Budapest, dal "Global Friendship" di Sant'Egidio arriva la voce dei giovani
Bianca Tombini - Città del Vaticano
Di fronte ai conflitti e alle crisi che devastano il mondo, i giovani cercano appigli per continuare a sperare, soprattutto in un futuro di pace. Testimonianza di questo anelito sono tutti i giovani, oltre mille, tra i 15 e i 25 anni, che fino a domani, 30 agosto, si ritrovano a Budapest chiamati dalla Comunità di Sant'Egidio. Sono i "Giovani per la pace" che prendono parte al Global Friendship, evento annuale fatto di incontri e dibattiti. Tra loro, Olya Makar, responsabile dei Giovani per la pace in Ucraina, e Paolo Stifano, membro della Comunità di Sant'Egidio a Roma, che hanno offerto la loro testimonianza ai media vaticani.
Un’occasione speciale
“Partecipare al Global Friendship è un'opportunità unica per conoscere tanti giovani che vengono da vari Paesi europei, che lavorano e che credono nella pace”, sottolinea Paolo Stifano, che danni prende parte all’evento della Comunità. Essere ragazzi in questi anni non è facile, e lui lo conferma: “Oggi viviamo in quella che, Andrea Riccardi, fondatore della Comunità di Sant'Egidio ha definito l'età della forza, ma ci sono invece dei ragazzi che vogliono la pace e la diplomazia”. A Budapest sono presenti anche ragazze e ragazzi che vivono su loro stessi le conseguenze dell’"età della forza". Si tratta dei giovani ucraini. Olya Makar viene dalla capitale Kiyv e racconta: “La mia città adesso vive una grande difficoltà perché ci sono i bombardamenti, e le persone non dormono mai per la paura”. Il Global Friendship è uno spazio di conforto e di cura per loro ma, soprattutto, offre uno spiraglio di luce alla fine del tunnel. “Quando vivi in un Paese in guerra smetti di sognare, il futuro sembra una cosa pericolosa – testimonia Makar - ma qui vediamo tanti giovani che vogliono cambiare i loro Paesi, le loro società, e questo ci dà grande fiducia e una nuova speranza”.
Non siamo soli
Non solo il Global Friendship crea momenti di riflessione e confronto, ma riesce anche ad unire ragazze e ragazzi, a metterli in contatto e a creare rapporti e connessioni che abbattono i confini nazionali. Come afferma il giovane romano: “Ogni volta mi porto a casa una sensazione meravigliosa, c'è tanta gente che vuole cambiare il mondo. Noi siamo il domani e non siamo soli, siamo parte di una generazione della pace che si impegna a costruire un futuro migliore”. L’importanza della solidarietà attraverso le frontiere è ben nota a Olya: “Abbiamo grande bisogno della pace in Ucraina, è il nostro sogno più grande, però non si può realizzare senza gli altri, senza l'aiuto del mondo, e sono sicura che ognuno possa fare qualcosa”.
La pace nel cuore dei ragazzi
Pace è una parola che per la giovane ucraina non ha nulla di astratto, ma riguarda concretamente la vita delle persone. L'impatto della guerra è devastante, testimonia Olya, "le persone non devono più morire, tutti devono poter restare nelle loro case e poter così costruire il futuro. Senza la pace non c'è niente”. Una visione condivisa da Paolo Stifano, che aggiunge al suo significato la dimensione quotidiana: “Pace è anche usare le parole giuste, abbandonare il linguaggio violento e aiutare chi è in difficoltà, perché la pace non si fa solamente nei grandi congressi internazionali, non la fanno solo i diplomatici e i politici”. È d’accordo anche la testimone ucraina, che osserva come i conflitti nascano dall’odio: “È necessario che l'odio e la violenza non si diffondano e che la gente viva guardando gli altri come fossero amici”.
Il "Global Friendship" restituisce la forza
Per i giovani ucraini, l’evento rappresenta anche un’occasione per ritrovare quella speranza che la guerra rischia ogni giorno di spegnere. “Vogliamo diventare più forti spiritualmente - conclude Olya Makar - per portare questa forza, questa speranza, ai tanti ragazzi che sono rimasti in Ucraina, ai tanti bambini che aiutiamo”. Dal centro dell’Europa arriva così una richiesta semplice ma radicale, affidata alla voce dei giovani e a quella di Paolo Stifano: “Vogliamo urlare: basta la guerra, dateci un futuro che può essere solamente un futuro di pace”.
Grazie per aver letto questo articolo. Se vuoi restare aggiornato ti invitiamo a iscriverti alla newsletter cliccando qui.