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Il fumo si alza in seguito a un attacco israeliano che ha colpito il villaggio di Biout es Sayed, in Libano, il 26 agosto scorso Il fumo si alza in seguito a un attacco israeliano che ha colpito il villaggio di Biout es Sayed, in Libano, il 26 agosto scorso  (AFP or licensors)

Medio Oriente, nuovi raid israeliani dal Libano alla Siria

Dal Libano alla Siria, intanto, prosegue il ritorno dei profughi siriani nel loro Paese. Questa mattina circa 120 persone hanno lasciato Beirut dirette oltre confine. Secondo i dati dell'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati, dall'inizio dei programmi di rimpatrio assistito sono quasi 84 mila i siriani rientrati dal Libano

Vatican News

Le alture di Ali al-Taher, Nabatieh, Zawtar Est, Mayfadoun, Mansouri, Serbine e Bani Hayyan: sono queste le località del sud del Libano colpite nelle ultime ore dagli attacchi israeliani. Questa mattina due ondate di raid hanno interessato la zona di Ali al-Taher, alla periferia orientale di Nabatieh, dove diversi missili hanno provocato forti esplosioni e sollevato dense colonne di fumo. Nella notte erano state bombardate anche le aree tra Zawtar Est e Mayfadoun. Ieri invece l'esercito israeliano aveva attaccato Mansouri, nel distretto di Tiro, Serbine, nel distretto di Bint Jbeil, e Bani Hayyan, nel distretto di Marjeyoun, dove sono state distrutte abitazioni e infrastrutture.

L'allarme delle Nazioni Unite

Prosegue così l'offensiva israeliana nel sud del Libano. Le Forze di difesa israeliane affermano di aver smantellato nelle ultime settimane oltre 400 siti di "infrastrutture terroristiche". Intanto, il Comitato delle Nazioni Unite per l'eliminazione della discriminazione razziale ha chiesto la cessazione immediata degli attacchi contro civili e beni civili, denunciando un bilancio di oltre 4.300 morti e 12.200 feriti dall'intensificazione delle operazioni militari israeliane dello scorso marzo. Gli esperti hanno espresso preoccupazione anche per i razzi lanciati da Hezbollah contro aree popolate in Israele. Sul fronte diplomatico, il presidente libanese, Joseph Aoun, nelle ultime ore ha comunque ribadito che per il Paese "non c'è altra opzione" se non il negoziato con Israele.

Dal Libano alla Siria

Dal Libano alla Siria, intanto, sta proseguendo il ritorno dei profughi siriani nel loro Paese. Questa mattina circa 120 persone hanno lasciato Beirut dirette oltre confine. Secondo i dati dell'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati, dall'inizio dei programmi di rimpatrio assistito sono quasi 84.000 i siriani rientrati dal Libano. Un movimento che accompagna la nuova fase politica del Paese, dove è stato appena annunciato lo scioglimento delle Forze democratiche siriane, la coalizione a guida curda, e la loro integrazione nell'apparato statale. Resta però anche qui aperto il fronte con Israele: nelle ultime ore soldati israeliani hanno fatto irruzione in un'abitazione nel villaggio di Taranja, a nord di Quneitra, sul versante siriano delle Alture del Golan, prima di ritirarsi dalla zona.

Rifugiati siriani si radunano a Beirut, in Libano, il 27 agosto, in attesa di tornare a casa
Rifugiati siriani si radunano a Beirut, in Libano, il 27 agosto, in attesa di tornare a casa   (ANSA)

La situazione a Gaza

E tesa continua ad essere la situazione anche nella Striscia di Gaza, dove il ministero della Salute ha riferito di altre cinque persone uccise nelle ultime 24 ore negli attacchi israeliani. Altre due persone sono morte per le ferite riportate in precedenza. Secondo le autorità sanitarie locali, dall'ottobre 2023 le vittime sono 73.438. Alle Nazioni Unite, il vice coordinatore speciale per il processo di pace in Medio Oriente, Ramiz Alakbarov, ha richiamato l'attenzione sulla persistente emergenza umanitaria: circa due terzi della Striscia rimangono inaccessibili o sottoposti a forti restrizioni e, con la fine dell'estate , migliaia di persone continuano a vivere nelle tende. L'Onu chiede un aumento degli aiuti, del carburante e dei materiali necessari per gli alloggi e il ripristino dei servizi essenziali. E, sempre secondo l’Onu, per la prima volta Hamas e le fazioni armate avrebbero concordato di consegnare le loro armi e di trasferire la piena autorità governativa, civile e di sicurezza, a una amministrazione transitoria riconosciuta dalle Nazioni Unite.


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27 agosto 2026, 09:36