla, svuotarla della sua dimensione “morale e spirituale”. L’ordine, in uno spazio civico è lo spazio in cui i bisognosi trovano accoglienza senza ostacoli, gli anziani possono abitare la città con serenità, le famiglie costruire con fiducia, e malati e giovani guardare al domani senza timore, sostenuti da servizi efficienti e da relazioni solidali. È questa visione ampia e alta del bene comune che Papa Leone XIV affida ai prefetti d’Italia nel discorso rivolto loro questa mattina, 16 febbraio. All'incontro, nella Sala Clementina del Palazzo Apostolico vaticano, è presente il ministro dell'Interno italiano, Matteo Piantedosi.
LEGGI IL DISCORSO INTEGRALE DI PAPA LEONE XIV
La convergenza tra Stato e Chiesa
Il Pontefice evidenzia come l’esperienza di vita del santo patrono dei prefetti, Ambrogio di Milano, incarni la convergenza tra Stato e Chiesa. Da funzionario del capoluogo lombardo, egli ne divenne vescovo “a furor di popolo”, esercitando il suo ministero in modo rinnovato, “ponendo a servizio del popolo l’autorità spirituale della quale era stato investito”. Un’ulteriore analogia, osserva il Papa, emerge nell’epoca tardoantica, quando ruolo prefettizio e ministero episcopale si riflettevano nei nomi e nei titoli con cui si indicavano “tanto la gestione della cosa pubblica quanto l’amministrazione della comunità cristiana”.
Sia i cittadini di Roma che i discepoli di Gesù erano infatti organizzati in diocesi, ovvero in circoscrizioni al cui capo stavano ora i prefetti del pretorio, ora gli episkopoi, cioè i vescovi, coloro che osservano il popolo come buoni pastori.
La civile convivenza, migliore condizione di progresso
Ritornando al presente, la missione dei prefetti, “volta a servire lo Stato garantendo l’ordine pubblico e la sicurezza di tutti i cittadini”, è rimasta intatta. È proprio il contesto odierno, “segnato da conflitti e tensioni internazionali”, a rimarcare l’importanza della tutela del bene comune, “irriducibile ad aspetti materiali”, poiché comprende il tesoro “morale e spirituale” della Repubblica italiana.
Questi valori trovano nella civile convivenza la migliore condizione per diffondersi e progredire.
Tutelare le libertà e diritti "irrinunciabili" dei cittadini
Vigilare sulla concordia sociale, prosegue Leone XIV, contribuisce a tutelare le irrinunciabili libertà e i diritti dei cittadini, favorendo soprattutto le fasce più fragili.
Quando lo spazio civico è libero da disordini, i poveri trovano più agevolmente accoglienza, gli anziani sperimentano maggiore tranquillità, migliorano i servizi destinati alle famiglie, ai malati e ai giovani, favorendo uno sguardo più fiducioso sul futuro.
Tutelare l’ordine pubblico, in sostanza, non si riduce a contrastare la criminalità e a prevenire “dannosi tumulti”, ma richiede un passo ulteriore: l’impegno “tenace” contro ogni forma di “violenza, falsità e volgarità” che lacera l’ordine sociale.
Coloro che comandano stanno a servizio di quanti ne sembrano comandati
Una protezione a tutto tondo, che tiene insieme le diverse componenti della società e le istituzioni centrali dello Stato, gli enti locali e i cittadini. Un ideale che Agostino d'Ippona, che proprio da Sant’Ambrogio ricevette il Battesimo, sintetizzava così nel suo De civitate Dei:
Coloro che comandano stanno a servizio di quanti ne sembrano comandati. Non comandano infatti per bramosia di dominio, ma per dovere di cura; non con l’arroganza di prevalere, ma con la bontà di provvedere.
Esercitare rigore e magnanimità
Tale principio, osserva il Papa proseguendo nel parallelo tra Chiesa e Stato, si accorda con l’articolo 98 della Costituzione della Repubblica Italiana, che afferma come i pubblici impiegati siano “al servizio esclusivo della Nazione”. Sancendo tale esclusività, si richiama il “senso sorgivo” di un servizio che risponde alle leggi statali ma, prima ancora, a quelle della coscienza, “che le conosce, le comprende e le applica con fermezza ed equità”.
Da un lato, infatti, le leggi sono espressione della volontà popolare, dall’altro la coscienza si fa interprete della vostra personale umanità: entrambe vanno custodite libere da pressioni, esercitando tanto il rigore quanto la magnanimità quali virtù ben temperate negli uomini retti.
"Migliorare il volto della burocrazia"
Dedicarsi al ruolo prefettizio richiede quindi “disciplina interiore”, afferma Leone XIV, per “governare e promuovere l’ordine del proprio pensiero, prima che quello della Repubblica”. Una mente limpida e una “coscienza integra”, aperte alla collettività, esigono una duplice testimonianza: sia nella collaborazione con i diversi organi dello Stato, sia nella condotta di vita, vissuta come “esempio di dedizione”, specialmente per i giovani.
In proposito, auspico che la vostra autorevolezza contribuisca a migliorare il volto della burocrazia, cooperando a rendere sempre più virtuosa la cura della società.
Solidarietà, coraggio e giustizia davanti a calamità
Il ruolo del prefetto, osserva ancora il Pontefice, esprime al meglio i valori di solidarietà, coraggio e giustizia nelle situazioni di emergenza, davanti a calamità e pericoli. Lo “spessore etico” di tale funzione emerge anche nelle sfide poste dall’intelligenza artificiale, oggi applicata anche alla pubblica amministrazione.
Questi strumenti vanno attentamente governati non solo a tutela dei dati personali, ma a beneficio di tutti, senza requisizioni elitarie.
La fede concorra alla crescita dell'Italia
Leone XIV conclude il suo discorso rassicurando i prefetti sulla continua collaborazione e sul rispetto della Chiesa. Ricorda come i rapporti intrattenuti con i vescovi favoriscano “in particolare” l’accoglienza dei migranti e le molte forme di sostegno ai bisognosi: sfide davanti alle quali si opera in prima linea, così come in questioni pratiche quali le fabbricerie, enti laici dotati di personalità giuridica, incaricati della manutenzione, del restauro e della conservazione degli edifici di culto.
La fede della comunità cristiana e i valori religiosi che incarna concorrono così alla crescita culturale e sociale dell’Italia.
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