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Leone XIV: la solidarietà sia criterio delle relazioni umane, per la pace e la cura dei deboli

All’Angelus in piazza San Pietro, il Papa spiega che “la venuta di Gesù nella debolezza della carne umana” invita a volgersi verso Dio e verso l’uomo. Dunque a vivere una fede incarnata, a “pensare, pregare e annunciare” un Dio non “distante” ma “presente nel volto dei fratelli”, che “si rivela nelle situazioni di ogni giorno” e a proiettarsi verso gli altri, impegnandosi concretamente “per la promozione della fraternità e della comunione”

Tiziana Campisi – Città del Vaticano

Questa è l’opera di Dio: in Gesù si è fatto uno di noi, ha scelto di stare con noi, ha voluto essere per sempre il Dio-con-noi. La venuta di Gesù nella debolezza della carne umana, se da una parte ravviva in noi la speranza, dall’altra ci consegna un duplice impegno, uno verso Dio e l’altro verso l’uomo.

A due giorni dalla conclusione del Giubileo della speranza, che terminerà con la chiusura della Porta Santa della basilica vaticana, all’Angelus, ai fedeli radunati in una grigia piazza San Pietro bagnata dalla pioggia, Leone XIV ricorda, che “fondamento” della speranza cristiana è “l’incarnazione di Dio” e che i credenti non basano la loro speranza “su previsioni ottimistiche o calcoli umani, ma sulla scelta di Dio di condividere” il cammino degli uomini, affinché non siano “mai soli nella traversata della vita”.

LEGGI QUI IL TESTO INTEGRALE DELL'ANGELUS DI PAPA LEONE XIV

Piazza San Pietro gremita di fedeli
Piazza San Pietro gremita di fedeli   (@Vatican Media)

Verso Dio e verso l’uomo

E proprio partendo da Gesù, Dio fattosi uomo, il Papa offre un programma di vita: protendersi verso Dio, non considerandolo distante, ma vedendolo negli altri, negli eventi della quotidianità, e impegnarsi concretamente per la fratellanza, “la giustizia”, “la pace” e “la cura dei più fragili”.

Una fede incarnata

Dio ha “scelto la nostra umana fragilità come sua dimora”, per questo siamo invitati a volgerci a Lui, a ripensarlo non partendo “da una dottrina astratta”, ma “dalla carne di Gesù”.

Dobbiamo sempre verificare la nostra spiritualità e le forme in cui esprimiamo la fede, perché siano davvero incarnate, capaci cioè di pensare, pregare e annunciare il Dio che ci viene incontro in Gesù: non un Dio distante che abita un cielo perfetto sopra di noi, ma un Dio vicino che abita la nostra fragile terra, si fa presente nel volto dei fratelli, si rivela nelle situazioni di ogni giorno.

Leone XIV mentre legge il testo dell'Angelus
Leone XIV mentre legge il testo dell'Angelus   (@Vatican Media)

Promuovere la fraternità e la comunione

E poi, essendo Dio “diventato uno di noi, ogni creatura umana è un suo riflesso”, “porta in sé la sua immagine, custodisce una scintilla della sua luce”. Per questo l’impegno a volgersi verso l’uomo, cui ci spinge Cristo, deve portare “a riconoscere in ogni persona la sua dignità inviolabile e a esercitarci nell’amore vicendevole gli uni verso gli altri”.

L’incarnazione ci chiede anche un impegno concreto per la promozione della fraternità e della comunione, perché la solidarietà diventi il criterio delle relazioni umane, per la giustizia e per la pace, per la cura dei più fragili e la difesa dei deboli. Dio si è fatto carne, perciò non c’è culto autentico verso Dio senza la cura per la carne umana.

La gioia del Natale deve essere un incoraggiamento a proseguire questo “cammino”, conclude Leone XIV, che invoca la Vergine Maria perché renda tutti “sempre più pronti a servire Dio e il prossimo”.

Uno scorcio di piazza San Pietro
Uno scorcio di piazza San Pietro   (@Vatican Media)

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04 gennaio 2026, 12:15

L’Angelus è una preghiera recitata in ricordo del Mistero perenne dell’Incarnazione tre volte al giorno: alle 6 della mattina, a mezzogiorno e alla sera verso le 18, momento nel quale viene suonata la campana dell’Angelus. Il nome Angelus deriva dal primo versetto della preghiera – Angelus Domini nuntiavit Mariae – che consiste nella lettura breve di tre semplici testi che vertono sull’Incarnazione di Gesù Cristo e la recita di tre Ave Maria. Questa preghiera è recitata dal Papa a Piazza San Pietro a mezzogiorno la domenica e nelle Solennità. Prima della recita dell’Angelus, il Pontefice tiene anche un breve discorso prendendo spunto dalle Letture del giorno. Seguono i saluti ai pellegrini.
Dalla Pasqua fino a Pentecoste, al posto dell’Angelus viene recitato il Regina Coeli, che è una preghiera in ricordo della Risurrezione di Gesù Cristo, al termine della quale viene recitato il Gloria per tre volte.

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