Sri Lanka, il letto inaridito di uno stagno nel villaggio di Galwela Yaya, nel distretto di Ampara Sri Lanka, il letto inaridito di uno stagno nel villaggio di Galwela Yaya, nel distretto di Ampara

Sri Lanka senz’acqua, la siccità prosciuga le riserve e mette a rischio i raccolti

Sul Paese dell'Asia meridionale incombe il rafforzamento di El Niño, che potrebbe aggravare la crisi nei prossimi mesi

Francesco Citterich – Città del Vaticano

Lo Sri Lanka sta entrando in una fase critica della sua crisi idrica. Nei 74 principali bacini artificiali del Paese asiatico le riserve sono scese a circa il 36% della capacità complessiva, mentre in alcune delle aree più colpite i livelli sono già precipitati sotto il 30%. È un segnale allarmante in un Paese che dipende fortemente dai suoi bacini per l’agricoltura, l’approvvigionamento idrico e la produzione di energia. E soprattutto è un campanello d’allarme per ciò che potrebbe accadere nei prossimi mesi, quando gli effetti di El Niño potrebbero intensificarsi.  Il dato nazionale, già drammatico, nasconde situazioni ancora più estreme. Nei distretti di Hambantota, Batticaloa, Monaragala, Mannar e Trincomalee diversi bacini sono scesi sotto il 30% della loro capacità. Alcuni invasi sono ormai vicini all'esaurimento. Il bacino di Manankattiya, ad esempio, è stato indicato all'1,5% della capacità effettiva, mentre Muruthawela si aggira attorno all'1,6%. Anche il grande Senanayaka Samudraya, uno dei principali serbatoi d'acqua dell'isola, è sceso a circa il 18%.

Sempre meno acqua

Non è soltanto una questione di numeri. Dietro quelle percentuali ci sono campi che rischiano di rimanere senza acqua, animali da abbeverare, famiglie costrette a fare i conti con pozzi sempre più asciutti e comunità rurali che dipendono quasi completamente dalle riserve locali. Il governo ha già iniziato a distribuire acqua potabile nelle aree più colpite. Secondo le autorità, a metà agosto quasi 72 mila persone in sette distretti ricevevano acqua attraverso interventi di emergenza. E il caldo sta rendendo tutto più difficile. Le temperature elevate accelerano l'evaporazione e consumano rapidamente risorse già ridotte. Nel frattempo cresce la domanda di acqua proprio mentre l'offerta diminuisce. È una corsa contro il tempo nella quale ogni settimana di clima secco significa meno margine per affrontare i mesi successivi. Il Dipartimento dell'Irrigazione ha invitato la popolazione a utilizzare l'acqua con estrema parsimonia e ha segnalato il rischio crescente di incendi nelle aree colpite dalla siccità. A rendere la situazione particolarmente preoccupante è El Niño. Il fenomeno climatico, che modifica i normali schemi delle precipitazioni in diverse parti del mondo, sta aumentando la pressione sulle risorse idriche dello Sri Lanka. Le autorità meteorologiche del Paese hanno lanciato l'allarme su un possibile evento particolarmente intenso entro la fine del 2026. Secondo le previsioni riportate dal Dipartimento di Meteorologia, la probabilità di un El Niño molto forte supera il 90%, mentre esiste una probabilità vicina al 70% che l'evento possa essere più intenso di quelli registrati dal 1950 in poi. È qui che la crisi attuale rischia di trasformarsi in qualcosa di molto più grave. Il problema non è soltanto che i bacini sono già al 36%: è che il Paese potrebbe avere bisogno di quelle riserve proprio mentre le piogge diventano più incerte e il caldo continua a prosciugarle. Lo Sri Lanka conosce bene la vulnerabilità legata ai fenomeni climatici estremi. El Niño può produrre effetti diversi a seconda delle regioni, ma può alterare significativamente i regimi delle precipitazioni, provocando siccità e, in altre aree o in altri periodi, piogge intense e alluvioni. Il governo ha già istituito una struttura speciale per affrontare le conseguenze del fenomeno e ha definito urgente un piano nazionale di risposta.


I danni all’agricoltura

La prima vittima della scarsità d'acqua rischia di essere l'agricoltura. Le autorità hanno già ridotto in alcune zone le quantità d'acqua destinate all'irrigazione, dando priorità all'acqua potabile e alle necessità essenziali. Una scelta inevitabile, ma che rischia di trasformare la crisi idrica in una crisi agricola. Meno acqua significa infatti meno raccolti, maggiori costi per gli agricoltori e, potenzialmente, prezzi più elevati per i consumatori. I segnali sono già visibili. Le coltivazioni di cocco e ortaggi stanno risentendo dello stress idrico, mentre nelle campagne alcuni agricoltori sono costretti a lasciare i terreni senza coltivarli. In un Paese nel quale milioni di persone dipendono direttamente o indirettamente dall'agricoltura, un prolungamento della siccità potrebbe avere conseguenze economiche e sociali molto pesanti.

Distribuzione di acqua potabile
Distribuzione di acqua potabile

La crisi dei bacini

La rapidità con cui le riserve si sono ridotte è forse l'aspetto più inquietante. A inizio giugno lo stoccaggio nei principali bacini era intorno al 63%; alla fine di luglio era già sceso a circa il 40%, per arrivare al 36% ad agosto. Una caduta che fotografa la velocità con cui il sistema sta consumando le proprie riserve. E il dato medio nazionale può essere ingannevole. Alcuni bacini della zona umida mantengono ancora livelli relativamente rassicuranti, ma nelle regioni più aride la situazione è molto più grave. È lì che la crisi rischia di esplodere per prima: nelle comunità rurali dove un bacino quasi vuoto può significare contemporaneamente meno acqua da bere, meno acqua per gli animali e nessuna possibilità di irrigare i campi. Il governo ha stanziato circa 4,8 miliardi di rupie, pari a 14 milioni di dollari, per la distribuzione dell'acqua alle popolazioni colpite. Ma l'emergenza rischia di essere molto più lunga di una semplice fase di distribuzione straordinaria.

Sri Lanka, la ricerca dell'acqua
Sri Lanka, la ricerca dell'acqua

I maggiori pericoli

Lo Sri Lanka si trova dunque davanti a una stagione decisiva. Da una parte ci sono bacini che si stanno svuotando, temperature elevate e coltivazioni già sotto stress. Dall'altra, un El Niño che potrebbe rafforzarsi e rendere ancora più imprevedibile il quadro climatico. Il 36% non è soltanto una percentuale: è il livello di una riserva che si assottiglia mentre il Paese guarda alla prossima stagione delle piogge. Se quelle piogge dovessero tardare, essere insufficienti o arrivare in modo irregolare, lo Sri Lanka potrebbe scoprire di non avere più abbastanza acqua per assorbire lo shock. E allora la crisi dei bacini potrebbe trasformarsi in una crisi molto più ampia: agricola, economica e sociale.

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06 settembre 2026, 10:00