Il Papa ai giovani di Roma: una vita di like senza affetto ci delude, siamo fatti per la verità
Antonella Palermo - Città del Vaticano
Un inno all'amicizia inonda cuori e travalica spazi. Il Vescovo di Roma è atteso da migliaia di giovani della Diocesi di Roma nell'Aula Paolo VI, tantissimi sono quelli fuori di cui non si dimentica. Così li saluta, seguiranno dai maxi schermo allestiti all'esterno l'incontro con una una generazione che vuole rimettere in circolo energia e speranza. Non è la prima volta che il Papa si rivolge con brevi e preziose parole a quanti restano fuori dalla Basilica vaticana o dalla Sala Nervi. Una cura e un'attenzione che sottolineano il desiderio di un abbraccio corale capace di includere tutti, un modo per dire che non ci sono muri, non ci sono confini, recinti. "Quanto mi piacerebbe che tutti potessimo stare insieme - aggiunge -, non solo con lo schermo ma personalmente, perché è nell’incontro che ci troviamo bene. E ci troviamo bene perché siamo tutti fratelli e sorelle in Gesù Cristo, che è il nostro migliore amico", aggiunge a braccio. Prima ancora, sostando sempre un poco fuori dall'Aula, sottolinea:
Stare soli, tante volte è soffrire, ma Gesù è sempre con noi
Il ringraziamento è anche per chi giunge da altri Paesi: "bienvenidos". L'invito è fin da subito a cercare di vivere insieme "veramente questo spirito di amicizia, di fratellanza, di trovarci insieme". Ammette che "stare soli, tante volte, è soffrire". Ma c'è un rimedio:
Quando siamo con gli amici, quando siamo con la famiglia, quando siamo con quelli che ci amano e che ci vogliono bene, possiamo andare avanti. Abbiate sempre questo coraggio! E che Gesù vi dia sempre la fede, la capacità di dire: 'Sì Signore io ti seguo, cammino con te'. E sappiamo che Gesù sempre sta con noi, sempre cammina con noi. Dio vi benedica!".
Tristezza e dolore per le vittime di Crans-Montana
Dopo aver ascoltato le testimonianze di Matteo, della Pastorale giovanile, di due gemelle che frequentano una parrocchia romana, di un universitario de La Sapienza, e prima di prendere in mano il testo preparato, il Papa ripensa a chi è al freddo fuori e si concede ancora alcune parole a braccio raccontando di aver ricevuto, poco prima dell'incontro, un messaggio da una sua nipote, giovane anche lei. Gli diceva: “Zio come fai con tanti problemi del mondo, con tante preoccupazioni?” e la stessa domanda: “Non ti senti solo? Come fai per portare avanti?”. E la risposta in gran parte siete voi! Perché non siamo soli!, esclama Leone. "Insieme" è la parola ricorrente nel suo discorso in cui inserisce, riprendendo quanto già fatto dal cardinale vicario Reina, un pensiero per i ragazzi che hanno perso la vita a Crans-Montana. Esprime "tristezza e dolore" ricordando:
La vita è così preziosa che non possiamo mai dimenticare quelli che soffrono. Purtroppo quelle famiglie, ancora nel dolore, devono cercare adesso come superare quel dolore. Anche per quello è importante la nostra preghiera, la nostra unità: che stiamo sempre uniti, come amici, come fratelli.
Ai poeti attinge poi Leone per parlare al suo festante uditorio. A pochi giorni dalla fine del Giubileo hanno tanto voluto ritrovarsi con il Successore di Pietro per un incontro di gioia, incoraggiamento, condivisione, ripartenza. Molti di loro hanno vissuto quelle "giornate memorabili", così le definisce il Papa, durante l'Anno Santo con migliaia di coetanei da ogni parte del mondo a Roma, per vivere un'esperienza umana e spirituale straordinaria. Accompagnati da educatori, sacerdoti e religiosi che si occupano di pastorale giovanile, oggi, 10 gennaio, sono al cospetto del Pontefice per aprirgli il cuore ed egli risponde con un discorso sapiente, paterno.
LEGGI QUI IL TESTO INTEGRALE DEL DISCORSO DI LEONE XIV
Una vita di link senza relazione o di like senza affetto ci delude
Cita i celebri versi di Salvatore Quasimodo in "Ed è subito sera" per richiamare i giovani a destarsi trafitti da una luce che non tramonta, non intermittente, quella di Cristo. È Lui che "riscalda il nostro cuore e lo infiamma del suo amore". Ed è a Dio, infatti, che è necessario affidarsi soprattutto nello sconforto e nel buio: "Quando ti senti solo - suggerisce il Papa - allora ricorda che Dio non ti lascia mai". L'importante è volgere lo sguardo fuori di sé, "cercatori di comunione e di fraterrnità". C'è l'intero creato che ci parla, basta porsi in ascolto. E così Leone indica la via per superare l'isolamento pur nel frastuono delle società contemporanee e delle opinioni, nell'abbaglio di "immagini frammentate".
Una vita di link senza relazione o di like senza affetto ci delude, perché siamo fatti per la verità: quando manca, ne soffriamo. Siamo fatti per il bene, ma le maschere del piacere usa-e-getta tradiscono il nostro desiderio.
Un mondo grigio diventa ospitale perché abitato da Dio
L'incontro autentico con Gesù ha un potere trasformante per i singoli e le comunità. Con questa convinzione, il Papa si rallegra per quanti gli hanno confidato di appartenere ad ambienti parrocchiali che vivificano, ritemprano, sebbene per questi giovani alle volte lo sforzo sia troppo alto nel contrastare logiche e modelli del mondo che vanno in tutt'altra direzione. L'oratorio, la realtà dell'associazionismo possono aiutare se si hanno chiare alcune dinamiche basilari:
Non aspettatevi che il mondo vi accolga a braccia aperte: la pubblicità, che deve vendere qualcosa da consumare, ha più audience della testimonianza, che vuole costruire amicizie sincere. Agite dunque con letizia e tenacia, sapendo che per cambiare la società occorre anzitutto cambiare noi stessi. E voi già mi avete mostrato che siete capaci di cambiare voi stessi e di costruire questi rapporti di amicizia. Così possiamo cambiare il mondo, così possiamo costruire un mondo di pace.
Una vita santa è una vita sana
Qui il Pontefice apre una parentesi precisando a braccio una interessante analogia linguistica: “santa” ha la stessa radice della parola “sana”. Gli nasce una riflessione che si traduce in un ulteriore iniezione di coraggio:
Se veramente vogliamo essere santi bisogna cominciare con una vita sana e bisogna aiutarci, gli uni gli altri, a cerca come evitare quelle cose che purtroppo… le dipendenze, tante situazioni in cui vivono i giovani. Noi siamo testimonianza, gli amici veri quelli che accompagnano, quelli che possono veramente offrire una vita sana, perché tutti siamo santi. E questo dipende anche da voi. Non abbiate paura neanche di accettare questa responsabilità.
Pregare spezza le catene di noia, orgoglio, indifferenza
Leone XIV continua a manifestare tutto il suo affetto e si lancia in un vigoroso e tenero "vi voglio bene". Facendosi interprete delle crisi dei giovani, chiede al Signore "una vita buona e vera" per ciascuno di loro. Una "vita santa", appunto. E richiama a tutta la concretezza che ciò significa alla luce del Vangelo, alla luce della fede in un Dio che "ha dato la vita per noi". Niente astrattismi, insomma. Qui arriva la citazione di un altro poeta, Clemente Rebora, quando scriveva di un Amore che nasce dal sangue, dalla Croce. Questo è l'amore vero, osserva il Papa, "perché fedele e senza tornaconto", che libera dalla paura. Un amore che non può che dare frutti di pace.
Carissimi giovani, il vostro impegno nella società e nella politica, in famiglia, nella scuola e nella Chiesa parta dal cuore, e sarà fruttuoso. Parta da Dio, e sarà santo.
Ricordando le parole pronunciate in occasione della grande Veglia del Giubileo dei Giovani a Tor Vergata, il Papa torna a parlare di amicizia che, se fondata su Cristo, è "la nostra stella polare". Riemergono, a questo proposito, anche le parole di Papa Francesco laddove evidenziava uno dei grandi paradossi dei giovani di oggi, spesso appesantiti da tante cose materiali, ma svuotati di senso, persi.
[...] un cuore colmo di distrazioni non trova la strada, ma chi la desidera già inizia a liberarsi da ciò che lo blocca. L’insoddisfazione è eco della verità: non deve spaventarvi, perché mostra bene quale vuoto ingombra la vita, riducendola a strumento in funzione di altro.
Il vero bene non si può comprare né conquistare con le armi
E per restare sulla concretezza, il Papa conclude sottolineando che l'atto più concreto che il cristiano fa per il proprio bene, per quello di chi gli è accanto, per il mondo, è pregare. L'esempio della preghiera di Maria, definita la "più grande poetessa", nel canto del Magnificat, è il più calzante: esprime docilità e ardore allo stesso tempo. "Non si tratta di compiere sforzi sovrumani - precisa Leone -, e neppure di fare ogni tanto qualche opera di carità: si tratta di vivere come uomini e donne che hanno Cristo nel cuore, lo ascoltano come Maestro e lo seguono come Pastore". In questa ottica, appare chiaro come pregare sia un "atto di libertà, che spezza le catene della noia, dell'orgoglio e dell'indifferenza", dice il Successore di Pietro. Basta, ancora una volta, guardare ai santi:
Come sono liberi! Insieme con loro, andiamo avanti nel cammino, ben sapendo che il vero bene della vita non si può comprare con denaro né conquistare con le armi, ma si può donare, semplicemente, perché a tutti Dio lo dona con amore.
Il sostegno reciproco è confermato, splende, è manifesto. La preghiera del Padre Nostro e la benedizione papale concludono un evento di una carica eccezionale che si protrae a lungo con abbracci, sorrisi, e soprattutto con un saluto speciale: "Arrivederci e buon cammino!".
Grazie per aver letto questo articolo. Se vuoi restare aggiornato ti invitiamo a iscriverti alla newsletter cliccando qui
