Una veduta aerea del distretto di Nuwakot Una veduta aerea del distretto di Nuwakot

Nepal, il bilancio dei morti supera quota mille. Migliaia di bambini a rischio malnutrizione

Continua a salire il bilancio delle vittime delle devastanti inondazioni e colate di fango causate dal collasso del ghiacciaio Langtang Lirung. Migliaia i dispersi. Unicef lancia un appello urgente per 17,2 milioni di dollari al fine di far fronte all'emergenza umanitaria e sanitaria, che minaccia decine di migliaia di minori e donne

Cecilia Seppia – Città del Vaticano

L’istantanea che arriva oggi dal Nepal, colpito dalle devastanti inondazioni e inarrestabili colate di fango e detriti, mostra la scuola di Galchhi, a Dhading, dove centinaia di studenti sono riusciti per puro caso a salvarsi dall’inferno provocato dall’onda anomala. Alcuni di loro erano infatti in cortile per la pausa pranzo, gli altri sono riusciti a fuggire grazie all’evacuazione coordinata dal personale scolastico. La situazione è drammatica: il fango è dappertutto, ricopre cortili, aule, banchi, ha sepolto anni di lavoro e di vita. "È straziante, spezza il cuore, perché questo è il luogo in cui gli studenti erano soliti giocare e usare i computer nei laboratori informatici", spiega una volontaria che insieme a genitori e docenti sta scavando, proprio in queste ore, senza sosta. Il governo ha ordinato la chiusura immediata di scuole e università per diversi giorni in tutto il Paese e, secondo una stima di Save The Children, sono 69 le strutture scolastiche distrutte o danneggiate nell'area. A rischio è dunque il percorso educativo e formativo di circa 19.000 bambini. Per loro si leva l’appello dell’UNICEF, secondo cui sono 22.100 i minori colpiti dal disastro a Dhading e nei distretti di Rasuwa, Nuwakot, Gorkha e Tanahun, in Nepal. Tra questi – denuncia l’agenzia dell’Onu - circa 2.600 bambini di età inferiore ai cinque anni necessitano di cure per malnutrizione grave.

Conseguenze devastanti

La crisi non risparmia nessuno, tra le donne sono oltre 10.500 quelle in gravidanza e in allattamento bisognose di sostegno nutrizionale, mentre 28.317 adolescenti necessitano di integratori di ferro e acido folico per prevenire l'insorgere di gravi forme di anemia dovute alla carenza di cibo. Oltre alle scuole, la furia dell'acqua, innescata dal collasso di una porzione di ghiacciaio nell'area del Langtang Lirung, ha letteralmente polverizzato le infrastrutture essenziali del Paese tra cui numerosi ospedali e 6 centri sanitari, compromettendo l’accesso dei bambini ad assistenza sanitaria, acqua sicura, istruzione e servizi di protezione. La solidarietà locale offre un piccolo argine alla crisi: la maggior parte dei profughi è infatti ospitata dalle famiglie le cui abitazioni sono rimaste intatte, mentre centinaia di persone hanno trovato rifugio di fortuna nei centri di accoglienza temporanei, gestiti dal governo nepalese. Resta altissima l'apprensione per circa 900 operai che risultano tuttora bloccati all'interno dei tunnel delle centrali idroelettriche sotterranee, investite dalle colate di detriti.

I numeri in crescita

Il bilancio delle devastanti inondazioni che hanno travolto il Nepal e la regione di confine con il Tibet ha superato la tragica soglia delle 1.000 vittime accertate. Le autorità locali per la gestione delle emergenze hanno confermato che i soli decessi registrati in territorio nepalese sono saliti a 987, a cui si aggiungono le vittime sul versante cinese, mentre i soccorritori scavano nel fango in una drammatica corsa contro il tempo per rintracciare i quasi 4.500 dispersi.

Il dramma delle sepolture di fortuna

Mentre proseguono le operazioni di soccorso e ricerca delle persone scomparse, decine di corpi non ancora identificati sono stati sepolti in fosse comuni temporanee a Kathmandu, vicino ad un'area boschiva. La polizia ha lavorato sotto una forte pioggia per installare intorno al sito una recinzione di filo spinato, al suo interno, le sepolture sono identificate con targhette numerate. Le autorità nepalesi stanno ricorrendo a queste fosse comuni di emergenza, in attesa di poter identificare le vittime. Per facilitare il riconoscimento e la successiva restituzione dei resti alle famiglie, saranno conservati campioni di Dna, fotografati i tratti distintivi dei volti e registrati tutti gli altri elementi utili all'identificazione. 

Una risposta all'emergenza

L’Esercito nepalese, affiancato dalle squadre di soccorso alpino, sta coordinando una gigantesca operazione di evacuazione e rifornimento aereo tramite elicotteri, dato che oltre 40 chilometri di strade e decine di ponti sono stati spazzati via. In questo contesto, UNICEF è attiva sul campo per un importante sostegno multisettoriale nei comparti dell’acqua, dei servizi igienico-sanitari e dell’igiene (WASH), della salute, della protezione dell’infanzia e della comunicazione dei rischi. L'obiettivo immediato è rafforzare i sistemi locali per garantire la continuità dei servizi, e sostenere la futura resilienza. I primi aiuti essenziali hanno già raggiunto circa 19.000 persone nei distretti più isolati di Rasuwa e Nuwakot. Le squadre umanitarie sono riuscite a distribuire kit igienici, secchi, sapone, disinfettante, taniche pieghevoli e prodotti per la depurazione dell’acqua. I costi per mantenere attiva questa enorme macchina logistica sono alti, l'agenzia Onu ha pertanto lanciato un appello urgente: "Per sostenere la risposta umanitaria, servono immediatamente 17,2 milioni di dollari". Sebbene siano state mobilitate ingenti risorse interne per avviare i primi interventi, l'afflusso di ulteriori finanziamenti internazionali resta infatti un fattore decisivo, per evitare che alla catastrofe naturale segua un’altrettanto letale crisi sanitaria.

 

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01 settembre 2026, 14:53