L'Algeria verso il ritorno alle esecuzioni capitali dopo 33 anni di moratoria
Cecilia Seppia – Città del Vaticano
Trentatre anni dopo l'ultima esecuzione risalente al 1993, l'Algeria si ritrova a un drammatico bivio costituzionale e umanitario. Il presidente Abdelmadjid Tebboune ha infatti impresso una netta accelerazione ordinando al Ministero della Giustizia di finalizzare, entro la scadenza del 15 settembre, una riforma del codice penale che prevede il ripristino della pena di morte, già contemplata nell’ordinamento. Il provvedimento, che ha continuato ad essere pronunciato dai tribunali in questi anni per diversi casi ma la cui esecuzione era stata sospesa da più di tre decenni, mira a colpire soprattutto gli autori di incendi boschivi dolosi e i responsabili di rapimenti di minori seguiti da sevizie, abusi e uccisioni dei bambini.
Il pretesto ambientale
La spinta securitaria del blocco presidenziale ha trovato la sua giustificazione nella scia dei catastrofici incendi boschivi che ad agosto hanno flagellato le regioni settentrionali dell'Algeria, provocando decine di morti e la distruzione di interi ecosistemi. Secondo le agenzie di stampa internazionali, i partiti della coalizione governativa considerano la pena capitale l'unico deterrente efficace contro i "terroristi ambientali" e i criminali che minacciano la sicurezza dello Stato. I roghi hanno colpito in particolare Jijel e Bejaia, lungo la fascia costiera e montuosa a est di Algeri. Le fiamme hanno raggiunto centri abitati, distrutto case, uliveti e frutteti e provocato perdite di bestiame. Un primo bilancio ufficiale indicava 12 morti, mentre testimonianze e ricostruzioni della stampa hanno prospettato un numero più elevato di vittime. Il governo ha disposto l'avvio questa settimana del pagamento degli indennizzi ai cittadini danneggiati.
Il dibattito politico
Per i sostenitori di Tebboune, l'inasprimento totale delle pene risponde a una precisa richiesta di giustizia e protezione da parte dei cittadini scossi anche da recenti e brutali casi di cronaca legati al sequestro di minori. I partiti della coalizione presidenziale hanno infatti accolto con favore l'iniziativa. Il Fronte di liberazione nazionale ha invocato una "legislazione severa" contro gli incendi dolosi, mentre il Raggruppamento nazionale democratico ha elogiato l'approccio "deciso" volto a proteggere i cittadini e il patrimonio forestale. Anche il Fronte del futuro ha sostenuto il rafforzamento del quadro giuridico, indicando nella "dissuasione efficace" uno strumento per contrastare gli attentati alla vita e ai beni. Sul fronte islamista, il Movimento della società per la pace, pur non commentando direttamente l'ultima direttiva, ha storicamente sostenuto il superamento della moratoria. Di segno opposto la posizione del Fronte delle forze socialiste, che ha ribadito il proprio "rifiuto categorico" del ritorno alle esecuzioni, definendolo una "regressione inaccettabile" in materia di diritti umani. "La legge non dovrebbe essere scritta sotto l'effetto della rabbia o dello shock, per quanto legittimo sia il dolore", ha ammonito il primo segretario Youcef Aouchiche. Il dirigente ha riconosciuto la necessità di perseguire con fermezza gli incendi dolosi, sostenendo tuttavia che la rinuncia alla pena capitale non equivalga all'impunità per i responsabili. La segretaria generale del Partito dei lavoratori, Louisa Hanoune, ha contestato l'efficacia della pena di morte come deterrente, richiamando anche l'esperienza degli Stati Uniti. Hanoune ha inoltre sottolineato il rischio di errori giudiziari irreparabili e chiesto di indagare sulle cause dei roghi, distinguendo eventuali atti criminali da negligenze, condizioni climatiche estreme e carenze nei sistemi di prevenzione. Il Raggruppamento per la cultura e la democrazia ha definito la proposta una "risposta inappropriata" a una catastrofe che richiede anzitutto protezione della popolazione e strumenti per ridurre il rischio di nuovi disastri.
La preoccupazione delle Ong
L'annuncio oltre ad aver provocato l’immediata reazione delle forze di opposizione, sta sollevando anche le principali cancellerie internazionali e le Ong che si occupano della difesa e protezione dei diritti umani nel mondo. Amnesty International e Human Rights Watch hanno espresso dura condanna e forte preoccupazione per quello che viene definito un "inaccettabile passo indietro" sul fronte dei diritti umani, ricordando che l'Algeria era considerata un baluardo della moratoria sulle esecuzioni nell'area della sponda sud del Mediterraneo. Anche l'organizzazione francese Ensemble contre la peine de mort, ha espresso "serie preoccupazioni", auspicando che l'annuncio resti una reazione emotiva alla tragedia e non si traduca nella ripresa delle esecuzioni. Tra l’altro nel 2020 il Paese aveva votato a favore della risoluzione delle Nazioni Unite per una moratoria sulla pena di morte. Nel dibattito riemerge anche il caso di Djamel Bensmail, linciato nel 2021 a Larbaa Nath Irathen, in Cabilia, dopo essere stato accusato ingiustamente di avere appiccato incendi. Il procedimento per quelle violenze ha portato a decine di condanne a morte, seguite da ricorsi e dall'annullamento del precedente giudizio d'appello. Nel febbraio scorso Amnesty International, in vista di un nuovo processo, ha chiesto garanzie di equità e denunciato presunte irregolarità e accuse di tortura non indagate. Una vicenda che richiama il rischio di accuse infondate nel clima di paura generato dagli incendi e quello di errori irreversibili nell'applicazione della pena capitale.
La stretta di Tebboune
Analisti internazionali sottolineano come la mossa di Tebboune serva a consolidare il consenso tra i settori più conservatori dell'elettorato e all'interno dell'apparato militare. Con questa riforma l'Algeria rischia di rompere i delicati equilibri diplomatici con i partner europei e con le Nazioni Unite, proprio mentre cerca di accreditarsi come alleato strategico e affidabile nello scacchiere energetico e geopolitico globale. L'iter legislativo, che comincerà a metà settembre, si preannuncia dunque come uno dei banchi di prova più infuocati per il futuro della transizione democratica del Paese.
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