Esercizi spirituali: dare gloria a Dio missione principale nella Chiesa, il resto viene dopo
Vatican News
“Meglio sono gestiti gli uffici centrali della Chiesa, maggiore sarà il beneficio per la Chiesa in tutto il mondo”. San Bernardo e i suoi suggerimenti sulle qualità dei collaboratori di cui circondarsi sono al centro della decima meditazione tenuta da monsignor Erik Varden questa mattina, 27 febbraio, nella Cappella Paolina, per gli Esercizi Spirituali di Quaresima per il Papa e la Curia Romana. Nella sua riflessione il vescovo di Trondheim, in Norvegia, si sofferma su un trattato di san Bernardo dal titolo Sulla considerazione. (Qui la sintesi della meditazione di monsignor Erik Varden)
Il monaco e teologo francese definiva invece la considerazione come uno strumento analitico, un aiuto all’autoesame e una apertura verso la contemplazione di Dio. La sua opera Sulla Considerazione ebbe ampia diffusione, un bestseller che godette di una diffusione più ampia di qualsiasi altra sua opera, dice monsignor Varden. E questo nonostante si trattasse, in sostanza, una lettera specifica indirizzata a confratello: un monaco italiano già sacerdote a Pisa e poi entrato a Chiaravalle nel 1138. Il suo nome era Bernardo dei Paganelli, colui che sette anni dopo, nel 1145, divenne Papa Eugenio III. In questa lettera-trattato, spiega il predicatore, “considerando i problemi della Chiesa, Bernardo non offre rimedi istituzionali, consiglia piuttosto a Eugenio di circondarsi di persone buone”. Le qualità che gli chiede di cercare e coltivare sono valide in ogni tempo: “Servono collaboratori di provata integrità, disponibili all’obbedienza, pazienti e miti; di sicura fede cattolica, fedeli nel ministero; amanti della concordia, della pace e dell’unità; prudenti nel consiglio, sagaci nell’amministrazione, modesti nel parlare”. Persone del genere “amano e gustano la preghiera e in essa confidano la propria speranza più che nella loro sagacia o nel lavoro”.
Dio, “somma beatitudine"
“Nella misura in cui la Chiesa opera in questi termini, rifletterà l’organizzazione delle gerarchie angeliche. Chiunque la consideri allora vedrà subito la sua missione principale: quella di dare gloria a Dio”, afferma monsignor Varden. E sottolinea che “per considerare correttamente le necessità terrene, dobbiamo cercare, attraverso di esse, ciò che è al di sopra”. E cioè Dio. San Bernardo si domanda: “Che cos’è Dio? Volontà onnipotente, virtù benevola, ragione immutabile”. Dio è “somma beatitudine” che “per amore, desidera condividere con noi la sua divinità”, dice il predicatore. Egli “ci ha creati per desiderarlo, ci dilata per riceverlo, ci giustifica per meritarlo”, “ci guida nella giustizia, ci plasma nella benevolenza, ci illumina con la conoscenza, ci preserva per l’immortalità”.
Quindi “di qualunque altra cosa i prelati debbano occuparsi - e sono molte - queste realtà devono essere considerate prima”, afferma il presule norvegese. “In tal modo anche la loro considerazione delle questioni pratiche sarà illuminata, ordinata, benedetta e feconda”. Come sosteneva lo stesso Bernardo, un prelato “deve essere dotato di principi, deve essere santo e austero, ma dovrebbe anche essere amico dello Sposo e gioire nel condividere quell’amicizia con gli altri”.
L’insegnamento di Sant’Agostino
L’insegnamento di un altro santo torna nella decima meditazione: sant’Agostino, il padre spirituale dell’ordine religioso di provenienza di Papa Leone XIV. Il vescovo di Ippona “descrive spesso l’ufficio episcopale come una sarcina, il fagotto del legionario”. È un’immagine “un po’ brutale”, osserva Varden, “concepita da chi conosceva la desolazione e la paura delle campagne nel deserto nordafricano”.
“Porta il tuo fardello fino alla fine – dice Agostino in un sermone – se lo ami, sarà leggero; se lo odi, sarà pesante”. “Sebbene il fardello pastorale abbia un aspetto spaventoso, è spaventoso solo se non riusciamo a notare chi ci mette il fardello sulle spalle”, commenta il predicatore. “Poiché non è altro che una partecipazione al dolce giogo di Cristo stesso, che ci fa scoprire che la croce affidataci è luminosa e leggera e che poterla condividere è motivo di gioia”.
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