Ucraina, dove la scuola resiste alla guerra
Svitlana Dukhovych – Città del Vaticano
In Ucraina il nuovo anno scolastico è iniziato il 1° settembre: oltre 3,5 milioni di alunni sono tornati sui banchi, tra cui 243.398 bambini al loro primo giorno di scuola. Nel Paese sono attive 11.940 scuole di istruzione generale, con più di 366 mila insegnanti. Numeri che variano ogni anno anche a causa delle scuole danneggiate o distrutte dai bombardamenti russi. Solo a Kyiv, nel 2026, 107 istituti scolastici sono stati colpiti dagli attacchi. Il 2 settembre, nel secondo giorno di scuola, un bombardamento russo ha colpito anche l'Università Nazionale di Tecnologie Alimentari, danneggiandone gli edifici, fortunatamente senza provocare vittime.
La scuola non è sempre un luogo sicuro
Nonostante la guerra, l'Ucraina cerca di garantire la didattica in presenza ogni qual volta le condizioni di sicurezza lo permettono. Quest'anno oltre 8 mila scuole svolgono le lezioni in presenza, circa 2.500 in modalità mista e 1.306 esclusivamente a distanza. La presenza di un rifugio antiaereo è uno dei principali criteri per optare sulla modalità in presenza. Nelle aree vicine al fronte, la modalità viene scelta dalle comunità locali in base alle condizioni di sicurezza. A Kharkiv, la didattica mista è possibile solo nelle 17 "scuole sotterranee" attualmente operative, mentre circa il 30% dei bambini può frequentare in presenza. A Kyiv, invece, i rifugi presenti in 528 asili e 435 scuole garantiscono un luogo sicuro al 91% degli studenti.
L’ascolto come antidoto per la sofferenza
A Korosten, nella regione di Zhytomyr, a circa 155 chilometri da Kyiv, Inna insegna ucraino in una scuola statale della città. Quest'anno è anche coordinatrice di una classe di ragazzi di 12 e 13 anni, nati nel 2014. “Sono, di fatto, bambini della guerra”, osserva. Tra i suoi alunni ci sono ragazzi che hanno perso persone care al fronte, vissuto bombardamenti o visto le proprie case distrutte. “Oggi il compito dell'insegnante – osserva – non può limitarsi all'insegnamento. Prima ancora delle lezioni bisogna stare accanto al bambino e sostenerlo nei momenti difficili”. Quando un alunno direttamente colpito dalla guerra torna a scuola, anche la classe deve essere preparata ad accoglierlo. Per questo Inna dedica tempo all'ascolto, permettendo ai ragazzi di condividere emozioni ed esperienze e di mostrare la propria vicinanza al proprio compagno. “I bambini sanno essere compassionevoli più di noi”, osserva. Il compito dell'insegnante è aiutarli a esprimere questa vicinanza senza essere invadenti e accompagnarli gradualmente verso la quotidianità. La guerra entra anche nelle lezioni, ma l'insegnante cerca di non lasciare che occupi tutto lo spazio. “Quando se ne parla, si può cercare un orizzonte positivo e concreto: la possibilità di ricostruire ciò che è stato distrutto. Non un ottimismo ingenuo, ma un realismo attivo”.
A lezione sotto le bombe
La scuola di Inna dispone di un rifugio, realizzato con il sostegno dell'Unicef dopo i gravi danni subiti dai bombardamenti del 2022. Oggi i suoi spazi sono, racconta l'insegnante, persino migliori di quelli delle aule: “A volte facciamo lezione anche lì”. Il rifugio può però accogliere solo circa metà degli studenti, costringendo la scuola a organizzare le lezioni su due turni, con un impegno gravoso per gli insegnanti. “Il processo educativo soffre molto a causa della guerra”, riconosce Inna. Quando scatta un'allerta, le lezioni vengono sospese e gli studenti devono raggiungere un luogo sicuro, al termine dell'allarme, spesso si passa direttamente alla lezione successiva. Nonostante le difficoltà, studenti e insegnanti cercano di andare avanti. Quest'anno alcuni suoi alunni sono stati ammessi all'università dopo aver superato con successo l'esame nazionale di ammissione. “Per quanto possibile, cerchiamo di andare avanti”, conclude Inna.
I bambini debbono mantenere la speranza
A Khmelnytskyi, nell'Ucraina occidentale, Oleksandra dirige la Scuola cattolica “Beata Marcelina Darowska”, sorta nel 2020 per offrire ai bambini un'educazione fondata sui valori cristiani. Dai 13 alunni iniziali, la scuola è arrivata oggi a contare 119 studenti. Non dispone ancora di una sede propria e affitta sia gli spazi scolastici sia il rifugio. Anche qui la guerra ha colpito le famiglie degli alunni e gli insegnanti: alcuni bambini hanno il padre al fronte, altri lo hanno perso o hanno un familiare disperso. In questo contesto, racconta Oleksandra, la scuola è diventata soprattutto un luogo di sostegno reciproco. "Vogliamo che anche durante la guerra i bambini abbiano la speranza e possano vivere la loro infanzia", afferma.
La resistenza passa anche per la preghiera
Gli allarmi aerei, il timore di rimanere senza elettricità e l'incertezza per l'inverno fanno ormai parte della quotidianità. “Affidiamo a Dio le nostre preoccupazioni e le nostre paure – racconta la direttrice – Speriamo di riuscire ad affrontare anche questo inverno, sostenendoci e aiutandoci gli uni gli altri”. Il sostegno passa anche dalla preghiera. Ogni giorno gli studenti si riuniscono nelle classi per un momento di ascolto e condivisione, mentre una volta alla settimana l'intera comunità scolastica si ritrova insieme per leggere un brano del Vangelo, pregare e dare spazio alle parole dei bambini. “A volte qualcuno si chiude e non vuole parlare – racconta Oleksandra – e allora scopriamo che magari suo padre è partito per la guerra o che la famiglia sta vivendo un lutto”. La tensione, spiega Oleksandra, riguarda anche gli insegnanti. Prima dell'inizio dell'anno scolastico, la scuola ha organizzato un incontro su come affrontare gli attacchi di panico. "Prima non ne avevamo bisogno – spiega la direttrice –, però adesso dobbiamo rispondere alle esigenze di questa realtà". Lo scorso anno, durante una lezione, un insegnante ricevette un messaggio riguardante il figlio, impegnato al fronte. L'emozione fu così forte che non riuscì a terminare la lezione e lasciò l'aula. “Le condizioni sono estremamente difficili. Ci domandiamo costantemente come sostenerci gli uni gli altri, come continuare a lavorare e a non perdere la speranza quando intorno a noi accadono cose così terribili.”, riflette Oleksandra.
La fede ci fa andare avanti
Per Oleksandra, la risposta alle difficoltà viene dalla fede e dalla comunità. “Sarebbe più semplice chiudere e non fare nulla. Ma vediamo che vale la pena andare avanti”. Per questo il primo settembre non è solo l'inizio delle lezioni, ma anche un momento di ritrovo per studenti, insegnanti e famiglie. A Khmelnytskyi, la Scuola cattolica ‘Beata Marcelina Darowska’ ha inaugurato l'anno scolastico con una Messa presieduta dal vescovo Eduard Kava. “Vogliamo affidare la nostra vita e la nostra scuola nelle mani di Gesù Cristo. Crediamo che Egli ci sostenga”.
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