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Papa Leone saluta il gruppo di giovani provenienti dalla Terra Santa Papa Leone saluta il gruppo di giovani provenienti dalla Terra Santa  (@Vatican Media)

Dal Papa il volto giovane della speranza in Terra Santa

In Piazza San Pietro la testimonianza di impegno e resilienza di giovani provenienti dal Medio Oriente e da città in forte sofferenza dopo lo scoppio del conflitto tra Israele e Hamas. Da Leone XIV anche i lavoratori licenziati da una fabbrica di Campi Bisenzio

Gianluca Biccini – Città del Vaticano

Marita ha 18 anni e un sorriso contagioso; George, suo coetaneo, si guarda intorno infreddolito e incuriosito. La speranza in Terra Santa ha il volto di questi due giovani palestinesi, lei di Gerusalemme lui di Zababdeh, e degli altri ragazzi, una trentina in tutto, che stamane partecipano all’udienza generale in piazza San Pietro, l’ultima dell’Anno Santo 2025. Arrivano da centri e villaggi i cui nomi evocano scenari di sofferenza: la Città Santa, ma anche Ramallah e Jenin. «È la prima volta che escono dalla Cisgiordania e sono qui oggi, accompagnati da due parroci, il francescano Johnny Jallouf e don Elias Tabban, e da André Haddad, laico che lavora nel Patriarcato di Gerusalemme dei latini, per confidare a Leone XIV le loro speranze», spiega il gesuita Massimo Nevola, assistente spirituale delle Comunità di Vita Cristiana (Cvx) in Italia.

È lui il promotore dell’iniziativa di solidarietà che ha permesso di ospitarli a Roma in questi giorni di festività natalizie. Quasi tutti sono universitari - Marita ad esempio studia marketing e George è aspirante architetto -, ma c’è anche un lavoratore, il decano del gruppo: si chiama Charlie, ha 35 anni, ed è padre di due bambine. Due giorni fa, il 29 dicembre, sono stati salutati dal presidente della Repubblica italiana Sergio Mattarella al Quirinale, poi hanno compiuto il pellegrinaggio giubilare, visitato basiliche e catacombe romane, prima dell’udienza odierna con il Pontefice.


Una luce di speranza

Nel pomeriggio li attendono il «Te Deum» nella chiesa di Sant’Ignazio e un brindisi di fine anno nella sede de «La Civiltà Cattolica», prima di partire alla volta di Assisi, meta conclusiva del viaggio. «Tra loro ci sono anche tre musulmani — prosegue padre Nevola — perché in Terra Santa anche le differenze si annullano: cristiani di varie confessioni, seguaci dell’Islam ed ebrei di buona volontà si impegnano insieme affinché si arrivi finalmente a una convivenza pacifica». «Perché come dice il nostro cardinale patriarca Pizzaballa — gli fa eco don Tabban — nella Terra di Gesù si lavora insieme nella causa dell’educazione alla pace, chiedendo al contempo giustizia». «Nelle comunità parrocchiali che frequentano — interviene padre Jallouf — questi giovani si sono sentiti accolti, perciò hanno convinto i famigliari a restare e a non lasciare le proprie case, come invece purtroppo hanno fatto alcuni loro conoscenti, emigrando altrove». In tal modo, commenta da ultimo Haddad, «questi ragazzi sono la luce che resta accesa, un messaggio di speranza per la minoranza cristiana».

I ragazzi dalla Terra Santa a Piazza San Pietro
I ragazzi dalla Terra Santa a Piazza San Pietro   (@Vatican Media)

Il lavoro, dignità e giustizia

Ed è proprio la speranza ad animare anche le attese dei lavoratori della fabbrica dell’ex Gkn di Campi Bisenzio, una ventina dei quali presenti all’udienza con i famigliari e l’arcivescovo Gherardo Gambelli, ordinario di Firenze. «Prima la cassa integrazione, poi il licenziamento dopo anni di operoso e onesto lavoro — ricorda il presule —. La vicenda ha dato vita a una mobilitazione durata anni, che ha intrecciato la lotta operaia con nuove forme di resistenza collettiva, ispirando riflessioni sul rapporto tra industria, territorio e giustizia sociale. Per tale motivo ho voluto essere con loro: stamattina presto abbiamo celebrato la messa nelle Grotte vaticane e poi c’è stato l’incontro con il Papa che infonde coraggio». Del resto, fanno sapere i lavoratori, «siamo stati licenziati tramite un’email, trattati senza giustizia né dignità».

Leone XIV saluta un gruppo di malati che partecipano all'udienza
Leone XIV saluta un gruppo di malati che partecipano all'udienza   (@Vatican Media)

Una “corsa” spirituale

Temi questi che rimandano alla Dottrina sociale della Chiesa, di cui è esperto anche don Paweł Prüfer, docente della materia, che al contempo svolge attività pastorale presso una parrocchia polacca di Gorzów Wielkopolski. Ma il sacerdote è anche un podista e oggi corre in privato la mezza maratona numero 365 del 2025, suggellando un progetto giubilare sportivo, spirituale e umano. Da oltre un decennio impegnato in corse sulla lunga distanza a livello amatoriale, comprese le ultramaratone da 100 chilometri, ha partecipato in passato alla maratona di Roma e  alla Corsa dei Santi (co-organizzate anche da Athletica Vaticana), raccogliendo tali esperienze nel libro Bieg i Bóg («Correre e Dio»). 

L'omaggio del Papa alle reliquie di Santa Teresina
L'omaggio del Papa alle reliquie di Santa Teresina   (@Vatican Media)

La presenza di santa Teresina

Significativa infine la presenza accanto a Leone XIV delle reliquie di santa Teresina di Gesù Bambino. «Le avevamo portate a Roma da Lisieux nel dicembre 2024 e il 18 Papa Francesco aveva pregato in piazza San Pietro davanti al reliquiario contenente un osso del piede della giovane carmelitana, venerata come dottore della Chiesa e patrona delle Missioni — ricorda don Emmanuel Schwab, rettore del santuario a lei intitolato —; per tutto l’Anno giubilare sono state esposte alla venerazione dei fedeli a Trinità dei Monti, la chiesa nazionale dei francesi. E ora dopo questo “incontro” anche con Papa Prevost, ritorneranno a casa al termine del Giubileo». 

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