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Giornata Missionaria, il Papa: nessun battezzato è estraneo o indifferente alla missione

Nel messaggio per la 100.ma edizione della ricorrenza mondiale, Leone XIV richiama l’attuale contesto segnato da “polarizzazioni", "conflitti" e “sfiducia reciproca”, esortando a un’unità da non intendersi come “uniformità”, ma come convergenza in cui le diverse culture si esprimono “nella stessa fede”

Edoardo Giribaldi – Città del Vaticano

I conflitti che attraversano il nostro tempo, insieme alla crescente “sfiducia reciproca”, tracciano linee di frattura che indeboliscono la testimonianza evangelica. In questo scenario, l’annuncio del Vangelo chiede anzitutto cuori pacificati e spiriti riconciliati, capaci di custodire e generare un’unità che non è uniformità né somma di pratiche o di idee, ma incontro vivo: un incontro che, nelle diverse culture, si esprime nell’armonia di una stessa fede. Su questo auspicio Papa Leone XIV fonda il suo messaggio per la 100.ma Giornata Missionaria Mondiale, istituita un secolo fa da Pio XI e che si celebrerà il prossimo 18 ottobre, con il tema: "Uno in Cristo, uniti nella missione".

Lasciamoci guidare e ispirare dalla grazia divina, per rinnovare in noi il fuoco della vocazione missionaria e avanzare insieme nell’impegno di evangelizzazione, in un’epoca missionaria nuova nella storia della Chiesa.

LEGGI QUI IL MESSAGGIO DI PAPA LEONE XIV PER LA 100ª GIORNATA MISSIONARIA MONDIALE 

La cristianità, non insieme di pratiche ma vita in unione

Al centro della missione, il Papa individua il “mistero dell’unione con Cristo”. Nelle parole di Gesù che precedono la Passione — "Perché tutti siano una sola cosa; come tu, Padre, sei in me e io in te, siano anch’essi in noi" — si dispiega il desiderio ultimo di Cristo e l’identità stessa della Chiesa: "essere una comunione che nasce dalla Trinità e che vive della e nella Trinità", a servizio della fraternità umana e dell’armonia con tutte le creature.

L’essere cristiani non è anzitutto un insieme di pratiche o idee: è una vita in unione con Cristo, nella quale siamo resi partecipi della relazione filiale che Egli vive con il Padre nello Spirito Santo.

Cuori riconciliati e desiderosi di comunione

Proprio nel rinnovamento dell’unità spirituale e fraterna tra i suoi membri, scrive il Pontefice, risiede la responsabilità primaria della Chiesa in missione.

In tante situazioni noi assistiamo a conflitti, polarizzazioni, incomprensioni, sfiducia reciproca. Quando questo accade anche nelle nostre comunità, ne indebolisce la testimonianza. La missione evangelizzatrice, che Cristo ha affidato ai discepoli, richiede anzitutto cuori riconciliati e desiderosi di comunione.

In quest’ottica, l’auspicio è rivolto anche all’incremento dell’impegno ecumenico tra le Chiese cristiane, cogliendo le opportunità offerte dalla comune celebrazione del 1700.mo anniversario del Concilio di Nicea.

L'evangelizzazione non può non proclamare Gesù

Essere “uno in Cristo”, aggiunge Leone XIV, significa anche fissare lo sguardo su di Lui, ponendolo al centro della vita personale e comunitaria, divenendo “pietre vive” di quella Chiesa chiamata oggi "a raccogliere le istanze fondamentali del Concilio Vaticano II e del successivo Magistero pontificio, in particolare di Papa Francesco". A tal proposito, Leone XIV richiama l’esortazione apostolica di san Paolo VI Evangelii nuntiandi:

Non c’è vera evangelizzazione se il nome, l’insegnamento, la vita, le promesse, il Regno, il mistero di Gesù di Nazareth, Figlio di Dio, non siano proclamati.

Nessuno è estraneo alla missione

L’unità auspicata non è fine a sé stessa, ma orientata alla missione. Nella comunione, infatti, afferma il Pontefice, l’annuncio evangelico trova una piena “forma comunicativa”. È quella che il beato Paolo Manna sintetizzava con le parole: "Tutta la Chiesa per la conversione di tutto il mondo", principio che ispirò nel 1916 la fondazione della Pontificia Unione Missionaria. In occasione del suo 110.mo anniversario, il Papa esprime riconoscenza per l’impegno di questa istituzione nel "animare e formare lo spirito missionario" di sacerdoti, consacrati e fedeli laici, favorendo l’unione di tutte le forze evangelizzatrici.

Nessun battezzato, infatti, è estraneo o indifferente alla missione: tutti, ciascuno secondo la propria vocazione e condizione di vita, partecipano alla grande opera che Cristo affida alla sua Chiesa. Come ha più volte ricordato Papa Francesco, l’annuncio del Vangelo è sempre un’azione corale, comunitaria, sinodale.


L'unità come convergenza di diversi carismi

In tale solco si inserisce la missione evangelica: custodire e alimentare una spiritualità di comunione e di collaborazione missionaria. Nel concreto, ciò significa guardare al prossimo con “gli occhi della fede”, riconoscendo il bene suscitato in lui dallo Spirito, accogliendo "la diversità come ricchezza, portando i pesi gli uni degli altri e cercando sempre l’unità che viene dall’Alto". È una spiritualità del quotidiano che attinge, tuttavia, a una missione universale dell’evangelizzazione, capace di superare frammentazioni e divisioni.

L’unità missionaria, ovviamente, non va intesa come uniformità, ma come convergenza dei diversi carismi per lo stesso scopo: rendere visibile l’amore di Cristo e invitare tutti all’incontro con Lui. L’evangelizzazione si realizza quando le comunità locali collaborano tra loro e quando le differenze culturali, spirituali e liturgiche si esprimono pienamente e armonicamente nella stessa fede. Incoraggio perciò le istituzioni e le realtà ecclesiali a irrobustire il senso di comunione missionaria ecclesiale e a sviluppare con creatività le vie concrete di collaborazione tra loro per e nella missione.

L'impegno delle Pontificie Opere Missionarie

Non mancano realtà che, nel corso della loro storia, hanno promosso questa comunione, a cominciare dalle Pontificie Opere Missionarie. Il loro servizio, articolato in quattro realtà — Propagazione della Fede, Infanzia Missionaria, San Pietro Apostolo e Unione Missionaria — è stato sperimentato in prima persona dal Pontefice durante il suo ministero episcopale e missionario in Perù.

Esse continuano ad alimentare e promuovere una “coscienza missionaria” comune, sostenendo una rete di preghiera e carità che collega il mondo intero. Significativamente, ricorda il Papa, la fondatrice dell’Opera della Propagazione della Fede, la beata Pauline Marie Jaricot, ideò due secoli fa il Rosario Vivente, che ancora oggi riunisce numerosi fedeli, anche a distanza, nella preghiera per le necessità spirituali e missionarie. Inoltre, proprio su proposta di questo organismo venne istituita, cento anni fa, la Giornata Missionaria Mondiale, le cui offerte annuali vengono distribuite, a nome del Papa, per le necessità delle missioni della Chiesa.

Le quattro Opere quindi, nell’insieme e ciascuna nella sua specificità, svolgono tuttora un ruolo prezioso per tutta la Chiesa. Esse sono un segno vivo dell’unità e della comunione missionaria ecclesiale. Invito tutti a collaborare con esse con spirito di gratitudine.

L'amore è sostanza dell'evangelizzazione

"Se l’unità è la condizione della missione, l’amore ne è la sostanza", scrive il Papa, spiegando che la Buona Novella da annunciare non è un ideale astratto, ma il "Vangelo dell’amore fedele di Dio, incarnato nel volto e nella vita di Gesù Cristo". Una chiamata che è il prolungamento, nello Spirito Santo, della missione stessa di Cristo, che nasce dall’amore, si vive nell’amore e all’amore conduce. Non a caso, Gesù conclude la preghiera prima della Passione con le parole: "L’amore con il quale mi hai amato sia in essi e io in loro".

Allo stesso modo, lungo i secoli, schiere di cristiani, martiri, confessori, missionari, hanno dato la vita per far conoscere questo amore divino al mondo. Così, la missione evangelizzatrice della Chiesa continua sotto la guida dello Spirito Santo, Spirito d’amore, sino alla fine dei tempi.

Il mondo ha bisogno di testimoni coraggiosi

Da qui nasce il ringraziamento del Pontefice ai missionari e alle missionarie "ad gentes" di oggi, uomini e donne che, come san Francesco Saverio, hanno lasciato terra, famiglia e ogni sicurezza per annunciare il Vangelo, portando Cristo e il suo amore "in luoghi spesso difficili, poveri, segnati da conflitti o culturalmente lontani". Essi, nonostante le avversità e i limiti umani, non cessano di donarsi con gioia, mostrando con la loro perseveranza che "l’amore di Dio è più forte di ogni barriera".

Il mondo ha ancora bisogno di questi testimoni coraggiosi di Cristo, e le comunità ecclesiali hanno ancora bisogno di nuove vocazioni missionarie, che dobbiamo sempre avere a cuore e per le quali occorre pregare il Padre continuamente. Che Egli ci conceda il dono di giovani e adulti disposti a lasciare tutto per seguire Cristo nella via dell’evangelizzazione sino alle estremità della terra!


"L'Amore non è amato"

Da questo elogio di tali figure, nasce l’appello del Papa a tutta la comunità ecclesiale:

Che ci uniamo tutti a loro nella missione evangelizzatrice tramite la testimonianza della vita in Cristo, la preghiera e il contributo per le missioni.

Come ricordava san Francesco d’Assisi, "l’Amore non è amato", e il suo esempio, a ottocento anni dalla morte, continua a ispirare a vivere nell’amore del Signore e a trasmetterlo, poiché "molto si deve amare l’Amore di Colui che molto ci ha amato". Altro riferimento luminoso indicato dal Pontefice è santa Teresa di Gesù Bambino, che auspicava la continuazione della sua missione anche dopo la morte, affermando: "In cielo desidererò la stessa cosa che in terra: amare Gesù e farlo amare".

Animati da queste testimonianze, impegniamoci tutti a contribuire, ciascuno secondo la propria vocazione e i doni ricevuti, alla grande missione evangelizzatrice, che è sempre opera dell’amore.

La preghiera scritta dal Papa

Il Papa conclude sottolineando come ogni sostegno concreto offerto in occasione della Giornata Missionaria Mondiale sia "un atto significativo di comunione missionaria", ringraziando per tutto ciò che verrà fatto, come già affermato nel videomessaggio per l'edizione del 2025 della ricorrenza "aiutarmi ad aiutare i missionari in ogni parte del mondo". Il messaggio si chiude con una preghiera:

Padre santo, donaci di essere uno in Cristo, radicati nel suo amore che unisce e rinnova. Fa’ che tutti i membri della Chiesa siano uniti nella missione, docili allo Spirito Santo, coraggiosi nel testimoniare il Vangelo, annunciando e incarnando ogni giorno il tuo amore fedele per ogni creatura. Benedici i missionari e le missionarie, sostienili nella fatica, custodiscili nella speranza! Maria, Regina delle missioni, accompagna la nostra opera evangelizzatrice in ogni angolo della terra: rendici strumenti di pace, e fa’ che il mondo intero riconosca in Cristo la luce che salva. Amen.

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25 gennaio 2026, 10:00