Cerca

Il Papa in posa con gli studenti dell’Istituto ecumenico di Bossey Il Papa in posa con gli studenti dell’Istituto ecumenico di Bossey   (@Vatican Media)

L’Istituto ecumenico di Bossey dal Papa per testimoniare l’unità

Nel cuore della Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani, alcuni studenti dell’Istituto ecumenico di Bossey hanno salutato Leone XIV al termine dell’udienza generale. Provenienti da oltre venti Paesi sono stati definiti dal loro decano “un laboratorio vivente di ecumenismo”

Fabrizio Peloni – Città del Vaticano

«Nel nostro centro di formazione teologica viviamo l’ecumenismo ogni giorno, e nel contesto delle attuali sfide globali siamo un laboratorio vivente di ecumenismo, contro la frammentazione che segna il mondo». Nel cuore della Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani, don Lawrence Iwuamadi, decano dell’Istituto ecumenico di Bossey, descrive così la quotidianità vissuta dai suoi studenti che stamane partecipano all’udienza generale di Leone XIV. I 28 iscritti al corso della Graduate School provengono da oltre venti Paesi e appartengono a varie tradizioni ecclesiali. «Il nostro scopo è formare futuri leader in grado di affrontare con saggezza la complessità di società sempre più divise, incarnando l’unità per cui Cristo ha pregato», aggiunge il sacerdote originario dell’arcidiocesi di Owerri, in Nigeria, primo cattolico a ricoprire la carica di decano, sottolineando come «la settimana ecumenica — che quest’anno ha per tema “Uno solo è il corpo, uno solo è lo Spirito come una sola è la speranza alla quale Dio vi ha chiamati” (cfr. Ef 4, 4) — permetta di superare alcuni pregiudizi che a volte nascono anche solo per la distanza fisica dalla Chiesa di Roma».

Dal castello svizzero nei pressi di Ginevra, sede dell’Istituto che in questo 2026  compie 80 anni, i giovani — sia religiosi sia laici — «sono venuti per l’ormai tradizionale visita, il cui fine è  conoscere da vicino le diverse realtà della Chiesa cattolica: Dicasteri della Curia romana, università pontificie, movimenti cattolici e ordini religiosi», afferma monsignor Andrzej Choromanski, officiale del Dicastero per la Promozione dell’unità dei cristiani, che li accompagna all’incontro con il Papa. Il sacerdote aggiunge inoltre che il 25 gennaio, nella solennità della Conversione di san Paolo apostolo, i giovani «parteciperanno nella basilica Ostiense sia alla preghiera dei secondi vespri a conclusione dell’ottavario ecumenico con il Pontefice, sia alla Messa nella VII domenica della Parola». Con le stesse motivazioni ecumeniche sono presenti all’udienza generale anche una delegazione di teologi cattolici, protestanti ed evangelici dei Paesi Bassi, e un gruppo di partecipanti al “4 Corners Festival in Belfast”, incontro annuale riconosciuto a livello internazionale che promuove pace e riconciliazione nel contesto della società post-conflitto nell’Irlanda del Nord, in particolare nella capitale.

Il gruppo “The Brazilians Tropical violins”
Il gruppo “The Brazilians Tropical violins”   (@Vatican Media)

La musica di giovani violinisti brasiliani, ponte tra culture

I giovani musicisti del gruppo “The Brazilians Tropical violins”, provenienti da Rio de Janeiro, si esibiscono prima che il Papa faccia il suo ingresso nell’Aula Nervi. Diretti da Suray Soren — violinista dell’Orchestra Sinfonica del Teatro municipale carioca e ideatrice del complesso nato dieci anni fa — sono in tour in Europa per divulgare la musica popolare brasiliana suonando non solo il violino, ma anche una varietà di strumenti della cultura indigena. L’ensemble ha dato vita a un’applauditissima esibizione. «Intendiamo dimostrare quanto l’arte, in questo caso la musica, possa essere ponte tra culture», spiega Soren.

La soprano Janette Márquez
La soprano Janette Márquez   (@Vatican Media)

L’arte e la spiritualità per superare le barriere

Nel solco del legame tra cultura e spiritualità capace di superare le barriere, si inserisce la partecipazione all’udienza della soprano dominicana non vedente Janette Márquez. «L’arte è stata il miracolo che Dio mi ha dato nella vita», confida tenendo nelle mani un dipinto della Vergine di Altagracia Pellegrina, cui nei giorni scorsi a Roma ha dedicato un concerto promosso dall’ambasciata della Repubblica Dominicana presso la Santa Sede.

Il Papa insieme al egista peruviano Luis Enrique Cam
Il Papa insieme al egista peruviano Luis Enrique Cam   (@Vatican Media)

Il documentario su Santa Rosa da Lima

Anche il regista peruviano Luis Enrique Cam, presentando a Leone XIV il documentario “Una rosa para el mundo” — in cui racconta la devozione popolare per santa Rosa da Lima nel suo Paese ma anche nel resto del mondo —, si è fatto testimone della presenza della santa nella quotidianità del suo popolo, «marcando in maniera indelebile anche la mia vita». Realizzata nel 2017 quando Prevost era vescovo a Chiclayo, l’opera è stata presentata nella Filmoteca vaticana ieri pomeriggio. In Aula Paolo VI il cineasta ha mostrato al Pontefice la copia di un ritratto della prima santa nata nel continente americano e morta a soli 31 anni. Il dipinto, rinvenuto nel convento di Santa Catalina nella capitale peruviana, originariamente apparteneva alla mamma della giovane Rosa.

Grazie per aver letto questo articolo. Se vuoi restare aggiornato ti invitiamo a iscriverti alla newsletter cliccando qui

21 gennaio 2026, 15:24