Un momento dell'incontro: "Il dolore, l'amicizia, la speranza" Un momento dell'incontro: "Il dolore, l'amicizia, la speranza"

Il Meeting di Rimini si apre nel segno di fraternità e speranza

La 47ma edizione della fiera prende il via con la testimonianza di Roseline Hamel, sorella di padre Jacques Hamel, e Nassera Kermiche, madre di uno degli attentatori del sacerdote. Le due donne hanno raccontato la loro sofferenza e la loro amicizia che le aiuta a camminare insieme pur nella sofferenza. Ha condotto il dialogo Bernhard Scholz, presidente Fondazione Meeting per l'amicizia fra i popoli, che ha introdotto la manifestazione sottolineando anche l'attesa di Papa Leone XIV

Eugenio Murrali - inviato a Rimini

Non può esistere amicizia fra i popoli se l’amicizia non parte dalle persone, dall’incontro significativo, anche quando sembra impossibile. Oggi, l’abbraccio inimmaginabile tra Roseline Hamel e Nassera Kermiche ha aperto la 47ma edizione del Meeting di Rimini restituendo, in queste due donne semplici e coraggiose, quanto ci indica il titolo del loro dialogo:  Il dolore, l’amicizia, la speranza. 

L'attesa di Papa Leone XIV

Quest’anno, però, come ha sottolineato Bernhard Scholz, presidente della Fondazione Meeting per l’amicizia fra i popoli, che ha introdotto la manifestazione e condotto l’evento nel grande e gremito Auditorium San Paolo, la fiera si apre nel segno dell’attesa di Papa Leone XIV, che arriverà domani: "Lo vogliamo accogliere nel miglior modo possibile perché possa incontrare tutto il popolo del Meeting", tra cui i tremila volontari. Il presidente ha inoltre fatto riferimento all’enciclica del Pontefice, Magnifica humanitas, che ha offerto ai temi della manifestazione approfondimento e un allargamento dell’orizzonte. L’evoluzione tecnologica sempre più pervasiva e contraddittoria, la frammentazione delle relazioni sociali, la conflittualità geopolitica, tutti punti che il documento papale e l’incontro  affrontano. "Il Papa ci chiede di sporcarci le mani nel cantiere del nostro tempo. Ed invita tutti a partecipare alla costruzione comune. A ciascuno il suo tratto di muro". Il presidente ha concluso la prolusione leggendo il messaggio del presidente della Repubblica italiana Sergio Mattarella.

Il messaggio di Mattarella

Nel suo messaggio al Meeting di Rimini, "appuntamento significativo", il presidente delle Repubblica italiana Sergio Mattarella nota come di fronte al "falso realismo che conduce all’inerzia, alla sfiducia, alla rassegnazione", a "guerre scellerate" – e mentre "ristrettissime oligarchie accumulano poteri superiori a quelli di molti Stati sovrani" – "l’amore che apre agli altri" sia "una forza interiore che assume una dimensione relazionale e, quindi, sociale, preziosa". Citando la Magnifica humanitas di Leone XIV, il presidente Mattarella invoca "un’umanità non chiusa dentro illusori muri e condannata all’egoismo, bensì aperta e sensibile alle ingiustizie e ai drammi di chi soffre, pronta a costruire ponti nuovi". Continua: "Si combattono guerre scellerate, crescono diseguaglianze mentre ristrettissime oligarchie accumulano poteri superiori a quelli di molti Stati sovrani". Ricorda che "solidarietà, amicizia sociale, gratuità dell’amore possono aprire orizzonti inediti alla politica, all’economia, alla vita civile" e chiede energie per "rifiutare l’omologazione, la passività, l’odio, l’avversione al diverso, allo straniero, per educare alla pace".

L'incontro

E il confronto tra le due protagoniste dell’apertura del Meeting si inscrive perfettamente nello spirito della manifestazione. 
Roseline è la sorella di padre Jacques Hamel, il sacerdote ottantacinquenne ucciso con violenza atroce subito dopo aver celebrato la messa nella sua chiesa di Saint-Étienne di Rouen il 26 luglio di dieci anni fa da due giovani radicalizzatisi sotto la cattiva stella del sedicente Stato Islamico, cui avevano giurato fedeltà poco prima dell’attentato. 
Nassera è la mamma di Adel, uno dei due assassini di padre Hamel, travolta anche lei, insieme al resto della famiglia, dalle scelte e dal gesto incomprensibile di un figlio che decide di votarsi al male, al terrorismo, e finisce ucciso dalle forze dell’ordine intervenute per salvare gli ostaggi. Vedere Roseline Hamel e Nassera dialogare su un palco, attraversare insieme  la loro sofferenza — Sorelle di dolore, come dice il titolo del libro scritto insieme al giornalista Samuel Lieven (Edizioni Ares e Libreria Editrice Vaticana) - è un’epifania, un’incarnazione delle possibilità del dialogo.

Il video dell'incontro "Il dolore, l'amicizia, la speranza"

Un tratto di strada insieme

"Quel giorno è stato un giorno che mai mi sarei aspettata", ha detto Roseline. Poco dopo le ha fatto eco Nassera che ha affermato: "È come se ci fosse crollato il cielo sulla testa". Queste due “sorelle” hanno raccontato, ognuna dal proprio punto di vista, le ore drammatiche dell’attentato e dei momenti successivi, ma soprattutto, hanno espresso con la loro testimonianza visibile il loro desiderio di percorrere insieme un tratto di strada.

Un cambiamento inatteso

Nassera è nata nel 1963, in Algeria. Quasi subito si trasferisce in Francia. La Normandia diventa presto la sua casa. Nel quartiere dove  ha vissuto tutti si mescolavano, cristiani o musulmani tutti avevano l’albero di Natale e festeggiavano l’Epifania con le galette des rois, una torta tipica d’oltralpe. Nella sua famiglia si osservavano anche le feste musulmane. Un’atmosfera di positivo scambio che secondo Nassera è durata fino agli anni Ottanta. Da quel momento in poi, molti giovani si sono chiusi in sé stessi, nelle proprie tradizioni. Non lei, che si è impegnata nel suo ruolo di animatrice e insegnante, non suo marito, non i suoi figli, che hanno studiato e si sono integrati nella società francese. Tutti tranne Adel, che ha intrapreso la via della radicalizzazione e ha tentato di andare in Siria, attivando l’azione della polizia francese,  tanto da dover indossare un braccialetto elettronico.

Quel 26 luglio di dieci anni fa

Roseline non ha avuto una vita facile. Quello che l’ha sempre aiutata è la sua fede cattolica, l’amore per figli e nipoti, il legame con suo fratello Jacques. Padre Jacques aveva per lei e per i nipoti una tenerezza profondissima, li ospitava, proprio come in quell’odioso 26 luglio 2016, nella sua canonica. Ci metteva un poco ad abituarsi alla presenza della sua famiglia, riservato come era, ma poi viveva come una grazia la loro presenza e dimostrava il suo affetto con attenzioni delicate. Quella volta, proprio il giorno prima aveva così insolitamente subito apostrofato i suoi cari appena arrivati: "Sono felicissimo che siate qui". 
Roseline nella vita ha affrontato tante difficoltà, trovando sempre in Jacques un alleato. Poi il terrorismo islamista gli ha tolto quella sua certezza. Ma non la fede e la forza di scovare sentieri inattesi della grazia, come l’amicizia con Nassera che oggi, e nel loro libro, ha raccontato al Meeting e al mondo.

Una ricerca di senso

Entrambe desideravano incontrarsi. Nassera aveva cercato Roseline per chiedere perdono, Roseline ha cercato Nassera per darle ancora di più e camminare insieme sulle strade del dolore. "Chi può soffrire più di me?" si è domandata Roseline dopo l’assassinio del fratello. Ha iniziato a dialogare con Dio, a chiedergli: "Dammi la via da seguire. Una via di vita che abbia un senso". E guardando la statua della Pietà della chiesa vicino a casa sua ad Armentières ha trovato la luce: "Vergine Maria, dammi la forza di andare avanti, di camminare sui passi di mio fratello come tu hai camminato sui passi di tuo figlio". Si è detta pensando a Nassera Kermiche: "Non posso lasciarla da sola, questa donna sta soffrendo più di me, devo intraprendere questo cammino". E quando le ha chiesto di poterla incontrare, Nassera ha risposto: "Signora, è da tempo che vi aspetto". 

Grazie per aver letto questo articolo. Se vuoi restare aggiornato ti invitiamo a iscriverti alla newsletter cliccando qui.

21 agosto 2026, 14:30