Colombia, il lago prosciugato della laguna di Guarne nel Parco di Arvi Colombia, il lago prosciugato della laguna di Guarne nel Parco di Arvi

Clima, superata la soglia di 1,5 °C: il mondo entra nella "zona di pericolo"

Il ritorno di El Niño rischia di aggravare il riscaldamento globale, in un pianeta già alle prese con temperature record e fenomeni meteorologici sempre più intensi

Francesco Citterich – Città del Vaticano

Il limite che per anni la comunità internazionale ha cercato di non oltrepassare sta per essere superato. La soglia di 1,5 °C di aumento della temperatura media globale rispetto ai livelli preindustriali non è più, secondo quanto evidenziato in un dettagliato rapporto del Programma delle Nazioni Unite per l’ambiente (Unep), un obiettivo realistico da difendere a ogni costo, ma una barriera che il pianeta si appresta a oltrepassare. La sfida, avverte l’Onu, è cambiata: non si tratta più soltanto di evitare il superamento, ma di gestirlo, limitarne la durata e ridurne il più possibile le conseguenze.

Il ritorno di El Niño

È una presa d’atto che arriva mentre il sistema climatico mondiale è sottoposto a una pressione crescente. A rendere ancora più preoccupante il quadro c’è il ritorno di El Niño, il fenomeno atmosferico-oceanico che provoca un anomalo riscaldamento delle acque superficiali del Pacifico tropicale e può influenzare il clima di vaste aree del pianeta. Un “super El Nino”, destinato a raggiungere il suo apice entro la fine dell’anno, rischia di spingere ulteriormente verso l’alto le temperature globali e di aumentare la probabilità di eventi meteorologici estremi. «El Niño sta assumendo proporzioni enormi sotto i nostri occhi», ha avvertito il segretario generale delle Nazioni Unite, Antònio Guterres. Le sue parole fotografano un pianeta nel quale diversi segnali climatici si stanno sovrapponendo. «La scienza non lascia spazio a dubbi: il pianeta si trova in acque inesplorate e queste acque si stanno riscaldando», ha dichiarato. Le temperature superficiali degli oceani aumentano, quelle dell’atmosfera continuano a salire e, di conseguenza, cresce il rischio di eventi meteorologici estremi. «Il mondo si trova in una zona di pericolo», ha concluso Guterres.

Cile, le conseguenze di El Nino
Cile, le conseguenze di El Nino   (AFP or licensors)

L’Accordo di Parigi

El Niño, da solo, non è la causa del cambiamento climatico. Ma quando si manifesta in un mondo già riscaldato dalle emissioni di gas serra, può contribuire a produrre temperature globali ancora più elevate. È una sorta di amplificatore temporaneo di una tendenza che, invece, ha una causa strutturale: l’accumulo nell’atmosfera di anidride carbonica e degli altri gas responsabili dell’effetto serra. Ed è proprio questa tendenza di fondo a preoccupare maggiormente gli scienziati. L’obiettivo degli 1,5 °C è il principale riferimento fissato dall’Accordo di Parigi del 2015, quando i Paesi del mondo si impegnarono a mantenere l’aumento della temperatura media globale «ben al di sotto» dei 2 °C rispetto all’epoca preindustriale e a proseguire gli sforzi per limitarlo a 1,5 °C. Quel limite non è stato scelto casualmente: superarlo significa aumentare progressivamente i rischi di eventi estremi, perdita di biodiversità, innalzamento del livello dei mari, siccità, crisi idriche e danni all’agricoltura.

Contenere ‘l’overshoot’

Oggi, però, le emissioni globali rimangono troppo elevate. Gli impegni assunti dai governi non sono ancora sufficienti a riportare il pianeta su una traiettoria compatibile con gli obiettivi di Parigi. È questa distanza tra gli obiettivi dichiarati e le politiche effettivamente adottate a rendere sempre più probabile il superamento della soglia. Il termine utilizzato per descrivere il nuovo scenario è “overshoot”: un superamento temporaneo del limite seguito, almeno negli scenari più favorevoli, da una successiva diminuzione delle temperature. Il concetto cambia radicalmente il modo di guardare alla crisi climatica. La domanda non è più soltanto se il mondo riuscirà a restare sotto 1,5 °C, ma quanto salirà oltre quella soglia, per quanto tempo vi resterà e quanto rapidamente sarà possibile tornare indietro. Ogni frazione di grado conta. Ridurre rapidamente le emissioni significa infatti evitare parte dei danni che altrimenti diventerebbero inevitabili. Per questo la priorità resta la decarbonizzazione dell’economia: abbandonare progressivamente i combustibili fossili, accelerare lo sviluppo delle fonti rinnovabili, migliorare l’efficienza energetica, elettrificare i trasporti e ridurre le emissioni dell’industria e dell’agricoltura. Non basterà, tuttavia, tagliare le emissioni future. Per contenere un eventuale “overshoot” sarà necessario anche rimuovere dall’atmosfera una parte della CO₂ già accumulata. Riforestazione, ripristino degli ecosistemi e tecnologie di cattura e stoccaggio del carbonio possono contribuire a questo obiettivo. Ma non esiste una scorciatoia tecnologica capace di sostituire la riduzione delle emissioni. Più il mondo ritarderà la transizione, maggiore sarà la quantità di anidride carbonica che dovrà essere rimossa in futuro.  Nel frattempo, bisognerà imparare a convivere con un clima più instabile. Le politiche di adattamento diventano quindi indispensabili: città più resilienti alle ondate di calore, sistemi agricoli capaci di affrontare la siccità, infrastrutture in grado di resistere a precipitazioni più intense e sistemi di allerta sempre più efficaci. Il cambiamento climatico, infatti, non è soltanto una questione ambientale. È una questione economica, sociale e politica, destinata a incidere sulla sicurezza alimentare, sulle migrazioni e sulle disuguaglianze.

L’allarme dell’Onu

L’allarme delle Nazioni Unite va letto, dunque, senza fatalismo. El Niño passerà, come sono passati gli episodi precedenti. Le oscillazioni naturali del clima continueranno a verificarsi. Quello che non passerà altrettanto rapidamente è il riscaldamento provocato dall’accumulo di gas serra, se le emissioni non verranno drasticamente ridotte.  La vera sfida, oggi, è quindi evitare che l’inevitabile diventi una giustificazione per non fare più nulla. Il superamento di 1,5 °C non significa che sia indifferente arrivare a 1,6, 1,8 o 2 °C. Al contrario: ogni decimo di grado rappresenta una parte di futuro che può ancora essere salvata. Il pianeta è già entrato in una fase climatica nuova. Le parole di Guterres sulla «zona di pericolo» descrivono un mondo nel quale gli eventi estremi possono diventare più frequenti e più intensi, mentre la finestra per limitare il riscaldamento si restringe. La soglia di 1,5 °C potrebbe essere superata, ma non è ancora tutto perduto. La partita si è semplicemente spostata: dal tentativo di evitare il limite alla necessità, sempre più urgente, di non andare molto oltre.

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04 settembre 2026, 14:42