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L'anno nuovo è come un'alba. Un inizio, un tempo di incognite e di speranze. L'anno nuovo è come un'alba. Un inizio, un tempo di incognite e di speranze.

I Papi e il nuovo anno, tempo di ringraziamento e di speranza

Nell’imminenza del 2026 riproponiamo alcune riflessioni dei Pontefici su questo frangente di passaggio tra il tramonto del 2025 e il sorgere del nuovo anno. Sono un invito a riflettere sul valore del tempo, a non terminare l’anno senza ringraziare Dio, a restare pellegrini di speranza, a scrivere un nuovo foglio bianco confidando nel Signore, a recuperare la gentilezza, ad edificare la casa che non crolla

Amedeo Lomonaco – Città del Vaticano

Un anno volge al termine e un altro si sta per aprire. Lo sguardo della Chiesa su questa “staffetta cronologica” tra due archi temporali distinti ma vicini si lega sempre al Vangelo. E si distende lungo un duplice orizzonte: quello della gratitudine a Dio e dell’affidamento al Signore. Ringraziamento e speranza diventano le chiavi per leggere il passato appena vissuto e accogliere il futuro, con le sue opportunità ed anche le incognite.

Il senso del tempo

Il momento di “transito” da una pagina quasi conclusa ad una da cominciare è un invito a riflettere sul tempo. Papa Paolo VI all’Angelus del 2 gennaio 1972 esorta a prendere in esame il suo valore. “Prima d'inoltrarci nel nuovo anno, è il momento di dedicarvi un po' di riflessione”. 

Paolo VI: il tempo è la misura degli avvenimenti

Il tempo è la misura, si può dire, degli avvenimenti che si succedono. È la misura della nostra vita presente. Una misura che incute timore, perché ci fa vedere che l'ieri non esiste più, che il domani non esiste ancora; non esiste che l'oggi, anzi esiste per noi solo l'istante presente: viviamo solo sopra un punto mobile, un solo attimo fuggente ... E questo c'insegna a vivere in ragionevole intensità questo attimo attuale, del quale solo siamo padroni, e nel quale consiste la nostra unica esperienza della vita presente. Cioè ci insegna il valore del tempo.

Papa Paolo VI (foto d'archivio).
Papa Paolo VI (foto d'archivio).

Non terminare l’anno senza ringraziare il Signore

Le parole dei Papi in questo frangente dell’anno accompagnano innanzitutto il canto del Te Deum. Papa Benedetto XVI, nella celebrazione, il 31 dicembre del 2011, dei primi vespri della solennità di Maria Madre Di Dio parla proprio di questo preciso spazio temporale: “un altro anno si avvia a conclusione mentre ne attendiamo uno nuovo”. La trepidazione, i desideri e le attese non possono essere disgiunti dalla lode al Signore.

Benedetto XVI: siamo tutti nelle mani di Dio

La Chiesa ci suggerisce di non terminare l’anno senza rivolgere al Signore il nostro ringraziamento per tutti i suoi benefici. È in Dio che deve terminare l’ultima nostra ora, l’ultima ora del tempo e della storia. Dimenticare questo fine della nostra vita significherebbe cadere nel vuoto, vivere senza senso. Per questo la Chiesa pone sulle nostre labbra l’antico inno Te Deum. È un inno pieno della sapienza di tante generazioni cristiane, che sentono il bisogno di rivolgere in alto il loro cuore, nella consapevolezza che siamo tutti nelle mani piene di misericordia del Signore.

Papa Benedetto XVI (Messa di Natale 24 dicembre 2012).
Papa Benedetto XVI (Messa di Natale 24 dicembre 2012).

Restare pellegrini di speranza

L’inizio del 2026 è anche la conclusione dell’Anno Santo della speranza. Questa virtù non è una porta che si chiude. La speranza non muore ed è “generativa”, sottolinea Papa Leone XIV all’udienza giubilare del 20 dicembre 2025.

Leone XIV: sperare è generare

Il Giubileo volge al termine, non finisce però la speranza che questo Anno ci ha donato: rimarremo pellegrini di speranza! Abbiamo ascoltato da San Paolo: “Nella speranza, infatti, siamo stati salvati” (Rm 8,24). Senza speranza, siamo morti; con la speranza, veniamo alla luce. La speranza è generativa. Infatti è una virtù teologale, cioè una forza di Dio, e come tale genera, non uccide ma fa nascere e rinascere. Questa è vera forza. Quella che minaccia e uccide non è forza: è prepotenza, è paura aggressiva, è male che non genera niente. La forza di Dio fa nascere. Per questo vorrei dirvi infine: sperare è generare.

Papa Leone XIV e due sposi (udienza giubilare 6 dicembre 2025)
Papa Leone XIV e due sposi (udienza giubilare 6 dicembre 2025)   (@VATICAN MEDIA)

Un foglio bianco

Il nuovo anno, ormai davanti al nostro cammino, ci appare in una prospettiva ignota. Papa Giovanni Paolo II il primo gennaio del 1986 invita ad orrire al Signore “questa nuova tappa e questo foglio ancora bianco”.

Giovanni Paolo II: il nuovo anno è una grande incognita

L’Anno Nuovo appare davanti a noi come una grande incognita, come uno spazio che dovremo riempire con un contenuto, come una prospettiva di avvenimenti sconosciuti e di decisioni da prendere. Come una nuova tappa e un nuovo spazio della lotta del bene e del male a livello di ogni essere umano e insieme a livello della famiglia, della società, delle nazioni: dell’umanità intera.

Papa Giovanni Paolo II (foto d'archivio).
Papa Giovanni Paolo II (foto d'archivio).

Recuperare la gentilezza

Per scrivere su questo foglio bianco si deve attingere innanzitutto al deposito delle virtù. Una di queste, indicata  da Papa Francesco il 31 dicembre del 2022 ha il potere di umanizzare i rapporti e di sciogliere l’indifferenza:

Francesco: la gentilezza è uno stile di vita

Cari fratelli e sorelle, penso che recuperare la gentilezza come virtù personale e civica possa aiutare non poco a migliorare la vita nelle famiglie, nelle comunità, nelle città. Per questo, guardando al nuovo anno della città di Roma, vorrei augurare a tutti noi che la abitiamo di crescere in questa virtù: la gentilezza. L’esperienza insegna che essa, se diventa uno stile di vita, può creare una convivenza sana, può umanizzare i rapporti sociali sciogliendo l’aggressività e l’indifferenza. 

Papa Francesco (foto d'archivio).
Papa Francesco (foto d'archivio).

Edificare la casa che non crolla

Volgere lo sguardo al futuro significa anche guardare quanti accompagnano la nostra esistenza: la famiglia, i colleghi nei luoghi di lavoro, il prossimo. Un augurio speciale per il nuovo anno è quello rivolto da Papa Giovanni XXIII, nel messaggio del 10 gennaio del 1960 , alle famiglie cristiane in occasione della festività della Sacra Famiglia.

L’augurio di Giovanni XXIII

Spirito di prudenza e di sacrificio nella educazione premurosa dei figli: e sempre, in ogni circostanza, sollecitudine intesa ad aiutare, a perdonare, a compatire, ad accordare agli altri la fiducia, che noi vorremmo fosse accordata a noi. È così che si edifica la casa che non crolla. L'augurio sereno di questa sicurezza, che è garanzia di imperitura pace, parte dal Nostro cuore per raggiungere ciascuno di voi, per accompagnarvi durante il nuovo anno: esso è sostenuto da una particolare preghiera, che eleviamo fervidamente al Cielo per la famiglia di ciascuno che Ci ascolta, specialmente per quelle che la mancanza di mezzi, di lavoro, di salute, espongono a dolorose privazioni.

Papa Giovanni XXIII (visita pastorale a Loreto, 4 ottobre 1962)
Papa Giovanni XXIII (visita pastorale a Loreto, 4 ottobre 1962)

Da queste parole di Papa Roncalli e dalle riflessioni dei Pontefici si estende un augurio anche in questo tempo ormai vicino al 2026: il nuovo anno sia per tutti il tempo propizio per edificare una “casa che non crolla”, nonostante le ferite e le incognite della vita, nonostante gli orrori della guerra che ancora scuotono, in varie e troppe regioni del mondo, la famiglia umana.

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31 dicembre 2025, 09:00