Nigeria, strage di bambini nel naufragio a Sokoto
Vatican News
Erano soprattutto bambini. Stavano attraversando un fiume nello Stato di Sokoto, nel nord-ovest della Nigeria, per raggiungere insieme alle loro famiglie i campi di riso sull’altra sponda, quando l’imbarcazione sulla quale viaggiavano si è capovolta. Il bilancio del naufragio, avvenuto nel distretto di Goronyo, è salito ad almeno 51 morti. Nelle prime ore delle ricerche erano stati recuperati i corpi di circa 40 bambini. Secondo le testimonianze raccolte sul posto, il battello era sovraccarico ed è affondato appena un minuto dopo la partenza. I sommozzatori locali hanno continuato per ore a scandagliare il fiume, mentre nel villaggio di Gorau venivano già sepolte decine di vittime. La maggior parte dei passeggeri erano proprio donne e bambini, diretti verso i terreni agricoli per i lavori nei campi.
Il dramma dei bambini nigeriani
Una tragedia che riporta al centro la condizione dell’infanzia in un Paese dove i più piccoli continuano a pagare un prezzo altissimo anche alla persistente insicurezza. Proprio in queste ore, nello Stato nordorientale di Borno, le famiglie di circa 45 bambini rapiti quasi cento giorni fa sono scese in strada a Uba per chiedere al governo di riportarli a casa. Erano stati sequestrati il 15 maggio direttamente dalle loro aule a Mussa, una comunità ai margini della foresta di Sambisa, storica roccaforte dei gruppi jihadisti. Tra loro ci sono bambini piccolissimi: una madre attende ancora due figli di tre anni e mezzo e otto anni e mezzo. E il 29 giugno, nella vicina Lassa, altri 36 studenti e un insegnante sono stati rapiti e risultano tuttora prigionieri. Nonostante anni di operazioni militari abbiano indebolito Boko Haram e la sua diramazione legata allo Stato islamico, rapimenti e attacchi contro civili e scuole continuano a segnare il nord-est della Nigeria.
Il fronte politico interno
È anche su questo sfondo di insicurezza e profondo disagio sociale che la Nigeria entra nella campagna per le elezioni presidenziali del 16 gennaio 2027, aperta ufficialmente il 19 agosto. Il presidente, Bola Tinubu, punta alla rielezione dopo un mandato segnato dalle riforme economiche - dalla fine dei sussidi ai carburanti alla liberalizzazione del cambio della naira - ma anche dall’aumento del costo della vita e dalla persistenza delle violenze. Di fronte a lui un’opposizione affollata e frammentata, con 18 candidati, nella quale emergono soprattutto l’ex vicepresidente, Atiku Abubakar, e Peter Obi, protagonista nel 2023 di una forte mobilitazione dell’elettorato giovanile.
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