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Il Papa: credere alla pace scegliendo la via disarmata dei martiri

All’Angelus della festa di santo Stefano, Leone XIV ricorda che, sull’esempio del primo martire del cristianesimo, è possibile scegliere la giustizia anteponendo pace e poveri a paura ed egoismo. Anche se, spesso, "chi crede alla pace” si ritrova spesso “ridicolizzato, spinto fuori dal discorso pubblico e non di rado accusato di favorire nemici". Con la gioia e la forza della fede, il cristiano “non ha nemici” e persino nella morte non vede solo il buio

Lorena Leonardi – Città del Vaticano

Una forza “più vera di quella delle armi”. E una gioia che potrebbe sembrare “impossibile”, specie nell’“incertezza” e “sofferenza” del mondo attuale, dove chi “crede alla pace” scegliendo “la via disarmata di Gesù e dei martiri” si ritrova spesso “ridicolizzato, spinto fuori dal discorso pubblico e non di rado accusato di favorire avversari e nemici”. È una storia che non smette di essere attuale, anche se “vecchia” circa duemila anni. Oggi, 26 dicembre, festa di santo Stefano protomartire, Leone XIV ricorda nella sua meditazione per l’Angelus il primo martire della storia del cristianesimo.

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Anteporre la pace alle paure

Affacciatosi dalla finestra dello studio privato del Palazzo Apostolico Vaticano in una mattinata appena soleggiata, il Papa si rivolge ai presenti in piazza San Pietro e attinge all’esempio di chi con coraggio diede la vita come primo testimone della fede cristiana, per garantire che ancora oggi “dovunque nel mondo c’è chi sceglie la giustizia anche se costa, chi antepone la pace alle proprie paure, chi serve i poveri invece di sé stesso”.


Una bontà che rivela i pensieri dei cuori

Uno stile, questo, ispirato alla “nascita fra noi del Figlio di Dio”, che “chiama alla vita di figli di Dio”. Solo che “quella di Gesù e di chi vive come Lui” è “una bellezza respinta”: la sua “forza calamitante”, infatti, ha fin dall’inizio suscitato “la reazione di chi teme per il proprio potere, di chi è smascherato nella sua ingiustizia da una bontà che rivela i pensieri dei cuori”.

Il Papa affacciato alla finestra del Palazzo Apostolico Vaticano
Il Papa affacciato alla finestra del Palazzo Apostolico Vaticano   (@Vatican Media)

La speranza, malgrado tutto

Fino a oggi, però, nessuna potenza è in grado di “prevalere sull’opera di Dio”. Tanto che c’è chi fa scelte scomode e costose, anteponendo gli altri al proprio egoismo: ecco, dice il Pontefice, che “germoglia allora la speranza, e ha senso fare festa malgrado tutto”.


Una scelta sempre possibile

E se nelle condizioni di “incertezza” e “sofferenza” del mondo attuale la gioia “sembrerebbe impossibile”, chi oggi “crede alla pace” e sceglie “la via disarmata di Gesù e dei martiri” si ritrova spesso “ridicolizzato, spinto fuori dal discorso pubblico e non di rado accusato di favorire avversari e nemici”. Eppure esiste un dettaglio non da poco: il cristiano “non ha nemici”, ma “fratelli e sorelle, che rimangono tali anche quando non ci si comprende”.

Il Mistero del Natale ci porta questa gioia: una gioia motivata dalla tenacia di chi già vive la fraternità, di chi già riconosce attorno a sé, anche nei propri avversari, la dignità indelebile di figlie e figli di Dio.

Rinascere nuovamente alla luce

Per questo Stefano “morì perdonando”: in virtù di quella forza “gratuita” e già “presente” nel cuore di tutti, che “si riattiva e si comunica in modo irresistibile quando qualcuno incomincia a guardare diversamente il suo prossimo, a offrirgli attenzione e riconoscimento”.

Sì, questo è rinascere, questo è venire nuovamente alla luce, questo è il nostro Natale!


La fede non vede mai solo il buio

All’indomani della nascita di Gesù, nel “natale” di santo Stefano – come dicevano le prime generazioni cristiane, certe che “non si nasce una volta sola” –, il vescovo di Roma ricorda che “il martirio è nascita al cielo: uno sguardo di fede, infatti, persino nella morte non vede più soltanto il buio”.

Noi veniamo al mondo senza deciderlo, ma poi passiamo attraverso molte esperienze in cui ci è chiesto sempre più consapevolmente di “venire alla luce”, di scegliere la luce.

Negli Atti degli Apostoli si racconta che chi vide Stefano andare verso il martirio “fu sorpreso dalla luce del suo volto e delle sue parole”.

È il volto, spiega Leone XIV, di chi non se ne va “indifferente dalla storia”, ma la affronta “con amore”. Nei gesti e nelle parole del primo dei martiri cristiani si ripresenta “l’amore divino apparso in Gesù, la Luce brillata nelle nostre tenebre”.

Come neve al sole

Infine, dal Papa l’invocazione della Vergine Maria, “benedetta fra tutte le donne che servono la vita e oppongono la cura alla prepotenza, la fede alla sfiducia”, auspicando che “ci porti nella sua stessa gioia”, una gioia che dissolve paure e minacce “come si scioglie la neve al sole”.

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26 dicembre 2025, 12:06