Liechtenstein, sì del parlamento all’aborto ma il principe può mettere il veto
Roberto Paglialonga - Città del Vaticano
Il parlamento del Liechtenstein ha approvato pochi giorni fa con 13 voti contro 12 una proposta di legge che legalizzerebbe l’aborto fino alla dodicesima settimana di gravidanza, allineando così di fatto il piccolo principato incastonato tra Austria e Svizzera a quanto previsto in gran parte dei Paesi europei. Con lo stesso scarto, 13 a 12, il parlamento ha successivamente respinto la proposta di sottoporre il testo a referendum popolare.
La legislazione in Liechtenstein
Attualmente il Liechtenstein ha una legislazione sull’interruzione volontaria di gravidanza che prevede pene carcerarie fino a tre anni per i medici che la eseguano, con poche eccezioni: se sussistono gravi pericoli per la vita o la salute della donna; se la gravidanza è conseguenza di un reato sessuale; se la gravidanza riguarda una ragazza rimasta incinta prima del compimento dei 14 anni. E la legge vieta anche la diffusione di informazioni che riguardino la pratica e i servizi messi a disposizione in merito nei Paesi oltre i confini nazionali.
Cosa può fare il principe ereditario
Ora, la legge per diventare effettiva avrebbe bisogno del via libera del principe ereditario Alois, che dal 2004 esercita i poteri di capo di Stato dopo la delega ricevuta dal padre (e principe) Hans-Adam II, che ha 81 anni. Alois ha a disposizione sei mesi per la sanzione: se non la esercita entro il termine stabilito (in questo caso marzo 2027), la legge si considera respinta. E’ probabile che un effettivo cambiamento non si realizzi, perché in un’intervista al “Liechtensteiner Vaterland” di circa tre mesi fa il principe ereditario ha preannunciato il suo veto in caso di un provvedimento in tal senso, sostenendo in quella circostanza il “bene giuridico centrale della protezione della vita”.
L’iniziativa popolare e il precedente del 2011
Il processo legislativo che ha portato al risultato del 2 settembre è stato frutto di una raccolta firme per una proposta di iniziativa popolare, durata un paio di mesi e terminata a fine luglio: vi hanno aderito 4.970 persone, circa un quarto degli aventi diritto (su una popolazione totale di 40.000 abitanti), ma per trasmettere la richiesta all’assemblea legislativa ne erano sufficienti mille. Tre le richieste contenute nella proposta: aborto non punibile entro le dodici settimane, abolizione del divieto di informazione, costi a carico dell’assicurazione sanitaria. Un’iniziativa simile era già fallita nel 2011: allora furono gli stessi elettori a bocciarla con oltre il 52%.
La posizione della Chiesa
Allora la Chiesa cattolica intervenne per contestarla con l’arcivescovo di Vaduz, Wolfgang Haas. L’attuale amministratore apostolico, il vescovo Benno Elbs, nominato nel 2023, ha pubblicato il 21 agosto scorso una nota sul sito dell’arcidiocesi. Questi ha richiamato la dottrina cattolica, sottolineando che “il nascituro possiede una dignità intrinseca e inalienabile fin dall'inizio, e merita pertanto la stessa protezione accordata a ogni vita umana”. Nel citare poi anche le parole in tal senso di Giovanni Paolo II, durante la sua visita al principato nel 1985, ha ribadito che “questa responsabilità non deve essere dimenticata nemmeno oggi”. Quindi, Elbs, ha sottolineato come l’obiettivo debba essere “una società in cui le donne e le coppie non siano lasciate sole e in cui dire sì alla vita diventi possibile”.
Una società che tutela la vita e non abbandona le famiglie
Il Paese da diversi anni non dispone più di un reparto di maternità, costringendo le donne ad andare all’estero per partorire. Su questo punto, il vescovo ha espresso la sua preoccupazione sul fatto “che, da un lato, le donne cerchino assistenza ospedaliera per la maternità nei paesi limitrofi, mentre dall'altro si discuta della possibilità di creare le condizioni per l'interruzione di gravidanza a livello nazionale. Mi sembra che qualcosa non funzioni". E ha concluso: "Il mio desiderio è che insieme possiamo costruire una società in cui ogni bambino sia accolto e ogni madre e ogni padre ricevano il sostegno necessario per prendere la decisione giusta per il proprio figlio. Una società che tutela la vita deve essere anche una società che non abbandona le persone in difficoltà".
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