Kyiv, le conseguenze dell'attacco dei droni russi Kyiv, le conseguenze dell'attacco dei droni russi

Missili e droni su Kyiv, almeno 11 morti. L’Ucraina colpisce un porto sul Baltico

L'intensificazione degli attacchi russi contro la capitale ucraina e la regione circostante ha provocato vittime, aggravando ulteriormente la pressione sulle infrastrutture ucraine e sulle scorte di sistemi antiaerei. Nelle stesse ore, droni ucraini colpivano nuovamente infrastrutture strategiche della Federazione Russa. Diplomazia senza progressi. Al G20 l’Europa contesta il ritorno del ministro russo delle Finanze

Francesco Citterich - Città del Vaticano

 La guerra in Ucraina torna a mostrare il suo volto più violento proprio mentre sul fronte diplomatico le prospettive di una soluzione diplomatica restano appese a un filo. Nella notte, l’esercito della Federazione Russa ha sferrato un massiccio attacco aereo contro Kyiv e la regione circostante, con una combinazione di missili balistici e da crociera e centinaia di droni. Il bilancio, ancora provvisorio, è di almeno 11 morti e decine di feriti. Tra le vittime ci sarebbero anche bambini. Secondo le autorità ucraine, sono state colpite infrastrutture civili, edifici residenziali e strutture legate alla rete ferroviaria.Particolarmente grave l’attacco a un deposito ferroviario, dove sono rimasti uccisi diversi lavoratori. A Kyiv, secondo le informazioni disponibili, otto persone hanno perso la vita; altre vittime sono state registrate nella regione, in particolare nell’area di Boryspil. I soccorritori hanno lavorato per ore tra incendi, edifici danneggiati e macerie, evacuando decine di persone. L’attacco ha confermato anche l’evoluzione delle capacità russe nella guerra dei droni. Mosca ha impiegato un numero elevato di velivoli senza pilota, insieme a missili di diversa tipologia, rendendo più difficile il lavoro della difesa aerea ucraina. Kyiv sostiene di essere riuscita a intercettare o neutralizzare la maggior parte degli obiettivi, ma l’intensità della nuova offensiva mette nuovamente sotto pressione le scorte di sistemi antiaerei e, in particolare, di intercettori Patriot di produzione statunitense.

La reazione di Kyiv

La risposta ucraina è arrivata anche in profondità nel territorio russo. Nelle stesse ore, droni di Kyiv hanno colpito nuovamente infrastrutture strategiche della Federazione Russa, compreso il porto di Ust-Luga, nella regione di Leningrado, sul Baltico. Si tratta di uno dei principali terminal russi per l’esportazione di petrolio e prodotti energetici. Le autorità locali hanno confermato danni provocati dall’attacco, mentre negli ultimi mesi Ust-Luga è stata ripetutamente presa di mira dai droni ucraini. La scelta degli obiettivi non è casuale. L’esercito di Kyiv sta cercando di colpire le infrastrutture energetiche e logistiche che contribuiscono alla capacità di Mosca di finanziare e sostenere lo sforzo bellico. I porti sul Baltico rappresentano un nodo fondamentale per le esportazioni russe di petrolio: danneggiarli significa cercare di aumentare i costi economici della guerra e mettere sotto pressione una delle principali fonti di entrate del Cremlino.

Lo stallo diplomatico

 Sul piano diplomatico, intanto, la situazione appare sempre più bloccata. I tentativi sostenuti dagli Stati Uniti di riaprire un negoziato tra Federazione Russa e Ucraina non hanno prodotto finora risultati concreti. Il Cremlino ha parlato di una vera e propria “pausa profonda” nei colloqui, mentre Kyiv continua a sostenere la necessità di un percorso negoziale, ma respinge l’ipotesi di concessioni territoriali imposte dalla forza. Il consigliere presidenziale ucraino, Kyrylo Budanov, ha indicato la possibilità di nuovi colloqui tecnici, avvertendo però che non ci si deve attendere una soluzione immediata.In questo quadro, assume un significato particolare la presenza della Federazione Russa al G20 Finanze di Asheville, negli Stati Uniti. Il ministro russo delle Finanze, Anton Siluanov, è infatti tornato a partecipare di persona a una riunione del formato per la prima volta dall'invasione su larga scala dell'Ucraina del febbraio 2022. Una presenza che ha provocato la protesta dei rappresentanti europei, proprio mentre le forze russe intensificavano i bombardamenti su Kyiv. La tensione è esplosa soprattutto al momento della tradizionale “foto di famiglia”. I ministri e i rappresentanti finanziari europei hanno fatto sapere di non voler partecipare allo scatto se Siluanov fosse stato incluso. Alla fine il ministro russo non è comparso nella fotografia ufficiale. Il ministro delle Finanze tedesco, Lars Klingbeil, ha definito la sua presenza un segnale preoccupante e ha ribadito che non può esserci normalizzazione dei rapporti con Mosca finché la guerra continua. Washington ha invece difeso la scelta di mantenere aperto il canale con Mosca. Il segretario al Tesoro statunitense, Scott Bessent, ha incontrato Siluanov a margine del vertice e ha discusso con lui anche delle prospettive del piano di pace promosso dall’amministrazione Trump. Bessent ha tuttavia chiarito che non ci saranno accordi finanziari o forme di sollievo economico per il Cremlino  finché la guerra non sarà conclusa. È dunque una guerra che, mentre continua a consumarsi sul terreno e nei cieli, si combatte anche attorno ai tavoli della diplomazia e dell’economia. Da una parte Mosca aumenta la pressione militare su Kyiv; dall’altra l’Ucraina amplia la propria campagna di attacchi contro infrastrutture strategiche russe. Nel mezzo, i negoziati restano fermi e il ritorno di Mosca nei consessi internazionali rischia di accentuare le divisioni tra Stati Uniti ed Europa. E mentre la diplomazia cerca uno spiraglio, le sirene d’allarme continuano a risuonare sopra Kyiv.

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01 settembre 2026, 12:27