Nigeria, nuova scia di sangue. Decine di morti nel Plateu
Stefano Leszczynski - Città del Vaticano
Almeno 26 persone sono state uccise nella notte tra lunedì e martedì nel villaggio di Bin-Per, nella circoscrizione di Mangu, nello Stato di Plateau, nel centro della Nigeria. Secondo le testimonianze raccolte dalle agenzie stampa, uomini armati di fucili e machete hanno fatto irruzione nella comunità mentre gli abitanti dormivano. L'ennesimo episodio di violenza in una regione da anni attraversata da sanguinosi conflitti tra comunità, alimentati soprattutto dalla contesa per la terra e per risorse sempre più scarse.
L'assalto nella notte
"Stavamo dormendo quando abbiamo sentito dei rumori e le persone del quartiere gridare", racconta Mathew Joseph, uno dei sopravvissuti. Affacciandosi alla finestra, l'uomo ha visto gli assalitori avvicinarsi alla sua abitazione ed è riuscito a fuggire prima del loro arrivo. Un altro residente, Muftwan Yamput, ha riferito che alcuni suoi vicini sono stati uccisi nelle proprie case. Un operatore locale della Croce Rossa ha confermato l'attacco senza fornire un bilancio, mentre la polizia non ha risposto nell'immediato alle richieste di commento. Oltre alle vittime, testimonianze locali riferiscono inoltre di diversi feriti e persone disperse.
Una regione segnata dai conflitti per la terra
Il Plateau è uno degli epicentri della violenza comunitaria che da tempo insanguina la cosiddetta Middle Belt, la fascia centrale della Nigeria. Qui gli allevatori nomadi, in gran parte musulmani di etnia fulani, e le comunità agricole sedentarie, molte delle quali cristiane, si contendono l'accesso alla terra e alle risorse. La pressione demografica e gli effetti dei cambiamenti climatici hanno aggravato la competizione per spazi sempre più limitati. A queste cause si aggiungono gli interessi legati alle risorse minerarie, le tensioni politiche ed economiche tra le comunità locali e quelle considerate provenienti dall'esterno e la radicalizzazione religiosa. La debole presenza delle forze dell'ordine in alcune aree contribuisce inoltre ad alimentare una spirale di attacchi e rappresaglie. L'assalto a Bin-Per arriva dopo l'uccisione, la scorsa settimana, di due allevatori della zona, cui sarebbe seguita una rappresaglia contro il vicino villaggio di Maitimbe, dove diverse abitazioni sono state incendiate. Le violenze nel Plateau sono state talvolta indicate come una forma di "persecuzione" contro i cristiani, una lettura respinta dal governo di Abuja e da ricercatori indipendenti, che sottolineano la complessità delle cause alla base degli scontri.
La strage nello Stato di Sokoto
La nuova strage nel centro della Nigeria si aggiunge alle violenze che nei giorni scorsi hanno investito il nord-ovest del Paese. Nello Stato di Sokoto almeno 32 persone sono state uccise da presunti banditi nella comunità di Ungushi, nell'area amministrativa di Kebbe.Secondo le testimonianze degli abitanti, l'attacco è cominciato venerdì, intorno alle 14.15, mentre la popolazione partecipava alla preghiera islamica del venerdì. Gli aggressori avrebbero lasciato le motociclette davanti alla moschea, disperso i fedeli e poi fatto irruzione nel centro abitato, uccidendo inizialmente cinque persone. Poco dopo sono tornati, questa volta arrivando da diverse direzioni e aprendo il fuoco contro gli abitanti. Molti hanno cercato riparo su una collina vicina. Secondo un sopravvissuto, gli assalitori hanno però rivolto le armi anche contro le persone che vi si erano rifugiate. Le violenze sono proseguite fino alle prime ore di sabato e sono riprese in mattinata, prima dell'arrivo delle forze di sicurezza. Solo domenica gli abitanti hanno potuto recuperare i corpi: 32 quelli sepolti, secondo le testimonianze raccolte. Gli abitanti sostengono inoltre che 13 aggressori siano rimasti uccisi durante la reazione della comunità.
Villaggi abbandonati e popolazione in fuga
Gli uomini armati hanno incendiato case e negozi, distrutto veicoli e raggiunto anche le comunità di Umbutu, Maikurhuna, Gwandi, Girkau e Zugu, dove avrebbero razziato bestiame e altri beni. La paura ha provocato un nuovo esodo verso centri considerati più sicuri negli Stati di Sokoto e Kebbi.Un abitante di Gwandi ha raccontato di aver trascorso due giorni nella boscaglia senza cibo dopo essere fuggito dal villaggio. «Sappiamo che il governo sta facendo degli sforzi, ma vogliamo che faccia di più perché possiamo tornare alle nostre case in sicurezza», ha affermato. L'esercito ha intanto rafforzato la propria presenza nella zona e i nuovi attacchi, secondo le autorità militari, sarebbero collegati al gruppo terroristico Lakurawa. Le forze armate hanno annunciato una riorganizzazione del dispositivo di sicurezza per impedire nuove infiltrazioni e proteggere le vulnerabili comunità di confine tra Sokoto e Kebbi. Dal Plateau al nord-ovest del Paese, la successione degli attacchi mostra ancora una volta la complessità della crisi della sicurezza nigeriana: conflitti comunitari, gruppi terroristici e bande armate si sovrappongono in territori dove a pagare il prezzo più alto resta la popolazione civile, costretta sempre più spesso ad abbandonare case, terre e mezzi di sostentamento.
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