Campania a festa per le visite di Papa Leone XIV
Salvatore Cernuzio – Città del Vaticano
Tre città, tre chiese, un unico sentimento: “Grande gioia e profonda riconoscenza” per Papa Leone XIV che ha scelto di iniziare dalla Campania il suo lungo giro di visite in Italia da maggio fino ad agosto. In questa regione del sud Italia, ferita da emergenze sociali, politiche e ambientali, ma impregnata della spiritualità viva della sua gente, il Papa compirà tre visite secondo il calendario pubblicato oggi dalla Prefettura della Casa Pontificia: Pompei e Napoli, l’8 maggio, primo anniversario della sua elezione, e poi il 23 dello stesso mese ad Acerra, punto di snodo della cosiddetta “Terra dei Fuochi”.
Il quarto Papa a Pompei
A Pompei, luogo del Santuario mariano celebre in tutto il mondo, fondato l'8 maggio 1876 da san Bartolo Longo (era stato proprio il Pontefice statunitense a canonizzarlo in Piazza San Pietro il 19 ottobre 2025), Leone XIV celebrerà la Messa e si unirà alla preghiera della Supplica, recitata a maggio e ottobre da milioni di fedeli provenienti dall’Italia e dall’estero. Una preghiera di “pace”, spiega ai media vaticani l’arcivescovo prelato Tommaso Caputo, che ricorda come quella di Leone sia la quarta visita di un Papa a Pompei dopo San Giovanni Paolo II nel 1979, anche lui ad un anno dalla sua elezione, e di nuovo nel 2003, Benedetto XVI nel 2008 e Francesco nel 2015.
“La visita pastorale di un Papa è il simbolo di Pietro che viene a confermarci nella fede”, afferma l’arcivescovo, richiamando la “profezia” di Bartolo Longo quando, il 5 maggio 1901, fu inaugurata la facciata del santuario: “Un giorno vedremo la bianca figura del rappresentante di Cristo benedire le genti accolte in questa piazza, acclamanti la pace universale”. “Con Papa Leone XIV quelle parole si concretizzano per la quinta volta a Pompei”.
Roccaforte di pace
Caputo evidenzia inoltre il legame - quasi un filo rosso - tra Robert Francis Prevost e il culto alla Madonna di Pompei: “L’8 maggio è il giorno della recita solenne della Supplica. E non dimenticheremo mai le parole che il Papa pronunciò dalla Loggia delle Benedizioni proprio l’8 maggio… Da quel giorno, nel Santuario la preghiera per Leone XIV è continua e corale. È la sua casa, è un Santuario che dipende direttamente dal Papa”.
Tra tre mesi si pregherà “non solo per il Papa, ma anche con il Papa”, dice ancora l’arcivescovo. E si pregherà “in modo speciale perché il mondo abbia pace”. Perché Pompei non è solo terra di devozione ma anche “roccaforte di pace”, come scrisse lo stesso Papa Leone nella lettera del novembre scorso per l’invio del cardinale segretario di Stato, Pietro Parolin, come legato pontificio in occasione del 150° anniversario dell’arrivo del quadro della Vergine. “Sulla facciata c’è scritto a titoli cubitali la parola Pax”. Del Santuario, inoltre, si celebra quest’anno anche il 150.mo anniversario della posa della prima pietra e la ricorrenza cadrà proprio l’8 maggio.
Carità attiva
“Una bella coincidenza” per questa visita di cui ancora si stanno studiando i dettagli. È certo che si terrà la celebrazione eucaristica e la Supplica a mezzogiorno. “Noi – sottolinea monsignor Caputo - siamo in fermento come comunità civile ed ecclesiale e ci siamo preparando spiritualmente all'incontro con Pietro. Perché la visita di un Papa si prepara anzitutto con la preghiera”. E anche con quella dose di entusiasmo per un evento a cui, nonostante le precedenti visite, non ci si abitua mai. “Pochi minuti fa abbiamo dato questo annuncio nel Santuario gremito e abbiamo ringraziato il Signore e la Vergine Maria con il canto del Magnificat. La preghiera è il modo più bello per esprimere la gioia che abbiamo. Desiderio di tutti è che il Papa trovi una chiesa viva, una chiesa aperta e accogliente”.
Una Chiesa, anche, impegnata nella carità: “La carità è attiva più che mai nelle nostre numerose opere sociali che accolgono centinaia di persone con profondo disagio sociale”, afferma ancora l’arcivescovo prelato. “Bambini, giovani, ragazze madri, donne e minori in difficoltà, persone con disabilità, poveri. Ecco, saranno proprio loro i protagonisti dell’incontro con il Papa”.
A Napoli, città dall'anima religiosa e viscerale
Da Pompei, Leone XIV si trasferirà poi nella vicina Napoli per l’incontro con il clero nel Duomo di Santa Maria Assunta e quello con la città in Piazza del Plebiscito. Appuntamenti che ricordano la visita di circa dieci anni fa (era il marzo 2015) di Papa Francesco negli stessi luoghi. Un Papa che torna, dunque, nell’antica Partenope, il capoluogo campano che il cardinale Domenico Battaglia – per tutti “don Mimmo” - definisce “una città passionale, per la sua gente e per la nostra Chiesa, con un’anima profondamente religiosa, popolare, viscerale”.
“La visita del Papa non è un evento soltanto istituzionale, ma un incontro d’amore”, commenta con i media vaticani il porporato. “È come quando un padre torna a casa e trova i figli ancora in cammino, desiderosi di essere orientati verso la meta”. Al contempo la presenza di Papa Leone a Napoli “è una carezza sulle sue ferite, ma anche una parola esigente che ci richiama alla coerenza, alla giustizia, alla custodia dei piccoli e alla centralità del Vangelo come fondamento della nostra fede e di un futuro diverso possibile per la nostra terra”.
Tra crescita e fragilità
Tante cose sono accadute dalla visita di Francesco che aveva registrato anche una tappa a Scampia, quartiere simbolo delle difficoltà delle periferie urbane italiane. Leone XIV a maggio, sottolinea Battaglia, “troverà una città che sta cercando, con fatica ma con convinzione, di camminare insieme. Una città che prova a costruire alleanze educative, come nel Patto Educativo, perché ha compreso che l’emergenza vera è culturale prima ancora che economica”. Una città “attraversata da un boom turistico che la rende, sì, splendente, ma anche vulnerabile, col continuo rischio di essere fagocitata dal successo, perdendo il suo tessuto sociale, lasciando indietro chi da questo boom non è investito positivamente, anzi ne è restato vittima. Come, ad esempio, accade per chi vive un’emergenza abitativa”. La Chiesa che vedrà Leone è invece “una Chiesa sinodale che ascolta, si interroga, tenta di dare risposte concrete alle fragilità dei giovani, anche sul piano occupazionale”. Dunque il Papa arriva in una stagione delicata per Napoli, dove “crescita e fragilità camminano insieme”. “Proprio per questo – dice il suo pastore - abbiamo bisogno di una parola che orienti, che custodisca l’umano dentro lo sviluppo”.
Tutti i napoletani, cercheranno di accogliere al meglio il Papa: “È un dono di grazia che Papa Leone scelga Pompei e Napoli per celebrare il primo anniversario del suo ministero. Ma ogni dono porta con sé una responsabilità. Per la nostra Chiesa significa essere all’altezza di questa fiducia: diventare più uniti, più coraggiosi, più evangelici. Non limitarci all’entusiasmo del giorno, ma tradurre l’incontro in scelte concrete per la città, per i giovani e i poveri”.
Acerra e la visita saltata di Papa Francesco
Sentimenti simili li condivide con i media vaticani anche monsignor Antonio Di Donna, vescovo di Acerra, tra le città campane appartenenti alla “Terra dei Fuochi”. Il Papa visiterà il 23 maggio la città che attende l’arrivo di un Pontefice dal 2020, quando era prevista la visita di Francesco a maggio. “La pandemia fece saltare tutto. Anche in seguito, più volte invitato da noi, Francesco aveva promesso di venire, però poi si aggravarono le sue condizioni di salute, quindi non fu più possibile neanche negli anni successivi”, ricorda Di Donna. Adesso finalmente questo evento si realizza: “Siamo molto contenti, siamo grati a Papa Leone per aver accettato l’invito di venire ad Acerra, come simbolo di un intero territorio interessato dall’inquinamento ambientale”.
Ricordando la Laudato si'
Ed è simbolica anche la scelta della data: il 23 maggio, vigilia dell'undicesimo anniversario della firma della Laudato si’, l’enciclica di Francesco dedicata alla cura della Casa comune. “È un segno di speranza per le popolazioni di questo territorio provate dal fenomeno della Terra dei Fuochi”, annota il vescovo.
Questa gente, che vive tra morti e malattie, tra roghi tossici, sversamenti e interramenti, danni all’agricoltura ed emergenze sanitarie, riceverà l’abbraccio del Papa. “Sono persone che stanno facendo un cammino di formazione, di educazione nella catechesi, di denuncia, quando è necessario, su questa tematica”, spiega il vescovo. “È un cammino comune di più Diocesi che vede riuniti operatori pastorali, preti, laici sui temi della Laudato si’. Quindi un cammino che va oltre Acerra…”.
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