Giornalisti del Mediterraneo, Di Trapani: il Papa ci chiama ad un'azione responsabile
Andrea De Angelis – inviato ad Otranto
Centinaia di persone hanno animato con la loro presenza i primi panel della 18.ma edizione del Festival dei Giornalisti del Mediterraneo ieri sera, martedì primo settembre, a Largo di Porta Alfonsina, nel cuore dell’incantevole Otranto. Si tratta della prima di quattro sere dove il giornalismo è assoluto protagonista, illustrando temi quali i conflitti armati, l’intelligenza artificiale, la cura del Creato e l’importanza della diplomazia per la costruzione della pace. Decine i relatori, compresi quelli che ieri hanno, in particolare, concluso i lavori della serata intervenendo al panel dal titolo “Giornalismo sotto attacco: sicurezza, censura e delegittimazione dei media”.
Cittadini, non consumatori
Tra loro anche il presidente della Federazione Nazionale Stampa Italiana, Vittorio Di Trapani. Al termine dell’incontro il giornalista Rai si è soffermato con i media vaticani su temi di attualità, partendo dal rapporto tra giornalisti e cittadini e sulle sfide che presenta. “Dobbiamo fare il nostro lavoro seguendo il suo elemento fondamentale: l’interesse pubblico a sapere. Cercare, capire, spiegare, rivelare ciò che qualcuno ha interesse a non far sapere”, afferma. Quindi cita Roberto Morrione, primo, storico direttore di Rai News: “Di fronte non abbiamo consumatori, ma cittadini. Nostro compito è aumentare lo spirito critico perché vuol dire creare democrazie più forti”.
I giornalisti siano testimoni
Negli ultimi mesi tanti gli appelli del Papa al mondo del giornalismo, in piena continuità con quelli del suo predecessore. “Entrambi ci hanno chiesto e chiedono di essere testimoni e questo vuol dire andare, capire, incrociare gli sguardi delle persone”, e per Di Trapani “sia Francesco che Leone ci insegnano che il giornalismo deve essere fatto per le persone. L’invito a disarmare le parole non è generico, ma una chiamata alla responsabilità! Sapere che le parole sono azione, quindi incontro. Solo se incontri l’altro costruisci ponti, se lo rifiuti alzi muri e si genera la diffidenza, che è presupposto per l’indifferenza che – conclude – reputo il grande avversario della nostra epoca. Le pietre possono costruire ponti o muri, i giornalisti hanno la responsabilità di usarle in maniera consapevole per costruire ponti”.
Grazie per aver letto questo articolo. Se vuoi restare aggiornato ti invitiamo a iscriverti alla newsletter cliccando qui.