Esercizi spirituali, conversione è meraviglia per la giustizia misericordiosa di Dio
Alessandro Di Bussolo – Città del Vaticano
L’insegnamento di san Bernardo di Chiaravalle sulla conversione nasce “dalla lotta personale, nell’imparare a non dare per scontato che la sua strada sia sempre quella giusta, istruito dall’esperienza, dalle ferite e dalle provocazioni a mettere in discussione la sua presunzione e a meravigliarsi davanti alla giustizia misericordiosa di Dio”. Lo ha spiegato monsignor Erik Varden, monaco dell’ordine dei Cistercensi della Stretta Osservanza-Trappisti e vescovo di Trondheim, in Norvegia, nella seconda delle meditazioni per gli Esercizi spirituali del Papa e della Curia romana, tenuta nella mattina del 23 febbraio nella Cappella Paolina, sul tema “San Bernardo idealista”. Bernardo, ha chiarito, è "un ottimo compagno per chiunque intraprenda un esodo quaresimale dall'egocentrismo e dall'orgoglio nel desiderio di perseguire la verità di sé tenendo gli occhi fissi sull'amore di Dio che tutto illumina". Qui la sintesi integrale della meditazione di monsignor Varden.
L’ordine cistercense, innovazione e riforma
Il vescovo cistercense ha chiarito che Bernardo nel XII secolo svetta nel movimento per il suo grande carisma e capacità di lavoro, ma non è stato l’iniziatore dell’Ordine: lui arrivò nell'abbazia di Cîteaux nel 1113, a 23 anni, con un gruppo di trenta compagni. L’impresa di Cîteaux, fondata nel 1098 dal monaco benedettino Robert de Molesme, “fu tanto un’innovazione quanto una riforma – ha ricordato monsignor Varden - I fondatori chiamarono la loro casa novum monasterium”. Un progetto - ha precisato - che “non fu in primo luogo una reazione contro qualcosa o qualcuno - e meno male, visto che i progetti reazionari prima o poi finiscono nel nulla”.
Bernardo umile, gentile e amico fedele
Fiducioso nel proprio giudizio Bernardo era spesso flessibile “nell’osservanza di certe procedure che, per il resto, sosteneva di difendere”, ma la sua visione delle esigenze della Chiesa “lo spingeva talvolta ad adottare posizioni rigide”, con un “fiero spirito di parte”. Ma, ha sottolineato il predicatore, “non era un ipocrita”, piuttosto era “genuinamente umile, dedicato a Dio, capace di tenera gentilezza, un amico fedele — in grado di diventare amico con ex nemici — e un testimone convincente dell’amore di Dio. Era, e rimane, una figura affascinante”.
San Bernardo e Thomas Merton
Quindi ha fatto notare una certa “somiglianza di carattere” tra Bernardo di Clairvaux e Thomas Merton, scrittore e monaco trappista statunitense, che si è dedicato soprattutto ai temi dell'ecumenismo, del dialogo interreligioso, della pace e dei diritti civili. Bernardo, per Varden, non ha conosciuto l’”elettricità” della mente di Merton, come la definiva dom James Fox, abate di Gethsemani, nel Kentucky, “ma la sua era pure una natura mercuriale che aveva e doveva equilibrare tensioni enormi”. “Merton irritava Fox con le sue idee, intuizioni, insistenze – ha spiegato il predicatore - ma Fox sapeva che Merton era sincero”. Ed ha concluso che l’insegnamento di Bernardo sulla conversione “nasce da una cultura biblica senza pari e da nozioni teologiche ben ponderate”.
Nel pomeriggio una nuova meditazione, fino al 27 febbraio
Di “San Bernardo realista”, monsignor Varden parlerà nel pomeriggio del 26 febbraio. Oggi pomeriggio, alle 17, il tema della meditazione sarà “L’aiuto di Dio”. Fino al 27 febbraio, le meditazioni saranno due: alle 9 del mattino, precedute dall’Ora media, e alle 17 del pomeriggio seguite dall’adorazione eucaristica e dai vespri. Gli altri temi riguardano diventare liberi; lo splendore della verità; mille cadranno; “Io lo glorificherò”; gli angeli di Dio; sulla considerazione, per chiudere poi con l’ultima meditazione incentrata sul “Comunicare la speranza”
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