Russia, annunciato un nuovo scambio di prigionieri di guerra con l'Ucraina
Vatican News
L'Ucraina e la Russia hanno effettuato un nuovo scambio di prigionieri di guerra che ha coinvolto 103 persone per ciascuna delle due parti. Lo ha annunciato il ministero della Difesa russo in un comunicato, aggiungendo che i militari russi si trovano attualmente in Belarus per ricevere assistenza "medica e psicologica" e saranno successivamente trasferiti in Russia. Il ministero russo ha sottolineato che gli Emirati Arabi Uniti, come già avvenuto in passato, hanno svolto "un ruolo di mediazione" nel rimpatrio. L'Ucraina non ha ancora rilasciato commenti.
Ma la guerra sul terreno prosegue
Gli scambi di prigionieri sono uno degli ultimi ambiti di cooperazione tra Russia e Ucraina e rappresentano l'unico risultato tangibile dei negoziati tra i due Paesi. Secondo Kyiv, più di 15.000 civili ucraini si trovano detenuti nelle carceri russe. A febbraio, il presidente ucraino, Volodymyr Zelensky, aveva inoltre affermato che circa 7.000 militari ucraini erano ancora in prigionia. Dall'inverno scorso si sono svolti diversi nuovi scambi di prigionieri. Resta però tesa la situazione sul terreno: in queste ore Mosca ha escluso qualsiasi ipotesi di congelamento della guerra lungo l’attuale linea del fronte. A ribadirlo è stato Yuri Ushakov, consigliere del presidente russo Vladimir Putin, secondo cui la posizione del Cremlino "esclude questa possibilità". E gli ultimi aggiornamenti, con i combattimenti che proseguono con intensità, lo dimostrano.
Ancora attacchi incrociati
Nella regione di Dnipropetrovsk le forze russe hanno condotto dalla sera di ieri più di dieci attacchi con droni e artiglieria contro i distretti di Nikopol e Kryvyi Rih, danneggiando edifici e abitazioni. Ancora più pesante il bilancio riferito dalle autorità ucraine nella regione di Zaporizhzhia: secondo il capo dell’amministrazione militare regionale Ivan Fedorov, nelle ultime 24 ore le truppe russe avrebbero sferrato 1.019 attacchi contro 52 località, provocando due morti e dieci feriti. Kyiv continua però a portare la guerra anche in profondità nel territorio russo. Il ministero della Difesa di Mosca afferma di avere intercettato e distrutto nella notte 453 droni ucraini in numerose regioni della Federazione, dalla zona di confine fino alla regione di Mosca, alla Crimea e al Bashkortostan.
Nuove capacità missilistiche ucraine
Ma il passaggio potenzialmente più significativo riguarda lo sviluppo delle capacità missilistiche ucraine. Kyiv sta testando propri missili balistici e punta a impiegarli sul campo entro pochi mesi. L’azienda Fire Point presenterà in Danimarca i nuovi FP-7 e FP-9: il primo avrebbe una gittata di circa 200 chilometri e una testata da 150 chili, il secondo potrebbe raggiungere gli 855 chilometri trasportando fino a 800 chili di esplosivo. Parallelamente, l’ufficio statale Pivdenne lavora al Sapsan, progettato per colpire bersagli fino a 500 chilometri. Se le caratteristiche annunciate saranno confermate, questi sistemi offrirebbero all’Ucraina strumenti più rapidi, potenti e difficili da intercettare rispetto ai droni a lungo raggio già utilizzati contro infrastrutture militari e logistiche russe.
Ma cresce la tensione interna
Alla pressione militare si accompagna intanto una crescente tensione politica interna. L’ex ministro della Difesa, Mykhailo Fedorov, ha chiesto di trovare un meccanismo che permetta di tenere elezioni anche durante la guerra, sostenendo che "la democrazia non può essere ostaggio della Russia" e criticando il funzionamento dell’apparato statale e la gestione delle riforme da parte della leadership di Kyiv. Fedorov, uscito dal governo a luglio, ha insistito anche sulla necessità di garantire il voto ai militari, agli ucraini all’estero e alle popolazioni vicine al fronte. Sullo sfondo resta poi il nodo della corruzione: l’Ufficio nazionale anticorruzione e la Procura specializzata anticorruzione hanno annunciato in queste ore un’operazione contro una presunta organizzazione criminale che avrebbe coinvolto un deputato in carica, un ex parlamentare e alti funzionari dell’Ufficio del presidente. I nomi dei sospettati non sono stati ancora resi pubblici.
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