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Il momento della frana nella miniera d'oro Il momento della frana nella miniera d'oro

Centrafrica, tragedia in una miniera d’oro: oltre cento morti per una frana

Uno smottamento causato dalle forti piogge nell’ovest del Paese, al confine con il Camerun, ha provocato un drammatico numero di vittime destinato a salire. Il missionario Marcello Bartolomei denuncia le condizioni di sfruttamento selvaggio e la totale assenza di sicurezza nel sito

Valerio Palombaro – Città del Vaticano

Tragedia in una miniera d’oro artigianale nel villaggio centrafricano di Zamboye, a ridosso del confine con il Camerun. Una colata di terra e fango staccatasi da un costone della cava, anche a causa delle forti piogge di stagione, ha travolto martedì decine di persone nella miniera nell’ovest della Repubblica Centrafricana: il bilancio dei morti ha superato quota 100 e si teme possa salire ulteriormente. Organi di stampa camerunesi riferiscono che sarebbero stati estratti dal fango almeno 107 corpi senza vita, le operazioni di recupero sono rese difficili anche dalle incessanti precipitazioni. Secondo alcune testimonianze, che appaiono verosimili anche guardando i numerosi filmati della frana diffusi sui social media, un primo cedimento del terreno avrebbe attirato tanti abitanti e soccorritori; un secondo smottamento li avrebbe poi travolti a loro volta, aggravando in modo significativo il numero dei morti.

Il dramma dei giovani

Decine di persone risulterebbero ancora disperse. Mentre numerosi feriti sono stati portati all’ospedale di Baboua, la principale città della regione di Nana-Mambéré, distante circa 50 km. Molte delle vittime sono giovanissimi, in cerca di fortuna in queste miniere d’oro gestite da società straniere ma prive di adeguati controlli e regolamentazione. “Oggi ho incontrato una famiglia di uno di questi ragazzi che si chiamava Idriss e che è morto a 21 anni”, racconta ai media vaticani Marcello Bartolomei, missionario dei Carmelitani Scalzi nella diocesi di Bouar, da 44 anni in Repubblica Centrafricana. “Si sapeva molto bene — prosegue il missionario — che questo luogo non era assolutamente sicuro perché c’è una forma di sfruttamento selvaggio, senza criteri, senza assicurazioni e senza previdenze» e anche sottoposti, precisa, a condizioni di vita ‘indecenti’”. Secondo Bartolomei, “si parla di un grammo di oro che può costare 50.000 franchi”, e per questo “tanti giovani ragazzi, ma anche ragazze, abbandonano le loro case, le loro famiglie per diversi mesi, lasciano la scuola o il lavoro dei campi”, attirati dai guadagni più facili e mettendo la loro vita a rischio.

Ascolta il racconto del missionario Marcello Bartolomei

L’assenza di sicurezza

Queste tragedie, secondo il missionario, dovrebbero far prendere sul serio al governo di Bangui il tema della sicurezza nei siti minerari. “Questo dramma dello sfruttamento illegale dei minerali continua in diverse parti del Centrafrica e in modo particolare anche nella zona di Bouar dove viviamo, nel nord ovest del Paese”. Oltre alle miniere, lo sfruttamento senza limiti riguarda anche i grandi fiumi sempre per la ricerca dell’oro, precisa, “si distruggono i corsi d’acqua immettendo prodotti molto nocivi che fanno morire anche i pesci, e rendendo impossibile la pesca. Non solo, questi fiumi vengono anche deviati alterando l’ambiente. È un vero disastro”. Per i missionari, è il rammarico del religioso, non è “facile rispondere alla domanda su come fra fronte a tutto questo”, su come intervenire per poter difendere la vita umana.

“Non si tiene assolutamente conto delle necessità umane e della dignità umana – conclude Bartolomei – e quindi si lascia fare: questo richiede un ripensamento, una presa di coscienza e di responsabilità a livello nazionale per regolarizzare questi siti".

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20 agosto 2026, 15:51