Nuovo Concistoro a giugno, il Papa: ne faremo uno ogni anno
Salvatore Cernuzio – Città del Vaticano
Il primo è finito stasera ma è già pronto il prossimo appuntamento: due giorni a giugno, a ridosso della solennità dei Santi Pietro e Paolo. Un nuovo Concistoro straordinario attende Papa Leone XIV e i cardinali di tutto il mondo in Vaticano. È stato il Pontefice ad annunciare questa seconda riunione in estate nel discorso conclusivo della terza e ultima sessione di oggi pomeriggio che ha visto riuniti 170 porporati elettori e non elettori. Sempre il Papa – spiegando che la riunione di questi due giorni si pone “in continuità” con quanto chiesto dalle congregazioni generali pre-Conclave - ha espresso la volontà di continuare i Concistori con una cadenza annuale e per la durata di 3-4 giorni. Lo anticipava già nel discorso di ieri, dicendo che queste quarantott'ore sono la “prefigurazione del nostro cammino futuro”. Il Papa ha confermato inoltre l’Assemblea ecclesiale dell’ottobre 2028 annunciata nel marzo scorso.
Il grazie ai presenti e la vicinanza agli assenti
Oltre agli annunci, Leone XIV ha voluto dire grazie ai presenti per la partecipazione e il sostegno. Un ringraziamento particolare ai cardinali più anziani per lo sforzo di venire: “La vostra testimonianza è preziosa” e una manifestazione di vicinanza ai porporati nel mondo che, invece, non hanno potuto essere presenti in questi giorni a Roma: “Siamo con voi e vi siamo vicini”.
Una “sinodalità non tecnica” quella che Leone dice di aver sperimentato tra ieri e oggi, "una profonda sintonia e comunione", con una metodologia scelta per favorire una migliore conoscenza reciproca, vista la diversità di background ed esperienze di ciascuno. Dal Papa anche un richiamo al Vaticano II, base del cammino e del rinnovamento della Chiesa, e il chiarimento che gli altri due temi proposti e non votati ieri dall’assemblea – la liturgia e la Praedicate evangelium – sono fortemente connessi al Concilio e non andranno dimenticati.
Non è mancato, infine, da parte di Leone XIV ma anche da tutti i membri del Collegio cardinalizio, uno sguardo alla situazione generale del mondo che rende “tanto più urgente” una risposta da parte della Chiesa. Chiesa che si fa vicina alle chiese locali che soffrono guerre e violenze.
Il pensiero al Venezuela
Su questa scia, nonostante i temi del Concistoro fossero ben altri – sinodalità e missione alla luce di Evangelii gaudium, votati ieri dai porporati "a netta maggioranza" -, è stato rivolto un pensiero, in particolare dai cardinali latinoamericani, alla situazione del Venezuela. Se n’è fatto portavoce il cardinale Luis Jose Rueda Aparicio, arcivescovo di Bogotà in Colombia, durante una conferenza serale nella Sala Stampa della Santa Sede, insieme ai cardinali Stephen Brislin, arcivescovo di Johannesburg in Sud Africa, e Pablo David, vescovo di Kalookan nelle Filippine.
L’arcivescovo colombiano ha ricordato le parole del Papa all’Angelus del 4 gennaio, all’indomani dell’attacco degli Stati Uniti, in cui Leone XIV “ha espresso la sua profonda preoccupazione per quanto sta accadendo in Venezuela e si è impegnato per incoraggiare il dialogo e la ricerca del consenso, invocando la pace, per costruire una pace che sia al tempo stesso disarmata e disarmante, che cerchi di unire i popoli nel rispetto dei diritti umani e della sovranità”. “Quel messaggio di domenica ha dato il tono alle mie riflessioni di questi giorni”, ha affermato Rueda. Non era il tema ufficiale del Concistoro, ma era “inevitabile” che i membri del Collegio cardinalizio “siano preoccupati per quanto sta accadendo”, si stiano “ponendo domande” sulla direzione che si sta prendendo, su come cambia la geopolitica dell’America Latina e come la Chiesa può accompagnare la popolazione. È un tema, il Venezuela, che “portiamo nel cuore ci addolora tutti e desideriamo i migliori sviluppi possibili nel prossimo futuro”, ha assicurato Rueda.
Vivere la sinodalità come "compagni di strada"
I tre cardinali relatori hanno poi dato conto dei temi e della generale atmosfera dei lavori iniziati la mattina e proseguiti il pomeriggio, scanditi anche da momenti di canto e preghiera, con una pausa per il pranzo nell’atrio dell’Aula Paolo VI (presente il Papa che ha donato a ognuno la medaglia del pontificato). La sinodalità, il viverla come “compagni di strada”, la necessità che essa si rifletta nell’esercizio dell’autorità, nella formazione e nel lavoro dei nunzi, che si viva nella Curia con “una maggiore internazionalizzazione”, e poi la rilettura dell’esortazione di Papa Francesco Evangelii gaudium, testo che non è “scaduto” con il precedente pontificato ma che ancora interpella diocesi, Curia romana e il Papa stesso, sono stati l’oggetto delle riflessioni dei gruppi linguistici. Venti gruppi: undici comprendenti i cardinali non elettori, 9 i cardinali elettori, ordinari delle diocesi, nunzi ancora in servizio, ha spiegato il direttore della Sala Stampa della Santa Sede, Matteo Bruni.
"Il Papa prendeva note, era molto attento"
Brislin ha definito l’esperienza “molto arricchente”, grazie alle diverse prospettive che hanno permesso di approfondire i bisogni del mondo. Quindi una occasione per conoscere e per conoscersi. “Il fatto che a giugno ci sia un nuovo appuntamento è segno che il Santo Padre ha preso molto sul serio il fatto che possiamo aiutarlo nel suo ruolo di Successore di Pietro”, ha detto. “Otto mesi dopo il Conclave il Papa ha voluto convocarci per ascoltarci”, ha fatto eco Rueda, "questo ci rafforza nella missione della Chiesa”. Scherzando invece sul jet lag (“Non posso credere di essere ancora qui, oggi abbiamo iniziato molto presto alle 7”) e sul “beautiful setting” del Concistoro, il cardinale David ha lodato anzitutto il format usato per i lavori, quindi la conversazione nello Spirito grazie alla quale “tutti hanno potuto parlare”, e ha apprezzato il fatto che il Papa “ha più ascoltato che parlato”: “Prendeva note, era molto attento, gli input che ha dato sono stati molto arricchenti per tutti noi”.
L'importanza di conoscersi
Da parte di un cronista la domanda su quali siano i veri elementi di novità emersi in questo Concistoro, dal momento che molti dei temi elencati sono stati già ampiamente presi in esame durante la doppia sessione del Sinodo sulla Sinodalità. Alla richiesta, Brislin ha spiegato che la novità non va cercata “solo nelle discussioni” bensì nella stessa “opportunità di conoscerci e ascoltarci”. “È importante perché veniamo da diverse parte del mondo, alcuni sono nuovi cardinali, altri da molto tempo”. Il Papa, ha aggiunto l’arcivescovo di Johannesburg, “vuole essere collegiale, vuole ascoltare, vuole attingere all’esperienza e alla conoscenza dei cardinali che vengono dalle diverse parti del mondo perché questo può aiutarlo a guidare la Chiesa”. I profili sono “diversi” ma si è lavorato “in armonia che non è uniformità”, ha concluso il cardinale Rueda.
Laici e donne
Ancora sui temi, dai giornalisti anche la domanda se la questione della partecipazione dei laici e il ruolo delle donne nella Chiesa sia in qualche modo rientrata nelle discussioni. “Come non possiamo riconoscere il ruolo delle donne e i loro ministeri nella chiesa”, ha esclamato in proposito il cardinale David. “Certamente” il tema femminile è “una preoccupazione costante”, ha affermato il porporato filippino, ricordando i risultati – di recente pubblicazione - della Commissione sullo studio del diaconato femminile. David ha inoltre fatto cenno al “clericalismo” e rilanciato l’idea di “sacerdozio” del popolo che attinge al Concilio Vaticano II. “Parliamo del corpo della Chiesa, abbiamo il capo della Chiesa, ma non solo il capo, c’è anche un corpo. Le persone hanno il potere di partecipare alla vita e alla missione della Chiesa”.
Grazie per aver letto questo articolo. Se vuoi restare aggiornato ti invitiamo a iscriverti alla newsletter cliccando qui
