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Ucraina: vittime a Myla, raid su Kyiv, Mosca minaccia il sistema energetico

Gli attacchi russi tornano a colpire il cuore del Paese dell’Est con droni e azioni mirate. Pesante il bilancio nel distretto di Bucha, danneggiata una casa di cura per anziani e persone con disabilità

Francesco Citterich – Città del Vaticano

È salito a 38 il numero delle persone uccise nell'attacco dell’esercito russo contro il villaggio ucraino di Myla, nel distretto di Bucha, nella regione di Kyiv. Un bilancio destinato a segnare una delle giornate più drammatiche dall'inizio dell'anno per l'Ucraina. Il raid ha colpito un deposito e provocato una serie di esplosioni e un vasto incendio, con conseguenze anche sulle strutture civili vicine. Decine di persone sono rimaste ferite, molte in gravi condizioni. Secondo le informazioni diffuse dalle autorità ucraine, tra le strutture danneggiate c'è anche una casa di cura per anziani e persone con disabilità. L'area è stata interessata da un vasto incendio e dalle successive esplosioni del materiale presente nel deposito. Le autorità di Kiev hanno annunciato verifiche e indagini sulle modalità di stoccaggio delle munizioni, mentre il presidente ucraino, Volodymyr Zelensky, ha chiesto che vengano accertate eventuali responsabilità per la presenza di materiale esplosivo in prossimità di aree civili.

La strage di Myla arriva mentre la capitale ucraina è stata ancora una volta presa di mira da droni russi. Nella notte intensi raid hanno interessato diversi quartieri di Kyiv, provocando incendi in edifici residenziali, strutture non residenziali e aree all'aperto. Almeno tre persone sono rimaste ferite, secondo i servizi di emergenza ucraini. Le squadre dei vigili del fuoco sono state impegnate in più punti della città per domare le fiamme e mettere in sicurezza le zone colpite.  Gli attacchi contro Kyiv si susseguono da giorni. I droni hanno colpito anche aree industriali e logistiche nei dintorni della capitale, provocando incendi di grandi dimensioni e colonne di fumo visibili a distanza. Le autorità ucraine riferiscono di danni a magazzini, abitazioni private, edifici condominiali e veicoli. Il susseguirsi delle incursioni sta aumentando la pressione sulla difesa aerea e sulla popolazione civile, costretta a trascorrere notti consecutive sotto l'allarme per i continui raid.

Minaccia contro il sistema energetico

Ma a preoccupare particolarmente il Paese, in vista dell'autunno e dell'inverno, è ora la minaccia contro il sistema energetico nazionale. Il ministero della Difesa russo ha infatti annunciato che Mosca sta preparando “attacchi massicci” contro il settore energetico dell'Ucraina. L'annuncio arriva dopo una nuova intensificazione degli attacchi e in una fase nella quale l'Ucraina sta cercando di rafforzare le proprie infrastrutture energetiche in previsione dei mesi più freddi. La prospettiva di una nuova campagna contro centrali elettriche, reti di distribuzione e altre infrastrutture strategiche riporta così al centro della guerra la questione dell'energia. Negli ultimi anni gli attacchi russi hanno ripetutamente preso di mira la rete elettrica ucraina, con l'obiettivo di ridurre la capacità del Paese di garantire elettricità e riscaldamento alla popolazione. La nuova minaccia assume un peso ancora maggiore alla vigilia dell'inverno, quando il fabbisogno energetico aumenta e i danni alle infrastrutture possono avere conseguenze immediate sulla vita quotidiana di milioni di persone.

A rendere ancora più delicato il quadro è la situazione della centrale nucleare di Zaporizhzhia, la più grande centrale atomica dell'Ucraina e d’Europa, occupata dalle forze russe. L'impianto è da più di una settimana senza alimentazione elettrica esterna e sta facendo affidamento sui generatori diesel di emergenza per mantenere operative le funzioni essenziali di sicurezza.  Il direttore generale dell'Agenzia internazionale per l'energia atomica (Aiea), Rafael Grossi, ha lanciato un nuovo allarme: la centrale potrebbe rimanere completamente senza alimentazione elettrica entro circa dieci giorni se non verrà ripristinata la fornitura esterna oppure se non sarà consegnato ulteriore carburante diesel. La disponibilità di gasolio costituisce infatti una delle ultime linee di sicurezza dell'impianto in assenza della rete elettrica. La centrale non sta producendo energia, ma ha comunque bisogno di alimentazione per mantenere i sistemi necessari al raffreddamento dei reattori e del combustibile esaurito. Un prolungato isolamento dalla rete esterna, combinato con l'esaurimento delle riserve di diesel, aumenterebbe quindi in modo significativo i rischi per la sicurezza nucleare. L'Aiea continua a monitorare la situazione e insiste sulla necessità di ripristinare quanto prima una fonte di alimentazione esterna stabile.

Una crescente escalation

Il quadro che emerge è dunque quello di una nuova fase di forte escalation. La strage di Myla, i droni che incessantemente colpiscono Kyiv, gli incendi nei quartieri della capitale e l'annuncio russo di nuovi attacchi massicci contro l'energia si sommano all'allarme nucleare di Zaporizhzhia. Quattro fronti che si intrecciano mentre la guerra entra in una fase particolarmente delicata e mentre cresce il timore che le infrastrutture energetiche ucraine possano diventare nuovamente uno dei principali obiettivi della campagna militare russa.

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30 agosto 2026, 11:31