L'abbraccio del Papa a don Javier Cajusol L'abbraccio del Papa a don Javier Cajusol  (@Vatican Media)

Dal Papa con il cuore aperto alla ricerca di Dio

All’udienza generale “l’influencer del bene”, Adrian Ruiz Pelayo, spagnolo di 35 anni, ha raccontato a Leone XIV il proprio pellegrinaggio a piedi da Palermo, portando con sé la piantina di un cipresso sempreverde, la stessa specie utilizzata per realizzare la croce di Cristo

Fabrizio Peloni – Città del Vaticano

«La pace sia con voi. Tanti auguri, grazie per essere qui. Dio benedice tutti coloro che lo cercano con il cuore aperto. La benedizione di Dio vi accompagni sempre in questa bellissima giornata, durante questo nuovo anno». Sono le parole rivolte da Leone XIV a conclusione dell’udienza generale di oggi - mercoledì 7 gennaio -, ai fedeli radunati nel cortile del Petriano che non avevano trovato posto in Aula Paolo VI. Al termine della catechesi, infatti, il Pontefice, percorso il corridoio centrale dell’Aula stringendo le mani di quanti si protendevano verso di lui, ha benedetto quanti sostavano nell’atrio, per giungere nel piazzale antistante dove ha pronunciato il breve saluto.

Influencer del bene

Precedentemente, dopo la catechesi, il Pontefice aveva salutato, tra gli altri, Adrian Ruiz Pelayo, spagnolo di 35 anni. E aveva ascoltato la sua storia: «Ho raccontato a Leone XIV quanto sto vivendo dall’aprile scorso, quando ho iniziato un pellegrinaggio dal sapore medievale, in cui ogni giorno ho la possibilità di scoprire i generosi doni della Provvidenza che si manifesta nella bontà delle persone che incontro. Ho praticamente vissuto il Giubileo della speranza come un giubileo dell’accoglienza», dice il giovane, riassumendo così le sensazioni vissute quotidianamente da quando - atterrato da Marbella all’aeroporto di Palermo - ha iniziato il suo percorso a piedi verso Roma. In questi mesi ha raccontato la sua avventura - denominata “Un camino per descubrir”, letteralmente “Un cammino per scoprire” - sui propri canali social. In Spagna l’hanno ribattezzato “l’influencer del bene”.

L'incontro di Leone XIV con Adrian Ruiz Pelayo
L'incontro di Leone XIV con Adrian Ruiz Pelayo   (@VATICAN MEDIA)

La benedizione del Papa

«Vivo alla giornata confidando nell’altruismo delle persone che incontro, cui non ho mai chiesto soldi, ma solo acqua, cibo e ospitalità - spiega - e ho sperimentato sulla mia pelle che dell’essere umano ci si può fidare». A Messina, per attraversare lo Stretto ha ricevuto in dono un “Sup”, e la Capitaneria di Porto ha controllato che tutto, lungo il tragitto, andasse per il meglio. Dotato solo di uno zaino, porta con sé la piantina di un cipresso sempreverde - la stessa specie utilizzata per realizzare la croce di Cristo - e oggi ha chiesto a Leone XIV di benedirla. «Successivamente la porterò al monastero francescano di Santo Toribio de Liébana, in Spagna, dove si trova la reliquia di un pezzo della Santa Croce», annuncia. Ora che è riuscito ad avere la benedizione del Papa, come promesso, «arriverò ad Assisi, digiunando fin sulla tomba di San Francesco».

La Porta Santa e la sinodalità

Tanti poi, in Aula Paolo VI, i fedeli presenti all’udienza generale che ieri erano nella basilica Vaticana per la chiusura della Porta Santa, a conclusione del Giubileo della speranza. Tra questi, alla vigilia del Concistoro straordinario che si apre nel pomeriggio, anche tre cardinali: l’indiano George Alencherry, lo statunitense Daniel N. Di Nardo e il salvadoregno José Gregorio Rosa Chávez. Suor Nathalie Becquart, sotto-segretario del Sinodo dei vescovi - insieme con i genitori Marie Cristine e Francois Xavier, venuti da Versailles -, è stata tra gli ultimi fedeli a varcare la Porta Santa della basilica Vaticana. «Partecipare al rito di apertura e di chiusura di questo Anno Santo della speranza mi e ha permesso di avere una maggiore consapevolezza del cammino della sinodalità in atto», afferma la religiosa dell’Istituto La Xavière - Missionnaires du Christ Jésus.

Il saluto da Chiclayo

Dagli Stati Uniti d’America è giunta una quindicina di sacerdoti della diocesi di Trenton, accompagnati dal vescovo David M. O’Connell. «Abbiamo vissuto questa giornata come una testimonianza di amore alla Chiesa e al Papa, un Papa non solo americano, ma universale», racconta uno dei presbiteri indicando le dieci persone sedute al suo fianco e provenienti da Chiclayo, in Perú. A guidare il gruppo venuto dalla diocesi dove Prevost è stato missionario e vescovo, il sacerdote Javier Cajusol. «Ho avuto la fortuna di conoscere l’eccezionale empatia di Leone XIV a Trujillo, dove è stato mio professore di diritto canonico, e di ritrovarlo alcuni anni dopo a Chiclayo come vescovo umile e sempre disposto all’ascolto», ricorda il sacerdote, sottolineando quanto oggi, da Papa, «sia evidente, tra le sue priorità, la volontà di unità nella Chiesa e di fraternità nel mondo».

Dalla Slovacchia in Vaticano

Da Košice, in Slovacchia, il pellegrinaggio giubilare di una cinquantina di fedeli accompagnati dall’agostiniano Paolo Benedik, per tredici anni priore della comunità della sacrestia vaticana - fino al settembre del 2024 - e che ieri era tra i concelebranti in San Pietro. «Siamo qui in pellegrinaggio orante, aprendo il nostro cuore a Nostro Signore e agli appelli del Papa per una pace disarmata e disarmante», dice, sottolineando ancora una volta quanto «Leone XIV sia un uomo del dialogo». Sempre dalla Slovacchia, esattamente da Rabča, nel nord del Paese, quasi al confine con la Polonia, hanno allietato l’attesa dell’arrivo del Papa i giovani orchestranti del Complesso folcloristico Čučoriedky.

I circensi dal Papa
I circensi dal Papa   (@Vatican Media)

La vita del circo

A salutare il vescovo di Roma al termine dell’udienza generale anche 40 artisti, tra acrobati, trapezisti e giocolieri del Circo Zoppis, provenienti da Argentina, Cile, Messico Spagna, Francia ed Etiopia, in tournée a Roma con il loro spettacolo “Evolution - Il circo del futuro”. «Cerchiamo di unire esibizioni mozzafiato con spettacolari giochi di luci, proiezioni interattive, droni e costumi con effetti laser», spiegano alcuni di loro indossando per l’occasione gli stessi costumi fluorescenti portati sul palcoscenico. «Non siamo personaggi digitali, ma persone reali che sfidano gravità, equilibrio e limiti fisici con talento e determinazione. Perché alla fine, il miglior gioco è la vita stessa, e il miglior schermo - concludono - è quello che si vede con i propri occhi».

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07 gennaio 2026, 16:34