Monsignor Andrew Nkea Fuanya, arcivescovo di Bamenda e presidente della Conferenza Episcopale del Camerun Monsignor Andrew Nkea Fuanya, arcivescovo di Bamenda e presidente della Conferenza Episcopale del Camerun

Camerun, il presidente dei vescovi: il Papa messaggero di pace in un Paese difficile

L’arcivescovo di Bamenda, Andrew Fuanya Nkea, presidente della Conferenza Episcopale, condivide la grande speranza che il viaggio di Leone XIV porta ai camerunesi, in sofferenza a causa dei conflitti e del terrorismo che affliggono diverse regioni del Paese. La Chiesa locale ha grandi aspettative per la visita: “Dal Pontefice parole di riconciliazione”

Fabrice Bagendekere, SJ – Città del Vaticano

Non è un periodo facile quello che sta attraversando il Camerun, il Paese africano che Papa Leone XIV visiterà come terza tappa del suo viaggio apostolico di dieci giorni in Africa (13-23 aprile). La crisi post-elettorale, i conflitti separatisti nella regione del Nord-Ovest e gli atti terroristici nell’estremo Nord, provocano sofferenza e grande incertezza in questa zona del mondo. Ma, allo stesso tempo, fanno risaltare la gioia e la speranza di tanti fedeli per l’arrivo del Pontefice dal 15 al 18 aprile a Yaoundé, Bamenda e Douala. Se ne fa portavoce l’arcivescovo Andrew Fuanya Nkéa, pastore di Bamenda e presidente della Conferenza Episcopale del Camerun: “Ci aspettiamo molto da questa visita”, afferma in una intervista con i media vaticani.

Conforto a chi soffre

Per il presule, il Papa arriva in Camerun “prima di tutto come ambasciatore di pace e di riconciliazione”. Lo dimostra l’itinerario scelto: Yaoundé, Douala e Bamenda, appunto, tre grandi città, ma soprattutto tre centri storici del Paese. In particolare a Bamenda, capoluogo della Regione del Nord-Ovest, Papa Leone verrà ad offrire conforto ad una regione che ha sofferto a causa delle atrocità di Boko Haram, come pure per la guerra condotta dai gruppi separatisti nella Regione del Sud-Ovest. Nkea si dice immensamente grato al Papa per questa scelta: “È una grande cosa che il Santo Padre non sia rimasto a casa ad aspettare che la situazione si calmasse, ha deciso di venire anche se la situazione è ancora instabile. Per questo siamo così felici”.

Pastore e uomo di Dio

Dalle elezioni presidenziali del 12 ottobre 2025, il Camerun vive una precaria stabilità politica. Mentre i risultati ufficiali dichiaravano vincitore Paul Biya, il leader dell’opposizione Issa Tchiroma Bakary ha rivendicato la vittoria, denunciando brogli elettorali. In mezzo a queste tensioni post-elettorali, i personaggi politici hanno adottato posizioni divergenti. Le accuse giungono da ogni parte e la minaccia di una escalation di violenza incombe sul Paese. In questo contesto, il Papa giunge come “apostolo della riconciliazione”, sottolinea il vescovo Nkea: “Non viene come politico o semplicemente come capo di Stato, ma prima di tutto come pastore, come uomo di Dio”.

Preparatevi a questo evento attraverso la preghiera 

Per garantire un’esperienza positiva, l’arcivescovo invita i suoi connazionali a prepararsi anzitutto spiritualmente: “Pregate affinché il Santo Padre venga e concluda la sua visita in pace e tranquillità”. Il presidente della Conferenza Episcopale camerunese esorta gli uomini e le donne del suo Paese a “considerare la venuta del Santo Padre con una prospettiva positiva, considerandola un atto di Dio a nome del popolo camerunese”. E soprattutto mette in guardia i concittadini da qualsiasi strumentalizzazione politica di questo evento.

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28 febbraio 2026, 10:00