“Siamo felicissimi!”, festa in Europa e in Africa per i viaggi di Papa Leone
Salvatore Cernuzio – Città del Vaticano
In Algeria i vescovi si dicono “felicissimi” e in generale in Africa si parla di “segnale di speranza” in mezzo a difficoltà politiche e sociali, con i preparativi già in corso per garantire “una visita sicura e senza intoppi”. Dalla Spagna arriva un’ondata di “gioia” e “gratitudine” e si assicura un’accoglienza “calorosa”. Lo stesso nel Principato di Monaco dove sia i reali che la Chiesa locale sottolineano l’“onore” per questo “momento storico”: la prima visita di un Pontefice regnante nella piccola città-Stato. Reazioni entusiaste quelle provenienti dai diversi Paesi che Leone XIV visiterà nei prossimi mesi a partire dal prossimo 28 marzo, col viaggio-lampo a Montecarlo, proseguendo con i dieci giorni in Africa (13-23 aprile) e le undici tappe in Algeria, Camerun, Angola, Guinea Equatoriale, e concludendo con la settimana in Spagna a giugno (6-12), tra Madrid, Barcellona e l’arcipelago delle Canarie, con le visite a Tenerife e Gran Canaria. Oggi l’annuncio ufficiale da parte della Sala Stampa della Santa Sede, dopo che già sui social e sui media locali erano circolate insistentemente notizie e date dell’arrivo del Pontefice.
L'Arcidiocesi di Monaco e il Palais Princier: onorati per il primo Papa nel Principato
Mentre si attendono i dettagli sui rispettivi programmi, sono numerosi i comunicati emessi subito dopo la conferma della Santa Sede, a partire da quelli dell’Arcidiocesi di Monaco e del Palais Princier in cui si ricorda anche la doppia ricorrenza, nel 2027, di due eventi che hanno segnato la storia del Principato: i 780 anni della prima parrocchia sul Rocher con la bolla Pro Puritate di Papa Innocenzo IV (6 dicembre 1247) e i 140 anni della bolla Quemadmodum sollicitus Pastor di Papa Leone XIII, che istituì la diocesi di Monaco, direttamente soggetta alla Santa Sede. “Diocesi recente, ma Chiesa locale ricca di storia, la Chiesa di Monaco rimane un’istituzione centrale nella vita monegasca e vivace sotto molti aspetti, spesso sconosciuti al grande pubblico”, si legge nella nota. Dove viene ribadito anche il legame che da secoli caratterizza i rapporti tra la famiglia principesca ai Successori di Pietro e anche il fatto che il Principato di Monaco sia “uno dei pochissimi Paesi in cui il cattolicesimo è religione di Stato”, come sancito dalla Costituzione. A tutto ciò si aggiungono numerosi impegni condivisi per il rispetto della vita umana “dal suo inizio alla sua fine”, la preoccupazione per un’ecologia integrale e la salvaguardia della “casa comune”, la passione per lo sport. Questi legami, afferma l’arcivescovo Dominique-Marie David, “sono stati una bussola nel passato e continuano a guidare le nostre decisioni ... Oggi, di fronte alle sfide che attraversano il mondo – e che ci riguardano tanto quanto gli altri – il principe Alberto II non lesina le sue forze per fare appello alla coscienza di tutti e mantenere viva la responsabilità di ciascuno”.
Lo stesso Alberto II – ricevuto da Leone XIV lo scorso 17 gennaio – insieme alla principessa Charlène affermano che la visita papale “si inserisce nella continuità dei legami secolari che uniscono la dinastia dei Grimaldi ai Successori di Pietro, nonché nel quadro delle relazioni diplomatiche antiche e fiduciose tra il Principato di Monaco e la Santa Sede”. Un evento dalla “duplice dimensione, sia istituzionale che pastorale”, sottolinea una nota del Palazzo, che costituirà “un forte segno di speranza, in uno spirito di dialogo, pace e responsabilità condivisa”.
I vescovi dell'Algeria: Leone, "apostolo di pace"
Speranza, dialogo e pace, sono le chiavi di lettura che i vescovi dell’Algeria indicano per il viaggio del Papa ad Algeri e Annaba. Un viaggio sulle tracce di Sant’Agostino, padre spirituale dell’ordine religioso di appartenenza di Robert Francis Prevost e che il Papa stesso aveva in qualche modo preannunciato a dicembre durante l’intervista sul volo di ritorno da Beirut. “Personalmente spero di andare in Algeria per visitare i luoghi di Sant’Agostino, ma anche per poter continuare il discorso di dialogo, di costruzione di ponti fra il mondo cristiano e il mondo musulmano”, diceva in quell’occasione Leone.
E ora che la data è stabilita, i vescovi algerini, con il cardinale Jean-Paul Vesco, si dicono entusiasti per questo viaggio del Papa statunitense e agostiniano che “verrà per incontrare il popolo algerino e i suoi leader”, “verrà per incoraggiare la nostra Chiesa nella sua missione di presenza fraterna in mezzo a una popolazione a maggioranza musulmana” e “verrà per ricordarci la benedizione di avere un fratello maggiore comune nato in questa terra nella persona di Sant’Agostino, il cui esempio può guidare il nostro cammino comune”.
Visitando come “apostolo di pace” questa terra – che ricorda, peraltro, il martirio dei monaci di Tibhirine – il Papa, secondo i presuli, porta il messaggio di Cristo e l’incoraggiamento che “al di là di ogni attrito o turbamento interiore, proveniente dal passato o dal presente, da relazioni tumultuose o incomprensioni, possiamo prima di tutto essere pervasi dal sincero desiderio di vivere insieme in pace”. Chiedono pertanto di prepararsi con la preghiera a questa visita; preghiera “nel nostro cuore e nelle nostre comunità, nei dialoghi con i nostri amici”.
Speranze e attese dal Camerun
“In un contesto di continue sfide politiche e di sicurezza”, la visita del Papa in Camerun viene considerata “un segnale di speranza” da Chiesa e popolazione. L’annuncio, reso pubblico a mezzogiorno dal nunzio Evelino Bettencourt, “ha suscitato grande entusiasmo e dibattito” tra i camerunesi, spiega una nota dell’Arcidiocesi di Bamenda che svela come già da settimane le autorità siano impegnate a migliorare le infrastrutture, compreso il ripristino dell’aeroporto, per garantire la migliore riuscita di questa visita che “dovrebbe concentrarsi sul rafforzamento della fede dei cattolici del Camerun, sulla promozione della pace e sull'affrontare la crisi umanitaria del Paese”.
In Spagna avviata la macchina organizzativa
È festa intanto nell’Arcidiocesi di Madrid che parla, appunto, di una “conferma” da parte della Santa Sede del viaggio apostolico di Leone XIV a giugno. In questo annuncio l’intera comunità diocesana vede “una fonte di speranza e di comunione per la Chiesa di Madrid”, evidenzia una nota della Conferenza Episcopale. Per mesi la capitale spagnola ha lavorato all’organizzazione di questa che è “un’impresa ampia e complessa”, considerando anche il fatto che da circa 14 anni, dalla visita di Benedetto XVI in occasione della Gmg del 2011, la Spagna non accoglie un Papa. L’evento richiede “coordinamento, pianificazione e la collaborazione di numerose persone ed enti ecclesiali”; perciò l’Arcidiocesi madrilena ha predisposto con largo anticipo le strutture organizzative necessarie e il cardinale arcivescovo, José Cobo Cano, ha istituito una Commissione Diocesana che sta già gestendo i vari aspetti pastorali e logistici.
Anche da Madrid si invita a privilegiare una “preparazione spirituale” in parrocchie, comunità, movimenti e centri educativi. Preghiera e cuore aperto, dunque, “sperando che la presenza del Santo Padre porti frutto nella fede, nell’unità e nel rinnovamento missionario”. Lo ha detto pure il presidente della Conferenza Episcopale Spagnola, monsignor Luis Argüello, in video messaggio in cui ha sottolineato che la visita costituisce anche “una sfida” a livello di “disponibilità del cuore” oltre che "organizzativo": Leone XIV, ha aggiunto, visiterà la Spagna "per confermare i fratelli nella fede della Chiesa che poi si trasforma in speranza e carità nella vita concreta delle nostre Chiese".
Sulla stessa scia l’Arcivescovado di Barcellona e il Comitato Costruttore della Sagrada Familia che esprimono “gratitudine” a Papa Leone per aver accettato l’invito a visitare la Basilica, confermando la presenza alla cerimonia centrale di commemorazione del centenario della morte di Antoni Gaudí. Anche in questo caso era stato Benedetto XVI l’ultimo Pontefice a recarsi nella città catalana nel 2010, presiedendo la cerimonia di consacrazione della Sagrada Familia da allora aperta al culto.
Nell'arcipelago delle Canarie, “ponte tra i continenti”
"La Chiesa che è pellegrina nelle Canarie accoglie questa notizia come un gesto di particolare vicinanza del Successore di Pietro verso questa terra atlantica, caratterizzata dalla sua condizione di ponte tra continenti e dal suo impegno pastorale in una realtà sociale complessa ed esigente" è invece il messaggio che giunge dalle Canarie. Meta di turismo ma in questi ultimi anni segnata dalla tragedia migratoria, la tappa di Leone XIV nell'arcipelago è fortemente simbolica ed è di incoraggiamento per tutti gli operatori pastorali impegnati ad accogliere e accompagnare i migranti che sbarcano in queste coste: "Questa grande notizia ci riempie tutti di gioia - afferma monsignor Eloy Alberto Santiago, vescovo di San Cristóbal de la Laguna, Tenerife - e ci invita a continuare a lavorare con entusiasmo, collaborando tutti insieme, per preparare il viaggio e la presenza del Santo Padre tra noi".
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