Leone XIV ai seminaristi: radicati in Dio per non essere alberi secchi
Tiziana Campisi – Città del Vaticano
Avere una “relazione viva e concreta” con Dio, “praticare” la sua “presenza”, “imparare a riconoscere” la sua “azione” nella quotidianità, essere radicati in Lui e in questo modo impegnarsi in ogni attività. Leone XIV lo chiede alle comunità dei seminari spagnoli di Alcalá de Henares, di Toledo e di Cataluña e Cartagena, interdiocesano, ricevute oggi, 28 febbraio, in udienza nella Sala Clementina del Palazzo Apostolico. Un incontro “fonte di vera gioia” per il Pontefice, accolto da sacerdoti e seminaristi, insieme ai loro familiari, con il canto agostiniano “Tardi t’amai”.
Tarde te amé, belleza infinita, tarde te amé, tarde te amé, belleza tan antigua y tan nueva.
Anche il Papa ne intona la melodia; dopo, parlando a braccio in lingua spagnola, scherza: “Con questa bellissima canzone, dirò che porterò tutti i seminaristi dagli agostiniani, e poi i vescovi mi diranno qualcos'altro”. Ma aggiunge che “le parole di Sant'Agostino possono dirci molto”, e che “quello spirito d'amore”, di cui parla la canzone, “è qualcosa che dobbiamo vivere anche noi”.
LEGGI QUI IL DISCORSO INTEGRALE DEL PAPA IN LINGUA SPAGNOLA AI SEMINARISTI
Una relazione viva con Dio
Riprendendo il discorso preparato, il Vescovo di Roma raccomanda di leggere, a proposito della formazione, la lettera inviata il 4 novembre dello scorso anno al Seminario di San Carlo e San Marcello a Trujillo, in Perù, istituzione di cui è stato membro per vari anni, poi si sofferma su “qualcosa che silenziosamente soggiace a tutto il resto”: “avere una prospettiva soprannaturale sulla realtà”. E per spiegare meglio le sue parole cita Chesterton: "Togliete il soprannaturale e non troverete il naturale, ma l'innaturale".
L'uomo non è fatto per vivere chiuso in sé stesso, ma in una relazione viva con Dio. Quando questa relazione si oscura o si indebolisce, la vita inizia a disfarsi dall'interno. Ciò che è innaturale non è solo ciò che è scandaloso; è sufficiente vivere ignorando Dio nella vita quotidiana, escludendolo dai criteri e dalle decisioni con cui affrontiamo l'esistenza.
Riconoscere l'azione divina negli eventi di ogni giorno
Sarebbe innaturale se un seminarista o un sacerdote parlasse “di Dio con familiarità” ma vivesse “interiormente come se la Sua presenza esistesse solo a livello di parole, e non nelle profondità della vita”, fa notare Leone, avvertendo che “nulla sarebbe più pericoloso che abituarsi alle cose di Dio senza vivere per Dio”. Invece “tutto inizia – e sempre ritorna – alla relazione viva e concreta con Colui che ci ha scelti senza alcun merito nostro”, evidenzia il Papa.
Avere una visione soprannaturale non significa fuggire dalla realtà, ma imparare a riconoscere l'azione di Dio negli eventi concreti di ogni giorno. Una prospettiva che non si improvvisa né si delega, ma si apprende e si pratica nel corso ordinario della vita. Proprio per questo, se la visione soprannaturale è così cruciale per la vita cristiana, lo è ancora di più per chi agisce in persona Christi.
Mettere Dio al centro della propria vita “deve tradursi ogni giorno in scelte di vita concrete”, perché altrimenti “pratiche intrinsecamente buone – come lo studio, la preghiera, la vita comunitaria – possono diventare interiormente vuote e distorte, trasformandosi in mera conformità”. “Praticare la presenza di Dio”, invece, “mantiene il cuore sveglio e la vita costantemente concentrata su di Lui”.
Essere profondamenti radicati in Dio
Il Pontefice mette in guardia dall'“intensità delle attività” e dalla “mera attenzione alle apparenze esteriori”, che non sono “fecondità”. Così, come per gli alberi, che, si dice “‘muoiono in piedi’: rimangono eretti, conservando il loro aspetto esteriore, ma dentro sono già appassiti”, “qualcosa di simile può accadere nella vita di un seminario o di un seminarista – e più tardi nella vita di un sacerdote”.
La vita spirituale non porta frutto per ciò che si vede, ma per ciò che è profondamente radicato in Dio. E quando quella radice viene trascurata, tutto finisce per seccare dentro, finché, silenziosamente, finisce per "morire in piedi".
Lasciarsi plasmare
“Essere con il Maestro”: questa è “la prospettiva soprannaturale” che bisogna avere, insiste Leone, rammentando che “Gesù chiamò coloro che voleva ‘perché stessero con Lui’”.
Questo è il fondamento di ogni formazione sacerdotale: rimanere con Lui e lasciarsi plasmare dall'interno; vedere Dio agire e riconoscere come Lui opera nella propria vita e in quella del suo popolo. Pertanto, sebbene le risorse umane, la psicologia e gli strumenti formativi siano preziosi e necessari, non possono sostituire questa relazione.
L’azione dello Spirito Santo
Nel proprio cammino, ad ogni modo, è lo Spirito Santo “il vero protagonista”, conclude il Pontefice, perché “plasma il cuore, insegna a rispondere alla grazia e prepara una vita feconda al servizio della Chiesa”. E tutto questo accade “negli eventi ordinari di ogni giorno, dove ognuno decide se rimanere con il Signore o cercare di fare affidamento solo sulle proprie forze”.
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