Gli alveari sopravvivono sui tetti di una Gaza distrutta Gli alveari sopravvivono sui tetti di una Gaza distrutta

Gaza, le api "sfollate" tra le macerie. Una storia di coraggio e di ripresa

L'apicoltore palestinese Ibrahim al Dabba gestisce 35 alveari salvati sul tetto di un edificio distrutto a Gaza City. Nonostante la produzione ridotta e le condizioni estreme, continua l'attività con il sostegno della famiglia, senza perdere la speranza

Valerio Palombaro – Città del Vaticano

Sul tetto di un edificio che si affaccia sulla devastazione di Gaza City, tra le macerie del quartiere di Tel al Hawa, ogni giorno va in scena una prova di resilienza e un paziente lavoro animato dalla speranza. L’apicoltore palestinese di 49 anni Ibrahim al Dabba, insieme ai suoi sette figli, si prende cura sapientemente dei suoi alveari “sfollati”.

Ibrahim sul tetto con uno dei figli e le loro api
Ibrahim sul tetto con uno dei figli e le loro api   (AFP or licensors)

Gli apicoltori di Gaza

La guerra ha inferto un duro colpo all’attività del capo della cooperativa degli apicoltori di Gaza, costringendolo a riprendere il suo lavoro sul tetto di un palazzo della città. Tra cemento, polvere e ferri arrugginiti. Le condizioni di lavoro non sono certo ottimali, ammette nei suoi racconti alle agenzie di stampa internazionali: «Le api hanno bisogno di alberi; noi alleviamo api tra le macerie». Prima del conflitto la cooperativa gestiva più di 40.000 alveari e 450 apicoltori, con circa un migliaio di famiglie che dipendevano da questa attività per il sostentamento.

Gli alveari sfollati di Gaza
Gli alveari sfollati di Gaza   (AFP or licensors)

Gli alveari 'sfollati’

Dei 400 alveari che aveva nei terreni agricoli a est di Gaza City, Ibrahim è riuscito a salvarne 35. Alveari “sfollati” gestiti da una famiglia sfollata a Gaza City ad attestare nuovamente la terribile condizione che, a dieci mesi dal fragile cessate-il-fuoco dell’ottobre 2025, accomuna ancora circa il 90 per cento degli abitanti della Striscia. Le api, che ora producono solo una minima parte del miele che producevano prima della guerra, «dovrebbero vivere al sicuro in un’area agricola adatta, ma oggi soffrono tanto quanto noi», si lamenta l’apicoltore palestinese parlando all’agenzia Afp. Ma anche le api coesistono e si adattano: «Ora vanno e vengono e si sentono a casa», racconta Ibrahim, auspicando tempi migliori segnati da pace e sicurezza. La ricostruzione è ancora un miraggio e, in base ai dati del Centro satellitare dell’Onu, nella Striscia di Gaza più dell’80 per cento degli edifici risulta danneggiato.

Ibrahim con uno dei figli
Ibrahim con uno dei figli   (AFP or licensors)

La speranza nella ripresa

Tra le molteplici insidie delle rovine di Gaza, mentre ancora sconta la carenza di attrezzature di lavoro adeguate, la famiglia al Dabba non perde la speranza. E guarda ai dati che attestano una lieve ripresa del settore. L’apicoltura a Gaza, che in gran parte veniva effettuata nelle zone boscose di confine ora controllate dai militari, si era fermata quasi totalmente con la guerra. Oggi gli alveari sono 3.000, 2.500 in più rispetto al minimo di soli 500 dell’inizio del conflitto, e circa 100 apicoltori sono tornati a produrre. Un piccolo segnale di speranza che va oltre i soli numeri e la produzione del miele. È una prova quotidiana di resistenza e di amore per il proprio lavoro tra le macerie della guerra: «Speriamo — conclude Ibrahim — che il bene e la possibilità di vivere in pace e sicurezza possano arrivare, come in altri Paesi».

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16 agosto 2026, 09:29