Yemen, violenti scontri tra le forze di Aden e gli Houthi. Migliaia in fuga
Cecilia Seppia – Città del Vaticano
Nel complesso scacchiere regionale, segnato dalle profonde tensioni tra Israele, Gaza e l'asse sciita guidato dall'Iran, il territorio yemenita è diventato un teatro di scontro cruciale. Le milizie ribelli Houthi, rinvigorite dal ruolo di primo piano assunto nel blocco delle rotte marittime globali, hanno riacceso con violenza i fronti interni della guerra civile. Nelle ultime ventiquattro ore, il Paese è stato investito dalla più pesante escalation militare dal 2022: violenti combattimenti a colpi di artiglieria, incursioni di droni e il lancio di ben 14 missili balistici hanno spezzato la fragile tregua, lasciando sul terreno un drammatico bilancio di sangue e provocando una nuova, massiccia ondata di profughi.
Un bilancio drammatico
La situazione è fuori controllo soprattutto lungo la fascia occidentale del Paese. I combattimenti più aspri si sono concentrati a ovest di Taiz – attorno alle alture strategiche del monte al-Numan e del monte Dabbas – e nella provincia costiera di Hodeidah, snodi vitali per il controllo delle rotte commerciali. Il bilancio provvisorio delle ultime ore parla di oltre 120 vittime. Tra le truppe governative, affiliate al Consiglio presidenziale di Aden (riconosciuto dalla comunità internazionale), si contano 66 morti, soprattutto a Taiz e nei pressi del Mar Rosso, ha dichiarato un funzionario militare, mentre fonti mediche e di sicurezza hanno riportato almeno 62 caduti tra gli Houthi nei distretti di Al Jawf e Khabb wa ash Sha'af, dove l'artiglieria governativa ha bersagliato postazioni e depositi di armi dei ribelli. Anche un civile è rimasto ucciso negli scontri. Fonti militari yemenite hanno spiegato all'Afp che l'obiettivo degli Houthi sarebbe isolare la città di Mokha, da settimane nel mirino, dal resto delle aree sotto il controllo delle forze governative. Gli Houthi inoltre avrebbero preso il controllo di posizioni strategiche sulle alture che dominano le postazioni delle forze governative vicino al Mar Rosso e alla città di al-Kokha, sulla costa, così come nei pressi di Taiz. Postazioni che, hanno detto le fonti dell'Afp, potrebbero consentire ai ribelli di prendere di mira le navi. Oggi, precisa l'agenzia, gli Houthi non controllano settori che si affacciano direttamente sullo Stretto di Bab el-Mandeb, ma è nelle loro mani la città portuale di Hodeidah, a nord di Mokha, ed è proprio a Bab el-Manded che stanno puntando.
La fuga disperata della popolazione
Il riaccendersi dei bombardamenti e dei colpi di mortaio contro le aree urbane ha scatenato il panico tra la popolazione civile. Nei soli distretti di Hays, al-Jarahi e Jabal Ras, le autorità locali hanno registrato la fuga di almeno 400 persone (circa 57 nuclei familiari) in pochissime ore, costrette a lasciare le proprie case e migliaia di civili stanno abbandonando i villaggi rurali per tentare di raggiungere la periferia ovest di Taiz. Secondo i dati aggiornati dell'Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (OIM), il totale delle persone internamente sfollate nello Yemen ha superato la drammatica quota di 5,2 milioni di individui. Lo scenario è reso ancora più disperato dal fatto che il fuoco incrociato sta colpendo anche i campi profughi preesistenti, costringendo famiglie già vulnerabili a una seconda, drammatica evacuazione sotto le bombe.
L’allarme dell’Onu
L'escalation ha provocato l'immediata reazione dei vertici internazionali. L'inviato speciale delle Nazioni Unite per lo Yemen, Hans Grundberg, ha lanciato un duro monito al Consiglio di Sicurezza dell'ONU, avvertendo che lo Yemen corre oggi "il rischio più serio di un ritorno a un conflitto su vasta scala rispetto a qualsiasi altro momento, dalla tregua del 2022". Grundberg e i membri del Consiglio hanno espresso una ferma condanna per la ripresa degli attacchi Houthi sia sul terreno interno sia contro il naviglio commerciale nel Mar Rosso, sottolineando come queste azioni minaccino di trascinare definitivamente lo Yemen nel "vortice" della più ampia guerra mediorientale. La diplomazia internazionale ha reiterato la richiesta di un immediato allentamento delle ostilità e del ritorno a un processo politico negoziato, esigendo inoltre il rilascio incondizionato del personale umanitario e delle Nazioni Unite illegalmente trattenuto dai ribelli a Sana'a.
5 milioni di persone a rischio carestia
Mentre le armi tornano a dettare legge, l'emergenza umanitaria – già definita dalle Nazioni Unite come una delle peggiori del pianeta – è precipitata in un baratro. Più del 49% della popolazione yemenita soffre di insicurezza alimentare acuta, con oltre 5 milioni di persone letteralmente a un passo dalla carestia. Il collasso del sistema economico ha spinto l'80% degli abitanti sotto la soglia di povertà, mentre la metà delle strutture sanitarie del Paese risulta parzialmente o totalmente inutilizzabile. A lanciare l'allarme è soprattutto, l'OCHA, l'Ufficio delle Nazioni Unite per il coordinamento degli affari umanitari: il piano di risposta umanitaria per lo Yemen ha ricevuto finora soltanto il 20% delle risorse finanziarie necessarie dai donatori internazionali. Questo drammatico deficit di fondi sta costringendo le agenzie sul campo a tagliare i programmi salvavita, riducendo le razioni di cibo e le forniture mediche proprio nel momento di massimo bisogno. Nel silenzio dei media generalisti, lo Yemen rischia così di consumare la sua ora più buia sotto il peso combinato delle bombe e dell'indifferenza globale.
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